PIL E LAVORO/ La frenata di Milano che deve preoccupare la politica

I dati sul mercato del lavoro della Città metropolitana di Milano possono essere molto utili per la politica, visto che riguardano un’area dinamica del Paese

14.12.2018 - Massimo Ferlini
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Lapresse

È stato presentato in questi giorni il rapporto sul mercato del lavoroopera della Città metropolitana di Milano. La Collana editoriale su lavoro e politiche sociali curata da Afol metropolitana ha così ripreso e rilanciato la pubblicazione annuale lanciata dalla provincia di Milano ormai più di 15 anni fa. È un rilancio perché allegato al progetto editoriale si dà vita a un’elaborazione trimestrale o annuale dei dati divisi per territorio comunale. Si vuole così sostenere la possibilità per gli amministratori di conoscere la situazione del mercato del lavoro nel loro comune e l’efficacia dei servizi al lavoro territoriali nel sostenere disoccupati locali nel cercare una nuova occupazione. È il modo operativo di Afol metropolitana di dare nuovi servizi territoriali, aprendo la rete di servizi alla collaborazione delle amministrazioni comunali.

Finito il processo di aggregazione delle Afol territoriali, Afol metropolitana, forte dell’integrazione dei servizi al lavoro con la formazione professionale e l’orientamento, si propone come punto di riferimento per il sistema occupazionale facendo rete con gli operatori privati, ma anche chiamando le amministrazioni comunali a intervenire nelle politiche territoriali finalizzate ad aumentare le opportunità occupazionali per i propri cittadini.

Il rapporto presentato si basa sui dati amministrativi gestiti dai Centri per l’impiego. Dai dati delle comunicazioni obbligatorie esce una fotografia dettagliata dei movimenti annuali registrati sul mercato del lavoro. Sono i dati più utili anche per programmare le politiche attive del lavoro finalizzate all’inserimento lavorativo.

Un capitolo che per la prima volta affronta l’analisi dell’efficacia dei servizi al lavoro nell’area metropolitana milanese certifica come il sistema lombardo di sostegno ai disoccupati sia ormai una politica sociale affermata e riconosciuta. I dati riguardano il 2017 e i primi 10 mesi del 2018 per quanto riguarda l’andamento occupazionale. Per l’analisi di Dul, Dote unica lavoro (le politiche attive del lavoro di Regione Lombardia) sono invece riferiti al 2016 e 2017. La ragione è che in questo modo si sono potuti valutare i servizi conclusi anche nei mesi iniziali del 2018.

I servizi hanno interessato 38.533 persone. Come noto, i disoccupati sono suddivisi in tre gruppi con riferimento alla “occupabilità” di ciascuno e un ulteriore gruppo dove vi sono disoccupati che presentano anche problematiche sociali aggiuntive che rendono più difficile una ricollocazione lavorativa. Il sistema ha dato risultati in linea con quelli dei paesi dove vi sono modelli di politiche attive del lavoro simili. Il 28% delle persone prese in carico ha avuto un contratto lavorativo di oltre 6 mesi (obiettivo minimo previsto dal programma). Il 46% ha avuto invece esperienze lavorative sotto i 6 mesi di durata. Complessivamente, il 70% ha avuto modo di “rimettersi al lavoro” uscendo dalla solitudine in cui la disoccupazione relega molte persone senza dare modo di recuperare fiducia nei servizi e in se stessi.

Afol metropolitana registra un grado di efficacia molto buono, arriva subito dopo i risultati delle prime Agenzie per il lavoro privato. È prima nella ricollocazione delle categorie di disoccupati più “difficili” grazie alla capacità di fare rete nella collaborazione anche con agenzie private territorialmente ben inserite. È però l’unica esperienza pubblica lombarda che presenta questa capacità. Gli altri Centri per l’impiego hanno ruoli marginali nelle politiche attive e sono tuttora oberati dai compiti amministrativi senza riuscire a esercitare un ruolo propositivo nei servizi di inserimento lavorativo.

Questi risultati sono stati possibili anche perché il mercato del lavoro milanese ha proseguito con tassi di crescita significativi. Il dato degli occupati è tornato sopra quello del 2008, anno di inizio della crisi da cui non siamo però ancora usciti. Anche nel 2018 la domanda di lavoro delle imprese è cresciuta a tassi superiori al 6% e le aziende che hanno fatto assunzioni sono il 6,8% in più dell’anno precedente. A fronte di questi dati positivi, il rapporto mette però in guardia perché l’andamento della ripresa pare oggi in frenata. I dati di crescita non sono infatti molto alti nel primo semestre del 2018, mentre mostrano un forte calo (pur rimanendo positivi) nel quadrimestre luglio-ottobre.

Per quanto riguarda la domanda di lavoro cresce al 10% fino a giugno e crolla a +0,4% negli ultimi mesi. I neoassunti crescono a un tasso del 10,3% fino a giugno e solo del 4,2% negli ultimi mesi. Pesano qui due conseguenze. In primo luogo il calo registrato nel settore delle esportazioni per il contrarsi del commercio estero cui non ha fatto da contraltare una ripresa della domanda intensa dei consumi. A ciò si è aggiunta la confusione creata dal Decreto dignità sui contratti a termine. In particolare negli ultimi mesi si sono dimezzati i lavoratori in somministrazione. Crescono contratti a tempo indeterminato e apprendistati. Ma sono numeri ancora bassi per incidere su oltre l’80% dei contratti che sono ancora a termine e che vedono crescere anche il part-time involontario che è giunto a circa il 35%.

Abbiamo quindi un quadro ancora positivo. L’area milanese si differenzia dal resto della regione e del Paese. La crescita però è oggi in difficoltà, chiede il sostegno di politiche di sviluppo, altrimenti resta una “ripresa flessibile” che può ripiegarsi invece di dare nuova stabilità di crescita.

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