Quota 100 e Riforma pensioni/ Le mancate risposte del decreto per Camusso (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Susanna Camusso ha parlato della manovra varata dal Governo e, naturalmente, anche della riforma delle pensioni con Quota 100

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(LaPresse)

LE MANCATE RISPOSTE DI QUOTA 100

La Cgil sta vivendo il suo momento congressuale e Susanna Camusso, nel suo intervento, ha voluto parlare anche della manovra varata dal Governo e, naturalmente, anche della riforma delle pensioni con Quota 100. Secondo quanto riporta movimentoitalia.it, la Segretaria generale uscente della Cgil ha evidenziato che il provvedimento “non parla ai giovani, Quota 100, gioia per chi si è visto prolungare di anni il lavoro, non è il superamento della Fornero e non affronta le precarietà e la pensione di garanzia, non dà risposte alle lavoratrici, non si interroga sulla flessibilità in uscita per i lavori discontinui e gravosi e si potrebbe proseguire. Apre mille interrogativi su nome che prevedono uscite, ma nella Pa non prevedono entrate. E ancora una volta fa cassa sulle pensioni bloccando la perequazione”. In generale il giudizio non è positivo nemmeno sulla manovra, che per Camusso “ci indebita drammaticamente, 53 miliardi, per i prossimi due anni; non ha priorità e risorse per gli investimenti nel 2019, anzi paralizza quelli in essere, e cancella le prospettive almeno per il 2020 e 2021”.

LA CRITICA DI ROMANO PRODI

Anche Romano Prodi commenta la riforma delle pensioni con Quota 100 e la manovra approvata dal Governo e dal Parlamento. “Se si affronta il problema delle pensioni pensando solo all’oggi siamo degli sciagurati”, ha detto in occasione della presentazione a Bologna del libro del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, “Anni difficili. Dalla crisi finanziaria alle nuove sfide per l’economia”. Secondo l’ex presidente del Consiglio, “il pensare a breve termine, cioè il pensare alle elezioni successive ha fatto in modo che il sistema democratico venisse reputato di essere incapace di affrontare i grandi problemi”. Stando a quanto riporta Askanews, Prodi ha evidenziato che la manovra finanziaria “guarda a breve termine e cerca di accontentare a breve termine. Ma il Paese deve vivere a lungo”. Tuttavia ha riconosciuto che questo “problema non è solo italiano, ma dei sistemi democratici in generale”, visto che “tutti i politici pensano alle elezioni, mentre i problemi da affrontare sono le pensioni, la scuola e la sanità, cose che danno frutto dopo cinque anni se non dopo dieci”.

FURLAN: CONFRONTO DEVE RIPRENDERE

Annamaria Furlan, dal Consiglio generale della Cisl Emilia Romagna, torna a parlare della riforma delle pensioni appena varata dal Governo, spiegando che “Quota 100 rappresenta sicuramente un’opportunità in più per alcuni lavoratori, ma ci sono tante categorie che rimangono assolutamente escluse, in modo particolare le donne ed i giovani”. Secondo quanto riporta Askanews, la Segretaria generale della Cisl ritiene che “proprio per questo il confronto sulla previdenza deve riprendere, va messa al centro la pensione di garanzia per i giovani a va riconosciuto il valore sociale della maternità. Riteniamo che almeno riconoscere a una donna lavoratrice un anno di contribuzione per ogni figlio sia il minimo che lo Stato può fare”. Per la sindacalista è poi “evidente che per tante tipologie di lavoro discontinuo, penso ai lavoratori del commercio, dell’agricoltura o dell’edilizia, quota 100 diventa un traguardo irraggiungibile”. Anche per questo spera che dopo la manifestazione dei sindacati prevista per il 9 febbraio “finalmente si creino le condizioni per un confronto importante con il governo”.

DI MAIO ORGOGLIOSO DI QUOTA 100

Il Movimento 5 Stelle sta tenendo una convention sul reddito di cittadinanza, ma Luigi Di Maio, sul palco, ha voluto parlare anche della riforma delle pensioni, spiegando di essere orgoglioso di Quota 100, visto che consente a circa 400.000 persone in più di poter andare in pensione, liberando anche dei posti di lavoro, specie nella Pubblica amministrazione dove si creerà un benefico turnover generazionale. La riforma delle pensioni e il reddito di cittadinanza non piacciono però a Vincenzo Colla, candidato alla Segreteria generale della Cgil, che a Repubblica di non ritenere “che la politica sia cambiata come dicono. Vedo anzi una certa continuità con quella precedente: si danno sgravi e si fanno operazioni che hanno come obiettivo il consenso elettorale. Si guarda a maggio, non al futuro dei nostri figli. Certo che noi abbiamo sempre chiesto forme di sostegno al reddito dei più poveri e il superamento della legge Fornero. Ma il reddito di cittadinanza è costruito in modo che puoi avere sullo stesso pianerottolo la commessa part-time a 600 euro al mese e il disoccupato a 780. Quota cento è fatta per i lavoratori delle grandi aziende. Quanti edili arrivano a 38 anni di contributi?”.

LA PROPOSTA PER LA REGIONE SICILIANA

La riforma delle pensioni con Quota 100 rischia di creare delle disparità di trattamento “tra i soggetti gestiti dall’Inps rispetto ai dipendenti della Regione siciliana, la cui gestione previdenziale è affidata al Fondo Pensioni Sicilia”. È quanto mette in evidenza deputato regionale Tommaso Calderone, che ha deciso quindi di “presentare un emendamento al Collegato che dia anche ai dipendenti regionali la possibilità di beneficiare di una norma nazionale, evitando disuguaglianze ingiustificabili rispetto ai principi costituzionali”. Calderone spiega anche, come riporta messinaoggi.it, di aver chiesto che “il Fondo pensionistico siciliano possa anticipare il trattamento di fine rapporto, nel limite di 30mila euro, sia in favore dei nuovi pensionati che per coloro i quali seppure in pensione, sono ancora creditori del Tfr”. L’obiettivo dell’emendamento di Calderone, quindi, appare quello di tutelare “i dipendenti della Regione, i quali sarebbero altrimenti vittima di un sistema pensionistico per loro penalizzante”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI DURIGON

Per la riforma delle pensioni con Quota 100 spuntano 800 milioni di euro in più. Lo spiega in un’intervista a Repubblica Claudio Durigon. Dunque per il 2019 sul fronte previdenziale ci saranno 4,7 miliardi di euro e non 3,9. “La platea rimane la stessa: 350 mila uscite quest’anno, di cui 130 mila statali. Abbiamo rifatto i calcoli tenendo conto anche di quanti sceglieranno Ape sociale e Opzione donna, rinnovate per un altro anno”, sono le parole del sottosegretario al Lavoro, secondo cui “le coperture ulteriori che abbiamo trovato, anche tassando i giochi, consentiranno a tutti coloro che lo desiderano di anticipare la pensione. Non abbiamo bisogno di tagli o tasse”. Dunque non dovrebbe esserci il rischio, secondo l’ex sindacalista, di sfondare il tetto di spesa previsto e di veder scattare le azioni conseguenti, come tagli alle spese dei ministeri e aumento delle imposte.

Durigon dà anche un’informazione importante per la liquidazione dei dipendenti pubblici, visto che dovranno pagare il 20% degli interessi per l’anticipo del Tfr/Tfs fino a 30 mila euro: “Gli interessi saranno tutti a carico del lavoratore pubblico. Ma dovranno essere pagati quando riceveranno la parte restante della liquidazione. E cioè al compimento dell’età per l’uscita di vecchiaia. A quel punto però abbiamo previsto una compensazione – meno tasse sulla liquidazione – che non solo coprirà l’intera spesa per interessi. Ma lascerà qualcosina in tasca”. Tra l’altro questo sgravio fiscale “varrà anche per gli statali che non scelgono quota 100”.

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