Legionella e veleni nascosti per fare profitti illeciti/ Inchiesta su 2 ditte di Roma

- Davide Giancristofaro Alberti

Le accuse nei confronti di due società di Roma, accusate di aver falsificato analisi delle acque di sedi sanitarie e istituzionali nel Lazio e in Puglia

coronavirus scienziati laboratorio web 2020 640x300 Coronavirus, scienziati in laboratorio (Web, 2020)

Due società di Roma sono accusate di aver truccato gli esami circa la presenza di legionella e di sostanze nocive nelle sede sanitarie e istituzionali. Un caso di cui si è occupato stamane il quotidiano La Verità, riferendosi a due aziende che lavorano con il 90% degli ospedali della capitale. Dovevano valutare, oltre alla legionella, anche la presenza di altre sostanze nocive, ma i valori a rischio venivano corretti per fare in modo che rientrassero nella norma. Questo quanto si legge nella conclusione delle indagini preliminari della Procura di Roma nei confronti di Technodal e Farm, così come riferisce ancora La Verità. Le accuse nei confronti dei sette indagati sono pesantissime falso in atto pubblico, falso in atti privati, frode in pubbliche forniture, associazione per delinquere e truffa.

Le indagini sono scattate nel 2018 e secondo il pubblico ministero Giuseppe Deodato, lo scopo di tali presunte falsificazioni era evitare la manutenzione facendo apparire adempiuti gli obblighi contrattuali, ottenendo così un ingiusto profitto. Stando ad alcune testimonianze, il sistema sarebbe scattato prima del 2015 e proseguito fino all’anno scorso, il 2022, sia nel Lazio che nella Puglia. Il modus operandi era il seguente: la Technodal rilevava i campioni nell’acqua delle aziende sanitarie e istituzioni in questione, dopo di che venivano inviati al laboratorio Farm per analizzarli.

FALSIFICAVANO LE ANALISI SULLA LEGIONELLA, FALSIFICATA ANCHE LA FIRMA DI FARINELLI

Se emergevano dei valori fuori norma “il laboratorio – scrive La Verità – lo comunicava a Technodal prima di emettere il certificato definitivo, indicando anche il correttivo da fare. Il certificato – si legge ancora – riportava dunque valori diversi da quelli effettivamente risultanti dalle analisi”. Fra i clienti delle due aziende, vittime ovviamente delle analisi, anche la Banca d’Italia per un prelievo avvenuto nel 2017.

Secondo quanto segnala il quotidiano, la falsificazione era di fatto messa nero su bianco in quanto sarebbe stato scoperto un programma gestionale della Techondal dove era stato elaborato un elenco di codici per classificare le “certificazioni falsificate e quelle inventate di sana pianta, cioè per le quali non era stato nemmeno effettuato il prelievo”. Fra le falsificazioni anche la firma dell’amministratore unico di Farm, che sarebbe estraneo ai fatti, Francesco Farinelli: «Un brutto colpo per me, io stesso sono vittima di una frode», ha raccontato a La Verità.







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