LETTERA A CHURCHILL/ Chi ti accusa di razzismo travisa la Storia, e in Bangladesh…

- Alberto Leoni

“Racist”, è stato scritto sotto la statua di Winston Churchill a Londra. Lettera immaginaria all’ex primo ministro britannico

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Winston Churchill (1874-1965) nel 1964 (foto dal therake.com)

Caro Winston,
trovo a stento le parole per esprimere l’imbarazzo che provo nel vedere come sia stata imbrattata una statua che ti ritrae a Londra. La scritta “Racist” esprime la condanna di quel che fu un tuo pensiero nazionalista e colonialista. Ma tu eri tutto questo? O meglio: soltanto questo?

L’imbarazzo è cagionato dal fatto che ciò avviene nell’ottantesimo anniversario dei tuoi discorsi tenuti alla Camera dei Comuni nel giugno del 1940, quando la Francia era in ginocchio e la Germania nazista sembrava aver vinto la seconda guerra mondiale. Tenendo conto della volontà di cedere alla strapotenza hitleriana, presente in molti esponenti politici inglesi, è universalmente riconosciuto che fu la tua volontà d’acciaio a spingere il tuo paese a resistere contro la superpotenza più ferocemente razzista che la Storia abbia mai veduto. Chi ha scritto “racist” sul tuo monumento dimentica che, senza di te, oggi sarebbe al raduno delle camicie brune se ariano o disperso in cenere se Untermenschen.

D’altra parte avrai sicuramente notato come il tuo antinazismo e anticomunismo non ti abbiano mai procurato simpatie eccessive: la sinistra vede in te un accanito e spietato conservatore capitalista con tanto di ghette e cilindro,mente la destra vede in te il rappresentante della perfida Albione che ha impedito all’Europa di essere dominatrice del mondo, anche se sotto la svastica.

È stata l’occasione per dare stura a vecchie e nuove accuse che hanno in comune un atteggiamento: quello di dire solo un parte della Storia, quella che fa più comodo per sostenere la demolizione di ciò che sei stato. Eppure molto si potrebbe dire su di te che non sia stato detto e di come siano discutibili e condannabili molti dei tuoi atti e delle tue parole, se non per il fatto che tutto ciò è stato controbilanciato da un’onestà intellettuale a tutta prova e dal rispetto cavalleresco del nemico.

Ognuno di noi è un essere complesso e chiedo a chi ti condanna di guardare la propria coscienza come tu guardavi la tua. Errori? Chi non ne fa? Spietatezze? Sono piccole o grandi a seconda delle condizioni e delle responsabilità in cui ti trovi. Quando gli irlandesi si ribellarono nel 1919 fosti tu a impiegare contro di loro gli Auxilieries, i famigerati “Black and Tans” che praticarono il terrorismo contro i civili. Ma fosti ancora tu a riconoscere la grandezza di Michael Collins, ad accordarti con lui e a stimarlo come il vero padre della patria irlandese.

Bizzarrie? Sì, ma non è l’altra faccia del genio? Ad esempio, ti ricordi quando volevi travestire i mercantili da iceberg per non farli notare dagli U-boote tedeschi e ti hanno fatto notare che gli iceberg non navigano a dieci nodi all’ora? Eppure da quella tua testa matta è venuta fuori l’idea del carro armato nella prima guerra mondiale.  

L’ultima tua nefandezza riguarderebbe la carestia che colpì il Bangladesh nel 1943 e provocò la morte di quattro milioni di persone. Una strage che tu avresti potuto evitare se tu avessi permesso alle derrate alimentari di raggiungere il Bengala e che ti porrebbe alla pari con Stalin che provocò la carestia in Ucraina negli anni Trenta. In realtà la storia è, come sempre, un poco più complessa. Innanzitutto non c’era una volontà di piegare una popolazione ribelle come nel caso ucraino. 

Secondo lo storico Arthur Herman, autore del volume Gandhi e Churchill, la causa principale fu l’occupazione della Birmania, esportatrice di riso, da parte dei giapponesi. E va ricordato che le armate imperiali giapponesi, ancora all’inizio del 1944, stavano per irrompere in India. Il problema è che la priorità dei trasporti navali venne data al teatro di guerra europeo e cioè al Mediterraneo. Chiunque abbia studiato la storia del secondo conflitto mondiale conosce quanto fossero scarse le risorse navali alleate, paragonate all’ampiezza dell’impegno strategico. In realtà aiuti inglesi vi furono e tu incaricasti il viceré feldmaresciallo Wavell di provvedere in merito ma gli aiuti furono un quarto del necessario. Viene pure riportata una tua frase abbastanza disgustosa in cui affermi che “gli indiani fanno figli come i conigli”. Eppure ciò che conta è che l’aiuto fu dato e non fosti indifferente al problema. Come ricorda William Manchester, avevi sempre “un secondo o un terzo ripensamento che di solito migliorava nel tempo”. A una questione politica davi una risposta di getto, spesso emotiva e indegna di te ma le risposte successive erano dettate da ragionevolezza  e generosità.

Potrei andare avanti per molto ancora ma, in questo tempo in cui mi trovo a vivere, in cui la politica fornisce risposte di livello morale e intellettuale così basso rispetto al tuo, rileggo ed ascolto i tuoi discorsi per trovarvi ispirazione e forza. Nella speranza che qualcuno del tuo livello, con tutti i tuoi difetti, si assuma la responsabilità di guidare l’Europa alla riconquista della libertà nella responsabilità; alla riconquista della propria anima. “Upon this battle depends the survival of Christian civilization”.

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