Le tolgono stomaco per tumore maligno, ma diagnosi è sbagliata/ Nei guai 2 chirurghi

Le tolgono lo stomaco per errore, due chirurghi di Monza a processo: l’organo è stato asportato per una diagnosi sbagliata, prima udienza il 17 settembre.

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Ospedale (Foto: Pixabay)

Tolgono lo stomaco per errore a una donna, due chirurghi di Milano a processo: un vero e proprio calvario quello vissuto da una 53enne, che nel 2016 si è vista asportare un organo a causa di una diagnosi di tumore maligno sbagliata. Come riportano i colleghi dell’Ansa, la Procura di Monza ha sottolineato che l’intervento ha provocato alla donna «una malattia certamente o probabilmente insanabile» e per questo motivo i due medici dell’Irccs Multimedica di Sesto San Giovanni dovranno rispondere davanti alla giustizia del reato di lesioni colpose gravissime: la prima udienza è stata fissata per il 17 settembre 2019, con la vittima – assistita dall’avvocato Francesco Cioppa – che si è costituita parte civile. L’agenzia di stampa evidenzia inoltre che la Multimedica spa è stata citata nel dibattimento come responsabile civile dal legale della donna.

LE TOLGONO STOMACO PER ERRORE: DUE CHIRURGHI NEI GUAI

Secondo l’imputazione, la 53enne non è riuscita più ad avere una vita normale dopo l’operazione, tanto da perdere 30 chili. I due chirurghi avrebbero interpretato in maniera completamente la Egds e la Tac addominale, formulando una diagnosi di carcinoma gastrico senza attendere l’esito delle biopsie eseguite. E, accusa l’avvocato, non avrebbero neanche informato la donna dell’assenza degli esiti. Il legale Cioppa ha aggiunto, come riporta l’Ansa: «Insieme all’inaudita gravità del comportamento negligente ed imperito mantenuto dagli imputati, l’incomprensibile ed inaccettabile indifferenza mostrata sia da questi, sia soprattutto dalla struttura sanitaria in cui questi operavano ed operano, nei confronti delle sorti della paziente e delle immani sofferenze a lei inferte». Sottolineando in seguito che i due medici non avrebbero neanche rese note le ragioni della scelta di eseguire un’asportazione totale dell’organo, senza rispettare «le linee guida in materia che impongono, ove possibile, di privilegiare un’asportazione parziale».



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