LETTURE/ Segno di Dio nel mondo: la “lezione” di Ratzinger sui sacramenti

- Elio Guerriero

La breve antologia sui sacramenti (I sacramenti. Segno di Dio nel mondo) pubblicata nello scorso anno dall’editore Cantagalli occupa un posto di rilievo tra le opere del papa emerito. Grande teologo, egli lascia ai fedeli e agli uomini di buona volontà, quelli che egli definì i frequentatori del cortile dei gentili, una grande eredità di pensiero…. Mostra articolo

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Papa Francesco durante la Messa mattutina in Casa Santa Marta (LaPresse)

La breve antologia sui sacramenti (I sacramenti. Segno di Dio nel mondo) pubblicata nello scorso anno dall’editore Cantagalli occupa un posto di rilievo tra le opere del papa emerito. Grande teologo, egli lascia ai fedeli e agli uomini di buona volontà, quelli che egli definì i frequentatori del cortile dei gentili, una grande eredità di pensiero. Nello stesso tempo egli è stato anche un pastore d’anime sensibile e attento. La sua costante attenzione alla cura d’anime e alla predicazione è all’origine di questa antologia sui sacramenti. Opportunamente scelte e ordinate, le differenti omelie vanno a formare i capitoli di un libro sui sacramenti che eccelle per l’acutezza del pensiero, per la capacità di accostarsi ai lettori, al loro pensiero e al loro cuore.

La prima caratteristica dell’opera è l’equilibrato rapporto tra natura e grazia, tra fede e pensiero nella vita dei credenti. Nella prima metà del Novecento, sotto l’influsso della cosiddetta teologia di scuola, l’accento era posto soprattutto sulla razionalità, confinando il soprannaturale in una sorta di iperuranio che allontanava Dio dalla vita degli uomini. Verso la metà del secolo il padre, poi cardinale, Henri de Lubac operò una decisa svolta. Partendo dalla riscoperta dei padri della Chiesa, il teologo gesuita era in grado di dimostrare che il soprannaturale si colloca al centro della vita dell’uomo, è il dono di grazia portato da Cristo, la sua chiamata alla salvezza rivolta agli uomini di ogni latitudine e di ogni tempo.

Nonostante le vigorose opposizioni, il nuovo sentire cattolico ebbe largo influsso prima nel pensiero poi nella vita della Chiesa. Attraverso il professore Gottlieb Söhngen, il giovane teologo Ratzinger venne presto a conoscenza del pensiero di de Lubac, lo fece suo e lo sviluppò con originalità, attento a non cadere nell’eccesso opposto, in un misticismo privo di valenza razionale.

I sacramenti sono, dunque, per il teologo Ratzinger, i segni della presenza di Dio nel mondo. Segni e gesti concreti, essi invitano ad andare oltre, a volgere lo sguardo verso il Creatore del mondo, verso il Redentore che per gli uomini morì in croce e si fece pane di vita, verso lo Spirito che li accompagna nel cammino della vita.

Un’altra caratteristica che emerge con evidenza nella presente raccolta è la dimensione ecclesiale di ogni singolo sacramento. Nessun credente, neppure gli eremiti, possono fare a meno dei sacramenti. Nessun fedele può vantare un’esclusiva sui sacramenti. Partendo dall’affermazione paolina secondo la quale noi siamo edificio di Dio (1 Cor 3,9), Ratzinger afferma che la vera dimora nella quale Dio può trovare casa siamo noi uomini. La Chiesa prende forma e consistenza quando i credenti la riempiono con la loro fede, la loro adorazione, la loro speranza e la loro carità.

D’altra parte la Chiesa, riunendoci e mostrandoci la via che porta al Signore, ci aiuta ad essere discepoli di Gesù, ci insegna la via che porta a lui. Giungiamo così a quella che è la caratteristica principale della visione sacramentale di Ratzinger, il fondamento in Cristo di ogni singolo sacramento. Nella visione del papa emerito, difatti, i sette sacramenti hanno tutti origine in Cristo, nella sua vita e nella sua morte di croce, nella resurrezione che introduce nella vita in Dio. Attraverso i sacramenti i fedeli diventano discepoli di Gesù, suoi compagni nel cammino della vita, testimoni del suo amore, della sua volontà di donazione.

Una qualità dei sacramenti particolarmente cara a papa Benedetto è quella per la quale ci rendono possibile la contemporaneità con Cristo. Come è possibile che un evento di grazia verificatosi più di duemila anni fa interessi ancora l’uomo contemporaneo, l’uomo del terzo millennio?

Risponde papa Benedetto: “La resurrezione di Gesù non è passata, bensì con la resurrezione egli è passato dal transitorio a quanto è stabile, è stato innalzato in ciò che permane. Il risorto è oggi, e se noi lo possiamo toccare, possiamo allora toccare anche l’oggi della resurrezione, possiamo entrare nell’oggi della resurrezione che non conosce tramonto, che non ha sera perché nessuna morte gli pone più termine” (p. 21s.).

Sono soprattutto i sacramenti dell’iniziazione cristiana (il battesimo, la cresima, l’eucarestia) a operare la contemporaneità con Cristo. Nell’eucarestia, in particolare, egli porta a compimento quanto operato nella sua morte-resurrezione. Egli donò la sua vita e la riprese nella resurrezione. Nella celebrazione eucaristica questo mistero di morte e resurrezione, di vita che sconfigge la morte e diviene alimento per la vita dei credenti, viene ogni volta rinnovato. Questo è il sacramento per il quale le vite dei credenti e dell’intera Chiesa diventano sentieri di speranza per i credenti e per tutti gli uomini.

In breve il volume è un eccellente strumento per accostarsi ai singoli sacramenti, per comprendere e vivere la contemporaneità con Cristo, il legame d’amore con Gesù e la sua Chiesa.

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