LETTERA SUL MES/ “Così funziona la trappola (fatale) che ci consegna alla troika”

- Alessandro Mangia

L’adozione del nuovo Mes il prossimo 16 marzo, a Camere autosospese, sarebbe una tragedia per il paese. E dai costi politici ed economici elevatissimi

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Il premier Giuseppe Conte con il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri (LaPresse)

Caro direttore,
ti chiedo ospitalità, al di là di quella che normalmente mi concedi, per mettere in chiaro, una volta per tutte, alcune cose su quello che è il Meccanismo europeo di stabilità – volgarmente Mes –, la cui riforma dovrebbe andare in adozione al prossimo Eurogruppo del 16 marzo prossimo.

Il Parlamento, in questo momento di coronavirus, si riunirà solo per votare gli scostamenti di bilancio e a ranghi ridotti: 350 o 360 membri. Si vedrà. In pratica il Parlamento è chiuso per emergenza sanitaria e le Camere si sono autosospese. Lo Stato si è ridotto a Governo e amministrazione, alla faccia dell’articolo 77 della Costituzione che, in casi di emergenza, prevede un controllo continuo del Parlamento sul Governo, anche a Camere sciolte. Votato lo scostamento, la politica tornerà dormiente. Insomma il taglio dei parlamentari si è già realizzato per fatti concludenti.

In questa assenza di controllo o di indirizzo, il Governo si appresta a esprimere in Eurogruppo una posizione sull’adozione delle modifiche al Trattato istitutivo del Mes. Il rischio è che lo faccia in piena libertà, salvo presentare poi il conto al Paese. La materia è molto tecnica e per questo si presta a fraintendimenti, soprattutto da parte degli elettori.

In questo momento di crisi si sa che l’Italia – ma assieme all’Italia il resto d’Europa: il virus toccherà anche le altre economie europee – avrà bisogno di intervenire pesantissimamente per sostenere il blocco delle attività economiche alle viste. È normale: l’allentamento dei legami sociali porta sempre con sé l’allentamento delle attività economiche. Chi gestisce un’impresa, grande o piccola, lo sta già sperimentando sulla sua pelle. Ci sarà bisogno di interventi in deficit. Ma il deficit dei singoli Stati non può essere finanziato dall’Eurosistema: lo vieta l’articolo 123 del TFUE, che è il pilastro della costituzione europea.

Già ai tempi della crisi del 2011 gli Architetti d’Europa hanno dovuto trovare dei rimedi alla rigidità dei Trattati e dei loro guardiani: i rimedi sono stati prima l’istituzione del Mes nel 2012, e poi il fantomatico – ma efficacissimo – Omt annunciato da Draghi nel luglio 2012. Adesso, nel dibattito economico, in Germania e non solo, c’è consenso sulla necessità di emettere safe assets per finanziare gli interventi che saranno necessari in tutta Europa per invertire la rotta, a epidemia passata. Perché l’epidemia passerà e bisogna attrezzarsi per il dopo. E se l’Italia è presa in pieno, è solo questione di tempo per Francia e Germania.

Come al solito, chi ipotizza queste cose sorvola sul chi e sul come di questa emissione prossima ventura. L’enorme rischio alle porte per il Paese è che il Mes venga adattato a questa esigenza. Il Mes non è un meccanismo assicurativo tra Stati, cui ciascuno deve contribuire a seconda della propria quota in Bce, come viene astrattamente presentato nel discorso economico. È una banca sovrana, i cui componenti, dal Consiglio dei governatori all’ultimo funzionario, sono immuni da qualunque giurisdizione dell’area euro. Possono fare qualunque cosa e sono soggetti solo a un auditing interno, più e meglio di qualunque banca: hanno una propria giurisdizione e un loro processo. In una battuta, non possono commettere reati per definizione, perché nessuna giurisdizione europea li può toccare. Possono eventualmente essere inquisiti per reati da giudici inglesi o americani: non da giudici italiani o francesi o tedeschi, o lussemburghesi, dove si trovano i loro uffici.

Della tradizionale immunità diplomatica è una versione riveduta e corretta, però applicata a funzionari di banca, anziché a rappresentanti diplomatici. Il Mes, in pratica, giudica di sé stesso come un qualunque Stato sovrano. Cosa di cui gli economisti non si rendono conto.

Il suo direttore generale può, in caso di emergenza, richiedere fino a 125 miliardi all’Italia, qualora se ne desse la necessità, salvo ratifica dal Consiglio dei Governatori. E se ne darebbe la necessità qualora la Commissione deviasse sul Mes le richieste di maggior deficit che inevitabilmente il Governo italiano dovrà presentare a fine anno. Se non prima.

Non fate più deficit: fatevi finanziare dal Mes. Risultato: per finanziarci, il Mes si farebbe dare dall’Italia fino a 125 miliardi da riprestarci con gli interessi. Però questi interessi – si dice – sarebbero più bassi di quelli di mercato. Certo: il Mes ha emesso finora obbligazioni quarantennali al tasso spettacolare dello 0,81%. Chi ha interesse a investire in titoli quarantennali allo 0,81%? Lascio aperta la domanda, perché so che il mondo della finanza è pieno di mirabili paradossi. E lascio ad altri la risposta.

Tassi più bassi in cambio di cosa? Questo è il punto. Il Mes presta sì, ma “sotto stretta condizionalità”. Insomma, in cambio di sostegno precauzionale, o ricapitalizzazione, il Mes prende il controllo della politica economica del Paese “aiutato” dalla solidarietà europea. Ci si rende conto che accettando l’intervento di Regling e dei suoi funzionari si consegnerebbe il Paese intero a un’istituzione sovrana esterna, così come un’impresa in default si affida a una banca che mette i suoi avvocati in Consiglio d’amministrazione a vigilare? Insomma, i mercati costano di più, ma fai quel che vuoi tu. Il Mes costa di meno, ma fai quello che vuole il Mes e gli regali il controllo del Paese.

Per capire cosa è il Mes – e i suoi rapporti con la Bce – invito a fare un esercizio di logica astratta: ci si rende conto che se un giorno l’Ue si dovesse mai dissolvere per un evento della storia, i rapporti di debito e credito degli Stati con il Mes resterebbero in piedi, come resterebbe in piedi qualunque mutuo tra banca e privato? E di fronte a questa domanda, ci si rende conto di cosa è diventata l’Ue? E che ruolo gioca il Mes nella struttura dell’Ue?

La risposta è semplice: per evitare di modificare le norme dei Trattati sulla politica monetaria, il Mes è divenuto il nucleo centrale dell’impalcatura dell’Unione, alla faccia di tutti i discorsi con cui questa realtà può essere dissimulata. Respiratori da comperare? Imprese da sostenere e indennizzare? Sanità da finanziare? Non fate deficit sui mercati: rivolgetevi al Mes che vi costa di meno.

La verità è che un’attivazione del Mes porterebbe a una ristrutturazione del debito pubblico italiano, a un crollo del valore degli asset delle banche italiane che detengono quel debito, infine a una caduta delle quotazioni di quelle banche, che diverrebbero scalabilissime dall’esterno.

Per questo l’adozione del nuovo Trattato Mes il prossimo 16 marzo, a Camere praticamente autosospese, sarebbe un fatto gravissimo. Il Governo si muoverebbe senza un indirizzo delle Camere e le metterebbe di fronte a un fatto compiuto: perché, in una situazione di crisi economica e pressione mediatica, le Camere non potrebbero che ratificare quanto fatto improvvidamente dal Governo in piena libertà.

Che nei giorni scorsi l’agenzia Ansa abbia rilanciato dichiarazioni di componenti della maggioranza (M5s) come dell’opposizione (Lega) dà la misura della situazione. Il Governo, nella persona del ministro Gualtieri, si era già impegnato a riferire alle Camere prima dell’adozione del Trattato. Una fuga in avanti sarebbe gravissima.

Non è questione di obblighi sanciti in via generica dalla legge Moavero, come pure giustamente si è detto. La legge Moavero è una legge che dispone degli obblighi senza sanzione: la violazione degli obblighi di trasparenza imposti da quella legge al Governo è, al massimo, la sfiducia al singolo ministro, se non al Governo. Improbabile e poco efficace. In fondo l’articolo 34 del Trattato obbliga il ministro al segreto bancario anche nei rapporti con il Parlamento. Ma siamo così sicuri che l’infedeltà in Affari di Stato non si applichi ai ministri che non rispettano impegni verso il Parlamento nella firma di un trattato internazionale?

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