I NUMERI/ Il rebus dei posti di lavoro vacanti

Non si parla molto di lavoro in questa campagna elettorale. Gli ultimi dati invece ci dicono che resta il problema dei posti vacanti. GIANCAMILLO PALMERINI

14.02.2018 - Giancamillo Palmerini
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Tra venti giorni, finalmente, gli italiani saranno chiamati a votare per scegliere, si spera, chi li governerà per (auspicabilmente) i prossimi 5 anni. In questa lunga, ed estenuante, campagna elettorale sembra essere, almeno finora, meno centrale, a differenza che nel più recente passato, il tema del lavoro a scapito di terreni di scontro diversi, e per certi aspetti nuovi, quali, principalmente, sicurezza e immigrazione.

Nonostante tutto è sempre utile cercare di capire quale sia lo stato di salute del mercato del lavoro di questa nostra Italia che va al voto. Interessante, in questo quadro, è la pubblicazione (risalente a ieri) delle stime, per quanto preliminari, del tasso di posti vacanti nelle imprese dell’industria e dei servizi. Nel quarto trimestre 2017 questo dato, per il complesso delle attività economiche considerate, è pari all’1,0%, stabile rispetto al trimestre precedente. L’indicatore rimane, più nel dettaglio, stabile anche nell’industria allo 0,9%, mentre decresce di 0,1 punti percentuali nei servizi, attestandosi all’1,0%.

Ma cosa rappresenta, in buona sostanza, quest’indicatore statistico? I posti vacanti misurano, nello specifico, le ricerche di personale che nel momento in cui viene fatta la rilevazione sono già iniziate ma non sono ancora concluse. Sono, sostanzialmente, quei posti di lavoro retribuiti che siano nuovi o già esistenti, purché liberi o in procinto di diventarli, per i quali il datore di lavoro cerchi attivamente, al di fuori dell’impresa interessata, uno o più candidati adatti e per i quali sia disposto a fare anche ulteriori, e supplementari, sforzi per trovarli. Potremmo dire, insomma, per semplificare, che questo dato rappresenta quei posti di lavoro disponibili, ma per i quali le imprese hanno (in molti casi estrema) difficoltà a trovare persone disponibili e, ovviamente, competenti.

Per un’analisi più corretta sarebbe opportuno avere anche uno studio approfondito, e di dettaglio, sui profili professionali specifici che non si trovano sul mercato del lavoro nostrano e per i quali, ad esempio, potrebbe essere utile predisporre un’offerta formativa adeguata e di qualità o che potrebbero essere cercati, nel rispetto delle regole che governano i fenomeni migratori, anche all’estero.

Siamo, tuttavia, certi che in Italia non mancano, sicuramente, le estetiste, i laureati (possibilmente disoccupati), i casi umani, il pubblico in studio, i cuochi stellati, le influencer e i cantautori, ma che vivono, è opportuno precisare, solo grazie ai soldi del poker, come ci hanno ricordato dal palco di Sanremo, con intelligenza e ironia, i ragazzi dello Stato Sociale.

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