Riforma pensioni 2015 / Rizzetto: tra esodati e Quota 41, i “vuoti” ancora da sanare

- int. Walter Rizzetto

La riforma delle pensioni, dopo quanto fatto con la Legge di stabilità, non può dirsi completa, spiega WALTER RIZZETTO, che ci illustra dove occorre ancora lavorare

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Le pensioni non potranno diminuire neanche se la variazione dei prezzi sarà negativa. E’ una delle modifiche alla legge di stabilità introdotta dalla Camera dei Deputati. Tra gli emendamenti approvati anche quello che cancella la penalizzazione per chi è andato in pensione prima dei 62 anni. Grazie a Opzione Donna inoltre 32.800 lavoratrici potranno andare in pensione tra il 2016 e il 2018. Non si è riusciti però ad abolire il requisito di 57 anni e tre mesi per le lavoratrici dipendenti, introdotto in seguito all’indicizzazione all’aspettativa di vita. Ne abbiamo parlato con Walter Rizzetto, deputato, membro della commissione Lavoro, ex M5S e oggi nel movimento “Terra nostra – Italiani con Giorgia Meloni”.

Onorevole, com’è il bilancio per pensioni e previdenza di questa legge di stabilità? Non sono né soddisfatto né insoddisfatto, tanto la maggioranza quanto la minoranza Pd hanno fatto solo il loro dovere. Hanno fatto cioè quanto avevano annunciato, soprattutto da parte della minoranza Pd che è ben rappresentata in commissione Lavoro.

Su che cosa non è soddisfatto? Non mi ritengo soddisfatto per quanto riguarda il nodo esodati, che per l’ennesima volta non è stato risolto in modo definitivo. Inoltre non mi sento soddisfatto per quanto riguarda i cosiddetti “quindicenni” della riforma Amato del ’92. Lo stesso vale per quanto riguarda i precoci e “Quota 41”.

Che cosa ne pensa della soluzione individuata per Opzione Donna? Su Opzione Donna è stato confermato quanto effettivamente si era riusciti a fare in commissione Lavoro, cioè dare la possibilità a queste persone di andare in pensione con una quantificazione. In tutto 36mila donne potranno andare in pensione tra i 57 e i 58 anni, con una spesa prevista da Inps e Ragioneria di stato intorno ai 2,5 miliardi.

Si poteva fare di più? Sì. Non siamo riusciti a risolvere completamente il problema, poiché non è stata portata avanti la totalizzazione né tantomeno è stata data una risposta definitiva per quanto riguarda l’ultimo trimestre. Quest’ultimo sarà ridefinito di anno in anno se ci saranno degli avanzi in termini economici. Lo ritengo comunque un passaggio interessante.

Per quali motivi? Il ministero dell’Economia era venuto più volte in commissione a riferire che i cosiddetti avanzi in termini di manovra sarebbero stati destinati ad altri provvedimenti. Almeno su questo siamo riusciti a farcela, nel senso che se ci saranno degli avanzi resteranno a disposizione per Opzione Donna. Su questo siamo abbastanza contenti, ma non è sufficiente.

Che cosa ne pensa della scelta di anticipare l’innalzamento della No Tax Area?

Questa era una mia proposta. E’ una cosa sicuramente buona, che dà un po’ di respiro anche alle persone che hanno delle pensioni basse. Ci sono degli altri passaggi che invece mi hanno particolarmente deluso.

 

Quali?

In particolare la scelta di non fare nulla per i lavori usuranti. Ci sono categorie più usurate di altre. Un conto è fare il magistrato, un altro è fare il camionista o il muratore. Il fondo per quanto riguarda i lavori usuranti è stato però completamente prosciugato.

 

Lei che cosa propone?

La via interessante da percorrere è che cercheremo di definire entro la primavera una serie di categorie, per cercare di capire se siano più o meno usuranti. Bisogna quindi categorizzare i lavori. E’ un percorso ampio, ma non vorrei che tutto finisse coperto con la cosiddetta “flessibilità in uscita”.

 

E’ contrario alla flessibilità?

Niente affatto, ma la flessibilità non può essere la panacea di tutti i mali. Se anche ci si arrivasse, non per questo tutte le categorie devono essere considerate allo stesso livello. Non vorrei che succedesse questo per gli edili, gli esodati, i quindicenni o i precoci. Cercheremo quindi di studiare bene la questione in commissione e di fare il nostro lavoro d’opposizione.

 

(Pietro Vernizzi)

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