SINDACATI E POLITICA/ La spinta al lavoro che arriva dai contratti

- Fiorenzo Colombo

Snobbati dal Governo, i sindacati continuano a svolgere il loro compito: mediare, trovare intese e firmare contratti che aiutino i lavoratori

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Lapresse

Nell’Italia sindacale in questi giorni si sta aspettando la scrittura delle norme e dei decreti attuativi della manovra del Governo giallo-verde. Pur avendo già segnalato le criticità, con particolare riferimento alla mancanza di misure a sostegno della crescita e del lavoro, la valutazione non è positiva anche per l’incertezza decisionale sugli investimenti infrastrutturali sulle grandi opere, molte delle quali già finanziate e inspiegabilmente ferme “per ulteriori valutazioni sui costi-benefici”.

Anche il capitolo previdenza sta facendo discutere, in particolare il provvedimento che attenua ulteriormente la rivalutazione del costo della vita per gli assegni oltre i 1.500 euro e per la cosiddetta quota 100 che se da una parte apre una finestra di uscita parziale, dall’altra ne chiude altre: per esempio, chi ha oltre 38 anni di contributi riconosciuti ma è lontano dai 62 anni di età anagrafica (sono ancora molti coloro che hanno iniziato a lavorare tra i 15 e i 20 anni) non si vedrà riconosciuto il diritto ad accedere alla pensione se non prima dei 43 anni e 3 mesi. Accenno solo a questo esempio per segnalare che il provvedimento preannunciato introduce anch’esso ulteriori squilibri, senza peraltro inficiare le vere colonne portanti della Legge Fornero (contributivo generalizzato per tutti dal 2012 e innalzamento automatico dell’età pensionabile con le aspettative di vita).

L’Italia sindacale, dicevamo, sta facendo i conti e sta affilando le armi, anche per il mancato riconoscimento del ruolo di mediazione sociale, faticosamente riconquistato con il precedente governo Gentiloni, dopo gli anni del renzismo che, almeno nella parte iniziale della propria esistenza, aveva teorizzato proprio la disintermediazione sociale come arma di governo. Poi ci si è ricreduti in quanto, per attuare i diversi provvedimenti collegati al Jobs Act, si aveva la necessità della collaborazione di tutte le parti sociali.

Segnaliamo che le parti sociali sono tante, non solo quelle che vanno per la maggiore e raccontate dai media ovvero sindacati e Confindustria in primis: sono tante le organizzazione di interesse, dalle cooperative alle banche, dagli artigiani ai commercianti di diverso taglio, dai consulenti del lavoro alle agenzie per il lavoro stesso, associazioni di categoria varie. Ma sui provvedimenti hanno da dire la loro, per legge o per prassi, anche diversi enti pubblici e parapubblici: Inps e Inail, vari uffici legislativi dei ministeri, l’elenco è lungo.

Ora ci risiamo, ovvero siamo in presenza di una stagione politica in cui predominano l’autosufficienza, sostenuta dal consenso popolare, espresso direttamente e dai meccanismi interattivi della comunicazione di massa. Ma c’è un Italia sindacale che, mattone sopra mattone, continua a consolidare e a sviluppare protezione sociale e tutela del reddito, forme di welfare innovativo e sostegno all’occupazione: è un Italia non censita dai media in questa fase, un po’ dimenticata, lasciata ai margini dello storytelling nostrano, in questo mainstream dominato da istinti mirabolanti e notizie da gridare. Appare strano, ma è l’Italia dei contratti di lavoro che, passo dopo passo, vengono rinnovati, non per ragioni di ruolo, ma per riconoscimento di convenienze economiche e sociali tra imprese e rappresentanze del lavoratori.

E fu così che nella scorsa estate sono stati rinnovati i contratti dell’edilizia (settore non certamente in sviluppo) e quello dei chimici e della farmaceutica, quest’ultimo addirittura 6 mesi prima della scadenza (in pratica entra in vigore nel 2019). Ma in questo scorcio di fine 2018 sono giunti a conclusione altri contratti, diversi per tipologia e dimensione, ma ugualmente decisivi e importanti. Si è rinnovato il contratto per gli addetti poligrafici e delle agenzie di stampa, un contratto minore per numero di lavoratori coinvolti per effetto delle grandi innovazioni tecnologiche nella stampa di quotidiani e periodici: comunque un atto importante perché getta le basi per realizzare un contratto unico nella filiera dell’editoria, della carta e della cartotecnica, unificando i diversi strumenti regolatori esistenti e permettendo un ammodernamento dei rapporti sindacali, una semplificazione richiesta e imposta dalla realtà. Infatti, l’obiettivo delle parti coinvolte è quello di realizzare il contratto unico di filiera nel corso del 2019.

Contratto rinnovato anche per i 220.000 lavoratori e lavoratrici della Grande distribuzione organizzata, ovvero super, iper, grandi catene del bricolage, arredamento, ecc.: anche in questo caso un anno di transizione, in attesa di capire cosa succederà nelle diverse forme di commercio e di acquisto. Tuttavia un contratto innovativo, che tutela le retribuzioni, introduce una forma di assistenza sanitaria integrativa, altre forme di welfare per persone e famiglie, possibilità di discutere di orari e apertura dei negozi a livello territoriale, collegandosi a stagionalità e alle tipologie di prodotto, senza norme inutili a livello nazionale, onnicomprensive e generalizzate che non tengono conto dei diversi fattori in gioco nelle vicende della domenica e delle festività, anche in rapporto ai flussi turistici.

Dulcis in fundo, pochi giorni prima di Natale è stato siglato il nuovo contratto per l’utilizzo dei lavoratori somministrati nei diversi settori, un atto atteso da tempo e di cui Felsa-Cisl è stata grande protagonista: il contratto regola le condizioni di impiego che riguardano oltre 600.000 persone, impiegate nei tanti settori lavorativi industriali e dei servizi, dalla sanità all’assistenza, dal commercio alle attività varie. Nuove tutele, incentivi all’assunzione a tempo indeterminato da parte delle Agenzie per il lavoro, forme di protezione sociale nelle fasi di non lavoro, trasparenza nei rapporti sindacali, certezza delle retribuzioni: queste e altre forme di tutela rappresentano un contributo ad attenuare l’instabilità e la precarietà dell’impiego, altrimenti alla mercé di un mercato che non lascia scampo. E ci sono voluti quasi due anni di paziente lavoro di confronto, di negoziati spesso svoltisi nell’incertezza di un legislatore che stravolge norme e provvedimenti sul tempo e sulle tipologie del lavoro ogni semestre.

Abbiamo parlato del passo dopo passo, del mattone posto sopra ad altri mattoni, una paziente opera di mediazione e composizione di soluzioni ad hoc, nel riconoscere differenze e adattamenti per i tanti lavori dei tanti mondi lavorativi di questo nostro Paese. Questo è il compito della rappresentanza, tutelare interessi diversi e particolari riuscendo a trovare soluzioni utili ed esemplificative per tutti. A ognuno il suo lavoro, anche nel 2019.

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