LETTURE/ Tregua di Natale 1914: canti, sigari e brandy, quando le bombe si fermarono

- Silvia Stucchi

L’ultimo lavoro di Antonio Besana è un viaggio nei luoghi della “Tregua di Natale” del 1914, che unì alcuni reparti nemici nella zona di Ypres

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Soldati tedeschi e britannici durante la tregua di Natale 1914 (Wikipedia)

Volutamente riecheggiante il titolo del libro più noto di E.M. Remarque, la nuova uscita di Antonio Besana, Qualcosa di nuovo sul fronte occidentale (Ares, 2020) nasce, come dice il sottotitolo, da un “Viaggio sui campi di battaglia della Tregua di Natale”. Ovvero, l’autore, in questo straordinario volume ricchissimo di dati, ma soprattutto di umanità, ci porta a scoprire i campi di battaglia, le trincee, i cimiteri di guerra, le colline e le pianure dove un tempo sorgevano villaggi semidistrutti, nei luoghi che ancora oggi recano le tracce dei massacri della Grande Guerra.

In particolare, Besana è interessato alla Tregua di Natale, ovvero alla sospensione dei combattimenti che ci fu in occasione del Natale del 1914, il primo Natale di Guerra. La tregua, nata spontaneamente per iniziativa dei soldati, coinvolse alcuni – non tutti – combattenti di schieramenti opposti e nemici, in particolare soldati del Kaiser e inglesi.

È molto difficile, rendiconta Besana, ricostruire dettagliatamente gli avvenimenti, in quanto essi, nati per iniziativa spontanea, vennero quasi immediatamente repressi dagli stati maggiori e dagli alti comandi; inoltre, della Tregua di Natale esistono quasi solo testimonianze private, affidate a lettere di soldati che raccontano con stupore la magia della temporanea sospensione degli spari e dei bombardamenti, e soprattutto quella della scoperta dell’umanità del nemico.

L’interesse per tale argomento non è nuovo in Besana: per quarant’anni manager in varie multinazionali nel settore delle ricerche di mercato, e professore al master in International Marketing Management dell’Università Cattolica di Milano, è un appassionato di lungo corso di storia militare, interesse che gli ha fatto prima pubblicare un volume, La tregua di Natale del 1914 (Libreria Militare, 2009) – che ha avuto un notevole successo anche fuori dal ristretto circolo degli addetti ai lavori –, e poi a curare la prefazione storica al volume La Tregua di Natale. Lettere dal fronte (Lindau, 2014). Successivamente all’uscita del libro per Lindau, nell’estate del 2015, Besana si avventura in un viaggio che è soprattutto un pellegrinaggio storico sui campi di battaglia del Fronte occidentale, in cui visita località diventate tristemente famose: Verdun, La Somme, il Crinale di Vimy, il saliente di Ypres.

Il luogo dove la tregua iniziò è Ploegsteert Wood, nell’area che fu teatro, il 7 giugno 1917, della cosiddetta Mine Battle (la Battaglia delle Mine), anche nota come Battaglia di Messine Ridge (Battaglia del crinale di Messines), una delle operazioni militari britanniche meglio riuscite del Fronte occidentale. Fra i primissimi ad avere indagato gli accadimenti di Ploegsteert Wood nel corso del Natale 1914 ci sono gli storici inglesi Andrew Hamilton e Alan Reed. Nel mese di dicembre 1914 al limite meridionale del Messines Ridge sono acquartierati i battaglioni della 10ma e 11ma  Brigata di Fanteria britannica, contrapposti al 134mo Reggimento di fanteria sassone appartenente al 19mo Corpo. La situazione è drammatica e disagevole: i primi tre giorni di dicembre è sempre piovuto, e così il 10, l’11 e il 15. I capi di vestiario non aiutano: il British warm overcoat, il cappotto degli ufficiali inglesi, realizzato in spessa lana, è caldo, certo, ma inzuppato d’acqua pesa anche venti chili: siamo ben lontani dai tessuti tecnici odierni! Le lettere inviate a casa dai soldati raccontano la sfibrante fatica del continuo pompaggio d’acqua fuori dalle trincee, problema che affligge anche i tedeschi. L’umore è decisamente basso, non solo per i disagi del maltempo, che vanno a sommarsi a quelli, terribili, della vita in trincea, ma anche perché, al contrario delle trionfalistiche previsioni dell’estate, ormai è chiaro a tutti che quella guerra non si risolverà in pochi mesi, ma che sarà un conflitto durissimo e molto lungo. Ma è la vigilia di Natale, e ai soldati danno un po’ di sollievo la lettura delle lettere da casa e i pacchi dono dalle famiglie. Dall’Inghilterra sono arrivati pacchi con il classico dolce natalizio, il plum pudding; e poi è arrivato anche il Princess Mary Gift Box, un pacco dono contenente pipa, tabacco, sigarette, accendino, una foto della giovane principessa Maria e un biglietto di auguri del re. I soldati che non fumano hanno ricevuto un pacchetto con dolciumi e una matita; quelli provenienti dall’India, oltre ai dolci, hanno ricevuto cibi speziati, mentre alle infermiere nelle retrovie sono stati mandati dolci e cioccolato.

Nella trincea opposta si trova il tenente Kurt Zehmisch, del 134mo Reggimento sassone; figlio di un coltivatore di rose, ha solo ventiquattro anni, e si trova da ottobre nella zona fra Messines e Armentières, a Sud di Ypres. Proprio la vigilia di Natale il suo reparto viene spostato in prima linea. Alle cinque del pomeriggio, per fortuna, un momento di distensione è dato dal servizio religioso, celebrato dietro le rovine di una fabbrica di zucchero. Il sacerdote tiene un sermone sulla nascita di Cristo e sulla Notte Santa, e i soldati cantano Stille Nacht. Dopo la funzione, e dopo il canto dell’inno nazionale, i sassoni si ritirano nei loro acquartieramenti e nelle trincee, dove sono stati recapitati anche per loro i pacchi dono inviati dal Kaiser Guglielmo II: pipe e piccoli oggetti fatti a mano, ma anche un albero di Natale con candele, inviato a tutte le unità combattenti, anche a quelle dei sottomarini. I soldati così addobbano gli alberi di Natale con le candele e li dispongono sui parapetti delle trincee; il tenente Zehmisch ordina, se possibile, di non sparare; una banda improvvisata inizia a suonare e i soldati a cantare. E qui accade il miracolo: i soldati inglesi, poco lontano, riconoscono la melodia; le parole sono diverse, ma si tratta di Silent Night.

Come sottolineò in una lettera il soldato Williams della London Rifle Brigade, la meraviglia era sentire “due nazioni che intonano entrambe gli stessi canti natalizi nel mezzo di una guerra”. Un ufficiale inglese, Bruce Bairnsfather, col suo comandante, sente i canti provenienti dalle linee tedesche, e decide di raggiungere l’estremo destro delle trincee, dove le linee inglesi sono più vicine a quelle tedesche. La paura è tanta, ma Zehmisch, laureato in lingue, insieme al soldato Moeckel, vissuto molti anni in Inghilterra, si affaccia sul parapetto e augura ai nemici buon Natale. Lì le trincee distano al massimo cento metri: non è difficile farsi intendere, così inizia uno scambio di auguri fra dirimpettai. I soldati inglesi, nelle loro lettere a casa, ci hanno tramandato la loro meraviglia per il fatto che molti tedeschi parlavano correntemente inglese (mentre pochissimi inglesi parlavano tedesco), ed erano disponibili a tradurre per chi parlava solo tedesco: una realtà stridente con l’immagine dei tedeschi sanguinari e crudeli che circolava comunemente. In altri casi, si ricorre al francese.

A questo punto dalla trincea tedesca qualcuno comincia a gridare in inglese: “Venite qui!”: un invito stranissimo, accolto, ovviamente, con diffidenza. Dalla trincea inglese qualcuno risponde: “Venite voi da noi”. Moeckel, con un altro soldato semplice, Huss, pensa che sia un buon momento per provare a scambiare sigari e sigarette, e così, in un clima di tensione e di incredulità fortissime, inizia un incontro a mezza strada fra le due trincee, con scambio di piccoli oggetti, sigarette, sigari, carne in scatola, birra, brandy, cioccolato. Si concorda di poter dare sepoltura ai morti, in un clima di sospensione irreale. L’aneddotica parla anche di una partita a pallone, in omaggio della quale, negli scorsi anni, durante i mondiali di calcio, Michel Platini inaugurò una targa commemorativa; ma né il luogo della moderna cerimonia, né le testimonianze fotografiche sono probanti: una celebre fotografia, che Besana riporta nel volume, è infatti stata scattata in Grecia e non certo nel mese di dicembre, come rivelano le divise dei soldati.

Gran parte degli episodi di tregua si verificò lungo una linea di circa cinquanta chilometri attorno a Ypres. Più che una tregua continua, si trattò di una serie di piccole tregue spontanee: gli storici britannici Malcolm Brown e Shirley Seaton hanno stimato che il cessate il fuoco si sviluppò per circa due terzi del fronte tenuto dagli inglesi, soprattutto con soldati sassoni (cfr. Christmas Truce. The Western Front December 1914, London 2001); ci fu qualche episodio di tregua anche tra francesi e belgi e tedeschi, ma si trattò di fenomeni meno frequenti di quelli fra sassoni e inglesi. Non tutti sono entusiasti della tregua: un caporale tedesco, che aveva passato la notte di Natale nei sotterranei di un’abbazia presso Ypres, scrive sdegnato nel diario: “Dove è andato a finire l’onore dei tedeschi?”. Quel caporale era il giovane Adolf Hitler.

Anche dall’altra parte la tregua non viene bene accolta: quando la notizia si diffonde negli alti comandi britannici, la London Rifle Brigade riceve dal generale Horace Smith-Dorrien l’ordine di cessare ogni tregua informale con il nemico; qualsiasi ufficiale scoperto a negoziare una tregua verrà sottoposto a corte marziale: è il 7 gennaio 1915.

L’ultimo brandello di tregua finisce l’11 gennaio 1915, quando la Somerset Light Infantry viene improvvisamente bersagliata dal fuoco dei cecchini. Gli inglesi ne deducono che i sassoni nelle trincee di fronte sono stati sostituiti da soldati prussiani. La tregua di Natale è finita. Dovranno passare quasi altri quattro anni perché si intraveda la fine generalizzata delle ostilità. Ma a un prezzo altissimo.

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