PIL E LAVORO/ La scommessa della Romania che può aiutare anche noi

- Giancamillo Palmerini

Dal 1° gennaio è iniziato il semestre di Presidenza dell’Ue della Romania, Paese che economicamente sta vivendo un buon periodo

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LaPresse

L’Unione europea si trova, almeno secondo i dati in possesso della Commissione, nel suo sesto anno consecutivo di ripresa economica. Questo crea, o potrebbe farlo, una finestra di opportunità per consolidare la riforma del mercato unico nella prospettiva di rafforzare ulteriormente la crescita e la competitività del nostro continente.

In questo quadro il primo gennaio è diventata presidente di turno dell’Unione, per la prima volta nella sua storia, la Romania, tornata, dopo la rivoluzione dell’89, in Europa. È opportuno sottolineare, in questo quadro, come l’economia romena sia cresciuta nel primo semestre del 2018 del 4,2%. L’ anno precedente la crescita era stata del 6,9 %, rispetto al 2016, il più grande progresso registrato dal 2008 a oggi, anno in cui l’economia della Romania è cresciuta del 7,1%, in termini reali, rispetto al 2007.

A giugno 2018, inoltre, il tasso di disoccupazione è stato pari al 4,5%, in diminuzione dello 0,1% rispetto al mese precedente. Il tasso di disoccupazione maschile ha superato di 0,9 punti percentuali quello femminile (rispettivamente 4,9% quello maschile e 4% quello femminile). Il numero dei disoccupati tra i 15 e i 74 anni è pari a 404 mila registrando, anche in questo caso, un indice in diminuzione rispetto al mese precedente (413 mila persone) e al mese di giugno 2017 (455 mila persone). I disoccupati di età compresa tra i 25 e i 74 anni rappresentano, in particolare, il 74,3% del totale stimato dei disoccupati registrati nel mese di giugno 2018.

Ciò premesso, quali saranno le priorità su cui focalizzerà la sua azione il governo di Bucarest durante la sua presidenza semestrale? Prima di tutto si ritiene opportuno promuovere un clima favorevole all’imprenditorialità e alla creazione di posti di lavoro che è ritenuto fondamentale per aiutare le imprese a crescere. Si sottolinea, in particolare, che se l’Europa dà segni di crescita, molto lo si deve alle Pmi, che generano molta occupazione per i giovani ma non solo. Si ritiene, quindi, opportuno proporre l’adozione di una nuova legislazione che partendo dal principio “Small First” si ponga l’obiettivo di promuovere con particolare attenzione gli interessi delle Pmi.

Allo stesso tempo Bucarest valuta necessario mettere in campo uno sforzo costante, e ulteriore, per reintegrare i disoccupati di lungo periodo, aiutare i giovani a sviluppare le competenze ai tempi che stiamo vivendo e aumentare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

Nei prossimi mesi, insomma, l’Europa, seppure coinvolta in una difficile campagna elettorale, dovrebbe provare, anche, a riflettere sugli stimoli che la Romania, un Paese certamente in crescita pur tra mille contraddizioni, sarà in grado di offrire al dibattito sul futuro del nostro continente a partire dai temi del lavoro e dello sviluppo.

La lezione rumena potrebbe, alla fine, essere utile anche all’Italia che, peraltro, ormai da molti (troppi) anni è ben lontana dal registrare i dati di crescita del Paese dei Carpazi e di Dracula, nonché di molti uomini e donne che negli ultimi decenni sono venuti nel “Bel Paese” per vivere il loro sogno (promesso?) italiano.

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