LETTURE/ 9 novembre 1989, quando un Muro scrive la storia

- Gianfranco Fabi

Con la caduta del muro non solo non è finita la storia, ma ne è iniziata un’altra i cui gli stessi paesi usciti dal comunismo hanno innalzato altri muri

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Il primo ministro dell'Iran, Amini, nel 1962 davanti al Muro di Berlino (LaPresse)

Il 9 novembre di trent’anni fa è ormai entrato nei libri di storia. La caduta del muro di Berlino era ormai nell’aria da settimane in parallelo con il progressivo sfaldamento dell’Unione Sovietica. Allora si aveva chiaramente l’impressione che molto doveva cambiare, che i regimi dell’Est avevano i mesi contati, che la cortina di ferro doveva necessariamente cadere. Ma in quei giorni la storia ha avuto una drastica accelerazione come se si fosse aperta la paratia che conteneva un fiume in piena.

E si è avviato un processo su due strade solo in apparenza parallele. La strada dell’unificazione per una Germania Est la cui classe dirigente era completamente delegittimata nonostante gli estremi tentativi di normalizzare i rapporti con Mosca da una parte e con Bonn dall’altra. La strada della ricostruzione politica per i paesi dell’Est, improvvisamente liberi dopo i drammi della dominazione sovietica con i carri armati a Budapest e a Praga e con il dominio di fatto sulla Polonia e gli altri satelliti.

Ma la storia spesso prende strade impreviste e sembra non tener conto degli insegnamenti del passato. Con salti logici e contraddizioni. Come dimostra il libro di Francesco Cancellato (Il muro. La fine della guerra fredda in quindici storie, Egea 2019) che inizia proprio con un paradosso: “Il Muro di Berlino fu abbattuto per lo stesso motivo per cui fu costruito: evitare un esodo di massa dalla Repubblica Democratica Tedesca verso Occidente”.

Il libro percorre una strada diversa dalle tante ricostruzioni storiche che hanno tentato di far luce sulla grande svolta del 1989. Oltre alle vicende politiche ci sono le vicende di uomini e donne che hanno vissuto all’ombra del muro, che hanno tentato di superarlo, che hanno cercato di contrastare le grandi forze di una politica che si staccava sempre più dall’umanità. E insieme ci sono i grandi personaggi di oggi, da Angela Merkel a Vladimir Putin, che sulle macerie del muro hanno cercato di costruire una nuova dimensione politica. Così come non mancano i riferimenti al passato di un secolo che ha visto il dramma di due guerre mondiali e di pesanti dittature.

Ma non manca soprattutto l’invito a riflettere su come con la caduta del muro non solo non sia finita la storia, ma ne sia iniziata un’altra i cui gli stessi paesi usciti dal giogo comunista hanno innalzato altri muri per fermare le immigrazioni, in cui nuove guerre hanno diviso i popoli del Medio Oriente, in cui si sono abbattuti i ponti, come quello di Mostar, che per secoli avevano garantito il dialogo e la convivenza.

Tra i tanti esempi il libro di Cancellato eccone uno significativo: “Sarà difficile non domandarsi perché il giovane e brillante sociologo Viktor Orbán, con un dottorato a Oxford generosamente offerto dalla Fondazione Soros, sia diventato l’autocrate di oggi, nonché il più fiero teorico della democrazia illiberale. Il consiglio che ci permettiamo di darvi è quello di non fermarvi all’evidenza della contraddizione, ma di scavare un po’ più a fondo e di usare questo libro come una specie di piccola porta d’ingresso verso quarant’anni di storia che meritano di essere approfonditi. C’è una bibliografia, in coda, e serve esattamente a questo”.

C’è molto da imparare. Le persone sembrano inconsapevoli attori di una storia più grande di loro, ma è comunque sulle gambe e sulle speranze delle persone che camminano le piccole e grandi scelte dell’umanità.

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