LETTURE/ Nicola Porro, da Tortora al Qatargate: teoremi e toghe al servizio della sinistra

- Angelo Frigerio

Nel suo ultimo saggio su "Gli altarini della sinistra", Nicola Porro documenta l'uso storico del potere giudiziario a vantaggio di una parte politica

nicolaporro 1 ansa1280 640x300 Nicola Porro (Ansa)

Gli altarini della sinistra. Giustizia, immigrazione, corruzione. Come la realtà svela le menzogne (Piemme, 2023): un libro scritto in modo semplice e lineare. Un atto d’accusa contro giudici, giornalisti e politici che, utilizzando il loro potere, hanno devastato le vite di uomini, fatto saltare giunte, regolarmente elette dal popolo, ripristinato potentati e interessi a loro legati. Nicola Porro, giornalista di lungo corso, vicedirettore de Il Giornale e conduttore di Quarta Repubblica e Stasera Italia su Rete4, indaga su giustizia, immigrazione, corruzione.

E lo fa con dati alla mano, stralci di sentenze, dichiarazioni pubbliche e private. Che vedono molti appartenenti alla sinistra coinvolti in operazioni al limite della legalità o addirittura oltre.

Gli esempi sono molteplici. Con una logica e un modus operandi sempre uguale: l’uomo famoso, le accuse mostruose, le foto, la vita privata, i giornali, le prove ritenute schiaccianti dall’accusa, e spesso il proscioglimento o la condanna ridicola. Enzo Tortora è stato il caso emblematico, ma altri lo hanno seguito. Un nota bene: Porro non si limita alla denuncia generalista, fa nomi e cognomi.

Come ad esempio Camilla Cederna, giornalista fra le più giustizialiste dell’intero panorama italiano. Cederna e soci contestavano a Giovanni Leone, allora presidente della Repubblica, affari sporchi realizzati con la Lockheed. Una vicenda che avrebbe riguardato Leone durante la sua breve permanenza a palazzo Chigi per un governo di transizione che avvenne negli ultimi sei mesi del 1968. Tre anni prima, dunque, della sua elezione al Quirinale. Una campagna stampa pesantissima che portò alle dimissioni del presidente, a causa delle troppe pressioni, il 15 giugno 1978. I procedimenti giudiziari successivi lo scagionarono completamente dalle accuse.

Anni prima, nel 1971, sempre la Cederna aveva accompagnato, con un pesante articolo su L’Espresso, una lettera che additava il commissario Luigi Calabresi come responsabile della morte dell’anarchico Luigi Pinelli, caduto da una finestra della Questura di Milano. Lettera firmata poi da 757 uomini e donne della cultura, della politica e dello spettacolo italiani. Giampaolo Pansa, che aveva declinato l’invito a firmare l’appello, affermò successivamente che la lettera costituì “un avallo al successivo assassinio di Calabresi”.

Porro successivamente passa in rassegna alcuni casi di collusione fra Terzo potere, Quarto potere e politica. Fra questi lo scandalo Riserbato. Siamo nel 2014, Luigi Riserbato, sindaco di Trani, viene svegliato di primo mattino da tre agenti di polizia che gli notificano un mandato di arresto per associazione a delinquere, tentata concussione lavorativa, tentata turbativa d’asta, tentata truffa e tentata concussione politica. Subito si scatena la canea giornalistico-politico-giustizialista: Riserbato è colpevole. E con lui gli altri del suo comitato politico-affaristico, tutti portati in carcere o agli arresti domiciliari. Tutte balle, perché dopo otto anni di tortura Riserbato viene assolto: il fatto non sussiste.

Particolare interessante: il 30 gennaio scorso il pm Ruggiero, quello che ha spedito Riserbato all’inferno, è stato condannato in via definitiva a sei mesi di reclusione dalla quinta sezione della Cassazione, che ha confermato la condanna in Corte d’Appello di Lecce del 18 giugno 2021 per violenza privata nei confronti di alcuni testimoni del secondo filone della stessa inchiesta sul sistema Trani, allo scopo di costringerli a dichiarare il falso.

Il libro prosegue con la storia dell’operazione Aemilia: 160 arresti, 224 persone indagate, a 54 di queste viene contestato il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. In prima linea nelle accuse il sostituto procuratore Marco Mescolini a cui Porro dedica un lungo capitolo. Ma, ancora una volta, i politici coinvolti vengono tutti assolti con la stessa formula: “Il fatto non sussiste”.

Particolare interessante di tutte queste “operazioni di pulizia politica” è che chi se ne avvantaggia è sempre la sinistra. Un altro esempio è Parma. Il sindaco Vignali di centrodestra viene accusato delle peggiori cose. La giunta cade nel settembre 2011 e chi ne trae vantaggio? I Cinquestelle, che conquistano la città con Federico Pizzarotti. Nel luglio del 2020 finisce il calvario di Vignali che viene completamente riabilitato.

Porro analizza poi il caso Davigo, il PierCavillo milanese, e l’affaire Metropol. Per affrontare poi il caso Soumahoro, il papa nero che ha illuso la sinistra, oltre al Quatargate, l’euroscandalo da cui la sinistra si sta ancora leccando le ferite e che probabilmente inciderà non poco sulle prossime europee. Per finire poi con il Dio climatico, l’asservimento della sinistra all’impetuosa onda green.

Un libro da leggere: per imparare e meditare. Su quanti danni può fare l’intreccio fra giustizia, giornalismo e politica.

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