Riforma pensioni 2018/ Quota 40, il rilancio arriva da Maroni (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni 2018, ultime notizie. Roberto Maroni rilancia Quota 40 parlando a Capalbio. Tutte le novità e le news sui principali temi previdenziali

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MARONI RILANCIA QUOTA 40

Ospite di Capalbio Libri, Roberto Maroni ha dato un giudizio anche sull’operato del Governo e ha ricordato come sia “una cosa buona e giusta” abolire la Legge Fornero come Lega e Movimento 5 Stelle hanno messo per iscritto nel contratto di Governo. “Servono tanti soldi, una copertura rilevante, ma va fatta e mi auguro che il Governo la faccia”, ha detto, secondo quanto riporta ilgiunco.net, l’ex ministro, specificando anche che “è giusto che chi lavora per 40 anni possa andare in pensione senza vedersi costretto a rimanere”. Dunque per Maroni sarebbe persino da varare una Quota 40, piuttosto che una Quota 41. L’ex Presidente della Lombardia ha anche detto di seguire la politica da militante e di essere ancora leghista. “Qualcuno mi dice di tornare, ma io ho deciso di cambiare vita. Non ho più intenzione di ricoprire ruoli istituzionali”, ha aggiunto.

I SINDACATI DIMENTICANO GLI ESODATI

Cgil, Cisl e Uil, attraverso i loro Segretari Confederali, hanno chiesto a Luigi Di Maio un incontro per parlare di riforma delle pensioni. Tra i tanti temi ritenuti urgenti su cui intervenire non è citata però la nona salvaguardia degli esodati. Se ne è accorta Elide Alboni, che sulla pagina Facebook del Comitato esodati licenziati e cessati ha quindi scritto: “Continuiamo ad essere basiti che la nona salvaguardia ovvero la fine con equità del più grosso errore della riforma Fornero venga costantemente posposta a chi giustamente chiede flessibilità ma, buon dio, ha qualcosa da mettere nel piatto mentre 6000 famiglie ormai con sempre maggiore difficoltà. Allora a Roberto Ghiselli a Domenico Proietti e #Ganga diciamo ottimo tutto per le flessibilità ma la #PRIORITÀ è finire il calvario degli esodati anteFornero. Grazie”.

I SINDACATI SCRIVONO A DI MAIO

Roberto Ghiselli, Ignazio Ganga e Domenico Proietti hanno scritto una lettera a Luigi Di Maio per chiedere “un incontro al fine di poter discutere della previdenza, argomento complesso e, soprattutto in questa fase, molto sentito sia dalle persone che rappresentiamo che da tutti i cittadini”. In effetti di riforma delle pensioni si è parlato e si parla molto nelle ultime settimane. Cgil, Cisl e Uil, attraverso i loro segretari confederali, chiedono un confronto su alcune tematiche precise e urgenti, come la “situazione relativa alla gestione dell’Ape sociale e degli interventi a favore dei lavoratori precoci” e la “gestione della norma relativa ai lavori gravosi, la cui individuazione ha un impatto non solo sulla gestione dell’Ape sociale e degli interventi per i lavoratori precoci, ma anche sull’esonero dell’aumento dell’età pensionabile previsto per il 2019”. I sindacalisti chiedono anche l’avvio dei lavori delle Commissioni istituite riguardanti i temi della speranza di vita e della separazione tra spesa previdenziale e assistenziale.

LA PREOCCUPAZIONE DEGLI INVESTITORI ESTERI

C’è una certa preoccupazione tra gli investitori esteri sull’Italia. Lo mette in evidenza Guido Rosa, presidente dell’Associazione delle banche estere che operano in Italia, in un’intervista al Corriere della Sera, nella quale si parla anche di riforma delle pensioni. Viene infatti evidenziato che Luigi Di Maio ha parlato di una Legge di bilancio che conterrà la flat tax, il reddito di cittadinanza e l’abolizione della Legge Fornero. “Io non contesto il valore politico economico di flat tax o Legge Fornero. L’importante è che siano scelte compatibili con i vincoli di bilancio. Oggi gli investitori esteri hanno in mano poco più di un terzo del debito pubblico italiano, se venissimo declassati, non solo i nostri titoli non li comprerà più la Bce, ma nemmeno gli stranieri”, è quanto il Presidente dell’Aibe mette in rilievo. Resta da capire quale potrebbe essere un intervento sulle pensioni “compatibile con i vincoli di bilancio” e con le promesse elettorali di Lega e M5s.

I SOLDI CHE IL GOVERNO DOVREBBE RECUPERARE

Paolo Barnard evidenza come da parte degli esponenti del Movimento 5 Stelle al Governo, in particolare i ministri Di Maio e Toninelli, recentemente siano arrivati toni trionfali per essere riusciti a operare tagli di spesa, tra vitalizi degli ex parlamentari e rescissione del leasing sul cosiddetto Air Force Renzi, per poco meno di 150 milioni di euro. Tutto questo quando ci sono impegni di spesa, per rispettare le promesse elettorale, tra cui la riforma delle pensioni, che ammontano a diversi miliardi di euro. Dal suo punto di vista l’esecutivo dovrebbe ricordarsi che ci sono ingenti risorse pubbliche italiane impegnate nel Meccanismo europeo di stabilità, il vecchio Fondo salva-Stati europeo. In particolare ci sono più di 14 miliardi di euro già versati, oltre a impegni finanziari per più di 125 miliardi nel caso di gravi crisi che richiedano di alimentare il fondo. Soldi che per Barnard il Governo dovrebbe riprendere per destinarli al risanamento dell’economia italiana.

RIFORMA PENSIONI E QUOTA 100: IL PROBLEMA DI PRECOCI ED ESODATI

Il tempo passa e per il Governo si fa più vicino l’appuntamento con la Legge di bilancio. Come spiega Il Sole 24 Ore, si parte già da una base di 22 miliardi di euro, senza considerare gli interventi più importanti del contratto di Governo che, secondo le previsioni e le dichiarazioni degli esponenti della maggioranza, dovrebbero entrare nella manovra: la flat tax, il reddito di cittadinanza e la riforma delle pensioni. Quest’ultima dovrebbe concretizzarsi nell’introduzione di Quota 100, con un paletto riguardante l’età minima per il pensionamento, pari a 64 anni. Sembra infatti che questa sia l’opzione “meno costosa” per smantellare la Legge Fornero, magari anche con un calcolo non pienamente retributivo dell’assegno. Considerando però che non verrebbe finanziata l’Ape social, di fatto l’età minima per il pensionamento passerebbe da 63 anni (per alcune categorie) a 64 (per tutti).

Non ci sarebbe però più per nessuno la possibilità di accedere alla pensione con 41 anni di anzianità contributiva. A meno che il Governo non vari anche la Quota 41, tema caro ai lavoratori precoci di cui però non si parla più. C’è intanto chi ricorda che proprio alla fine luglio di due anni fa veniva incardinata l’ottava salvaguardia degli esodati, mentre ora nessuno nell’esecutivo sembra volersi dare da fare per introdurre la nona, che permetterebbe di risolvere il problema di circa 6.000 persone, rimaste senza lavoro e lontani dalla pensione. Elide Alboni, dalla pagina Facebook del Comitato esodati licenziati e cessati, torna quindi a chiedere che venga varato subito un decreto, senza attendere la Legge di bilancio.

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