LETTURE/ “VianDante”: metti un’apecar, Pia dei Tolomei e la bellezza del cosmo…

- Paola Landolfo

Meritato successo milanese per “VianDante”, originale iniziativa di “MotoTeatro”, rassegna itinerante di “DeSidera Teatro”

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"VianDante" in Sant'Ambrogio (Foto Fabio Zavattieri)

Si è da poco concluso per una pausa estiva il primo ciclo di letture dantesche che si inserisce nel programma della seconda edizione di MotoTeatro, la rassegna itinerante di deSidera Teatro promossa dall’associazione culturale InAtto, ideato da Giacomo Poretti, Gabriele Allevi e Luca Doninelli, direttori artistici del Teatro Oscar De Sidera di Milano.

Nell’anno del settecentenario della morte di Dante Alighieri anche Milano come tantissime città d’Italia non ha voluto perdere l’occasione di rendere omaggio al Sommo Poeta fiorentino. Tanti sono stati, infatti, gli eventi proposti dal 25 marzo, giorno del Dantedì, fino ad oggi, ma quello di MotoTeatro merita di essere segnalato in modo particolare.

“Il piccolissimo teatro di Milano” con il suo palco itinerante è salito a bordo della sua Apecar per approdare nella meravigliosa cornice del quadriportico della Basilica di S. Ambrogio e, complice un’atmosfera suggestiva e coinvolgente, ha dato vita ad una lettura appassionata di alcuni canti della Commedia dantesca.

Tre delle sei serate previste dal programma fino alla fine di settembre si sono svolte davanti ad un pubblico numeroso e piacevolmente attento. Persone di età diverse si sono presentate ai primi tre appuntamenti di “VianDante” – questo il nome dell’iniziativa – magistralmente condotti da testimoni d’eccezione scelti non solo in qualità di critici letterari ma piuttosto per l’influenza che Dante Alighieri ha avuto nel loro lavoro e nella loro vita. Antonia Arslan, scrittrice e saggista italiana di origine armena, che è stata professoressa di letteratura moderna e contemporanea all’Università di Padova, accompagnata dalla lettura dell’attrice drammaturga di fama mondiale Angela Demattè; Lucia Bellaspiga, giornalista e inviata speciale del quotidiano Avvenire, con la lettura dell’attrice Laura Piazza e infine Marco Bersanelli, noto astrofisico, docente ordinario nell’Università degli studi di Milano, che è stato affiancato dalla lettura di Roberto Trifirò, attore milanese, tra i più importanti interpreti italiani.

Attraverso l’interpretazione “personalissima” di Antonia Arslan si è entrati, quasi in punta di piedi, nel quinto canto del Purgatorio dedicato ai peccatori che si sono pentiti un momento prima della morte. Il magistrale parallelismo tra i tre personaggi principali, Iacopo del Cassero, Bonconte da Montefeltro e la delicatissima Pia dei Tolomei ha messo in risalto le diverse dinamiche del pentimento che eleva l’animo umano non solo in chiave cristiana. Mirabile – per l’Arslan – la descrizione dantesca della disputa tra l’angelo e il demonio per la contesa dello spirito di Bonconte da Montefeltro che ha trovato un’ attualissima espressione nella cinematografia moderna come a testimoniare le diverse implicazioni, anche a settecento anni di distanza, delle suggestive immagini di un’opera intramontabile.

Nel secondo incontro ci si è trovati “catapultati” nelle diverse dinamiche infernali. La lettura coinvolgente di Laura Piazza, le inflessioni della sua voce, il pathos con cui ha recitato i momenti più concitati del terzo e del quinto canto, il quadriportico abilmente illuminato con delle luci tenui, ha portato il pubblico ad una immersione totale e quanto mai realistica nella cupa atmosfera infernale, quasi come se ci si trovasse in un angolo ad osservare con i propri occhi delle scene “vive”.

I due canti, profondamente antitetici ma anche paralleli, sono stati presentati come di grande attualità per le tematiche ivi trattate che oggi più che mai colpiscono l’individuo e la sua umanità, per i sentimenti che suscitano e per il linguaggio dantesco di cui ancora oggi si usano le espressioni (si pensi a “lacrime e sangue” riferito agli effetti delle punture di insetti a cui vengono sottoposti gli ignavi nel terzo canto, o ancora alle “dolenti note”, le voci colme di dolore dei lussuriosi del quinto canto, entrambe entrate nel linguaggio comune).

Gli ignavi, protagonisti del terzo canto, sembrano di fatto incarnare quella che Lucia Bellaspiga ha definito “pandemia dell’indifferenza”, un atteggiamento, diffusissimo in questi tempi, di apatica distanza dal disagio e dalla sofferenza altrui o da ulteriori situazioni rispetto alle quali non si prende alcuna posizione finché non se ne viene interessati direttamente.

L’amore che, invece, emerge nel quinto canto dal racconto della storia di Paolo e Francesca, travolti da un’irrefrenabile passione, sembra entrare, quasi fisicamente, nel cuore di chiunque si avvicina alla lettura del canto. Per un attimo il linguaggio dantesco si spoglia dei toni infernali per rivestirsi di delicata pietà come a ricordare che anche dopo secoli nulla di fondo è cambiato in questo sentimento d’Amore che commuove, fa penare e gioire allo stesso tempo.

L’ultimo incontro del primo ciclo, che ha visto come protagonista indiscusso l’astrofisico Bersanelli, ha elevato il numerosissimo pubblico intervenuto nella straordinaria dimensione del Paradiso. La lettura del ventisettesimo e ventottesimo canto, abilmente interpretati da Roberto Trifirò, ha permesso di riflettere sulla possibilità che Dante – definito da Bersanelli genio profondo – abbia intuito, direttamente o attingendo da fonti esterne, l’eleganza dell’universo. Un cosmo con le proprietà geometriche di una superficie sferica pur essendo uno spazio a tre dimensioni. Quello di Dante – secondo Bersanelli – è “un pensiero profondo ma semplicissimo, che non richiede particolari e ricercate conoscenze di geometria né di matematica, ma esige una mente aperta, pura, disponibile a guardare aspetti della realtà apparentemente ovvi con occhi diversi”.

La trattazione di queste tematiche ha permesso di ritornare alle conoscenze attuali. Con un linguaggio semplice e comprensibile, per niente accademico, Bersanelli ha spiegato ad un pubblico attento e catturato dalle sue parole lo stato dell’arte delle conoscenze cosmologiche così rendendole accessibili anche ai non addetti ai lavori. Con naturalezza e abile maestria ha dimostrato come diversi piani della conoscenza, se integrati e bilanciati, possono portare a riflessioni davvero interessanti.

Non possiamo dunque non essere grati a MotoTeatro per questa bellissima iniziativa che, dopo il periodo di restrizioni, ha dato un nuovo sapore alla vita che piano piano sta ricominciando e aspettiamo con trepidazione i prossimi incontri.

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