Riforma pensioni 2015: Il “contrasto di interessi” che può aiutare gli italiani

- int. Alberto Brambilla

Per ALBERTO BRAMBILLA, il governo, oltre a minimi interventi di riforma delle pensioni, deve introdurre il “contrasto di interessi”, così da recuperare contributi evasi

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«Su 16,3 milioni di pensionati, ce ne sono 8,2 milioni che non pagano un solo euro di tasse. È questo il vero dato su cui dobbiamo riflettere se vogliamo affrontare i problemi del sistema previdenziale in Italia». Lo rimarca Alberto Brambilla, esperto di pensioni ed ex sottosegretario al Welfare dal 2001 al 2005. Il presidente del Consiglio Renzi nei giorni scorsi ha presentato un piano di tagli delle tasse da 50 miliardi di euro per i prossimi tre anni, che comprende anche interventi sulle pensioni per il 2018. In molti parlano della necessità di forme di flessibilità pensionistica, anche per venire incontro agli over 55 che perdono il lavoro. Le stesse proposte del presidente Inps, Tito Boeri, vanno in questa direzione.

Quali sono gli interventi sulle pensioni che Renzi ha in mente di fare nel 2018?

Renzi ha annunciato un alleggerimento del carico fiscale sulle pensioni, e non un intervento sulla flessibilità. Per ridurre gli scaglioni dal 23% al 20% e dal 38% al 35% è ipotizzato un costo di circa 25-27 miliardi di euro.

Lei ritiene che sia giunto il momento di una riforma della previdenza?

Sulle pensioni in questo momento si può fare poco. È possibile correggere le eccessive rigidità della legge Monti-Fornero e fare una settima salvaguardia sugli esodati. È possibile inoltre riverificare il contributo di solidarietà e la deindicizzazione, per evitare che un intervento del governo porti a ulteriori cause, e che quindi la Corte costituzionale si debba di nuovo esprimere su questo punto.

Lei condivide la proposta del governo di ridurre il carico fiscale per i pensionati?

No, io ho un’idea diversa dell’aiuto che si può dare agli anziani. Dobbiamo tenere conto innanzitutto di un dato: su 16,3 milioni di pensionati, ce ne sono 8,2 milioni che non pagano un solo euro di tasse. Tutti i pensionati con le maggiorazioni sociali, l’integrazione al minimo e la pensione sociale non versano nulla. Ci sarebbe da chiedersi come mai in un Paese normale la metà dei pensionati non è riuscita ad avere una pensione normale. O l’Italia è un Paese in via di sviluppo, o questa è la riprova del fatto che c’è un’evasione fiscale enorme.

Su quali categorie si concentra questa evasione fiscale?

In Italia abbiamo quasi 8 milioni di lavoratori autonomi. Tra questi solo 2,9 milioni hanno una dichiarazione positiva in termini di Irpef, di cui 1 milione vive con meno di 500 euro al mese.

È pensabile un Paese così?

Se non si affronta questa situazione, è assolutamente inutile qualsiasi altro intervento.

Quindi il problema sono quegli 8 milioni di artigiani?

Sì, o meglio il problema è il sistema in cui questi si trovano a operare. Questi 8 milioni di lavoratori forniscono a 24 milioni di famiglie servizi finali: idraulica, elettrica, pavimenti, tende, nonché la manutenzione ordinaria e straordinaria di macchine, moto e biciclette. Il 90% di questi lavori sono in nero.

La colpa è solo degli artigiani?

Non intendo dire questo. Un lavoratore dipendente che prende 1.600 euro lordi, cioé 1.250 euro netti al mese, se chiede un intervento dell’idraulico con il carico Iva deve pagare 1.220 euro, mentre in nero se la può cavare con 850 euro. E la conseguenza è che non c’è un solo italiano disposto a togliere il pane di bocca ai suoi figli per pagare l’Iva.

 

Serve la mano pesante contro l’evasione fiscale?

Non è questa la soluzione. C’è un fatto che non hanno capito i governi italiani degli ultimi 25 anni: non ci si può illudere di sconfiggere il fenomeno dell’evasione aumentando i finanzieri, proibendo i pagamenti in contante e andando a guardare nei conti correnti. Più si insiste sulla “repressione”, più si sviluppano gli anticorpi del sommerso.

 

E quindi che cosa bisogna fare?

Se Renzi vuole aiutare realmente i pensionati e le famiglie, deve introdurre il “contrasto di interessi”.

 

Di che cosa si tratta?

Un contribuente fa 5mila euro di spese l’anno, si fa dare gli scontrini o le fatture e porta quella somma in detrazione. Con un’aliquota media del 25% ha dunque una deduzione dalle tasse per 1.250 euro.

 

Ma lo Stato perderebbe 1.250 euro di tasse?

No, perché la somma detratta dalla dichiarazione del cliente dell’idraulico è pagata sotto forma di tasse dall’idraulico stesso. Introducendo il “contrasto d’interessi”, il governo incasserebbe 20 miliardi di contributi sociali attualmente evasi.

 

L’intervento sulle aliquote Irpef annunciato da Renzi è comunque positivo?

Sì. Se l’aliquota fiscale passa dal 45% al 40% è indubbiamente un passo avanti positivo, perché il cittadino onesto che paga le tasse può tirare il fiato. Se Renzi però pensa di poter ridurre le imposte ai redditi bassi o medio-bassi senza introdurre il “contrasto di interessi”, si sbaglia di grosso.

 

(Pietro Vernizzi)

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