LETTERA/ Perché non affidare l’idea di Giorgetti (e Salvini) a Draghi?

- Natale Forlani

La proposta Giorgetti-Salvini non va fatta cadere, soprattutto da parte della sinistra-centro di Renzi. Sta arrivando un nuovo radicalismo che metterà la sinistra nel mirino

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Palazzo Chigi (Lapresse)
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Caro direttore,
considero Giancarlo Giorgetti uno dei pochi politici italiani che cerca di mantenere connesso il cervello con il dire e il fare. Ho espresso questa mia opinione in tempi non sospetti, quando, nel mio piccolo, criticavo aspramente il governo giallo-verde, considerandolo come la peggior risposta possibile ai mali del paese.

Apprezzavo i suoi inviti a contenere le derive assistenzialiste delle proposte del governo, la difesa del ruolo svolto da Draghi alla Bce, l’opportunità di staccare la spina al governo giallo-verde e di aprire una fase nuova, ritenendo comunque improbabili nuove elezioni.

Con i sondaggi che davano il centrodestra oltre la soglia della maggioranza assoluta ha avuto il coraggio, rischiando di fare la figura del pirla, di evocare la necessità di aprire una fase politica basata su riforme istituzionali e provvedimenti idonei a rilanciare l’economia anche per evitare di raccogliere macerie a valle di nuove elezioni.

Comprendo le obiezioni: il personaggio è ragionevole, ma la Lega di Salvini è un’altra cosa… E pertanto stupisce che Salvini, a suo modo, l’abbia fatta propria; pur suscitando i sospetti, probabilmente fondati, che essa possa rappresentare una manovra diversiva rivolta a destabilizzare il governo Conte 2, per il timore che esso possa sopravvivere a dispetto delle débâcle elettorali dei partiti che lo sostengono.

Del resto, la Lega ci ha messo del proprio per portarci in questa situazione, assecondando le peggiori derive stataliste e assistenzialiste, con una politica estera dissennata e cercando di far convivere un’impossibile combinazione di sovranismo e federalismo.

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Per rendere credibile l’apertura di una nuova fase la Lega dovrebbe ripensare se stessa e non solo in un’ottica di gestione dell’emergenza.

Tutto comprensibile, ma sul fronte opposto è palese l’incapacità dei nostri assetti politici di generare una massa critica di consensi intorno all’idea di ricostruire le condizioni di una ripresa economica basata su massicci investimenti, evitando la deriva assistenzialista e statalista che sta assumendo proporzioni mai viste in precedenza.

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In un recente commento ho cercato di evidenziare i fenomeni in atto che rendono difficile ricostruire un “partito trasversale del Pil”; in buona sostanza, della quasi impossibilità di conciliare le agende elettorali dei partiti, e delle potenziali coalizioni, con quelle della governabilità. Quel che rimane della classe dirigente di questo paese, e non solo di quella politica, queste cose le sa. E sa anche che, in uscita dal fallimento assai probabile del governo giallo-rosso, e con le mancate risposte ai divari economici, territoriali e generazionali, la deriva della nostra comunità nazionale può assumere livelli di non ritorno.

Ecco perché l’ipotesi di una nuova fase politica, e non una tecnica basata sulla presa d’atto dei fallimenti della politica, potrebbe rappresentare l’ultima chance per ricostruire le basi di una mobilitazione di risorse umane e finanziarie per rimettere in marcia il nostro paese in un contesto internazionale che tende a marginalizzarci. E la persona di Mario Draghi è certamente quella più idonea a rappresentare la nuova fase.

Purtroppo è assai improbabile che nella sinistra si possa generare un’apertura in questa direzione. L’ipotesi di costruire un’alleanza organica con la massima espressione dell’antipolitica, il M5s, ha infilato il Pd in una deriva che lo priva di pensiero e di voce su tutte le questioni vitali aperte nel nostro paese.

Costretto persino a far buon viso alle Sardine. Un movimento geniale, capace di mobilitare centinaia di migliaia di persone sul nulla, e che prepara una deriva radicale della sinistra, rivitalizzando i Pancho Pardi che si annidano nella sua pancia.

Quello che sta avvenendo non è affatto casuale. Si sono risvegliate le forze che hanno imposto nel paese una deriva fondamentalista e giustizialista, che ha preparato il terreno per la crescita del M5s e ora lo sta predisponendo per il recupero dei delusi. E questo non è affatto un movimento dal basso. Viene pilotato per conservare quanto sta avvenendo in alto. E cioè il nulla.

Vedere Renzi, la vittima designata di questo movimento neo-popolare, che fa i complimenti alle Sardine, toglie ogni illusione.

“Dite qualcosa di sinistra” (era la frase che andava di moda fino a qualche giorno fa evocando il mito di Corbyn)… E prenderete atto che le guerre si perdono perché ci sono i nemici…

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