DIETRO LE QUINTE/ La Cassazione “boccia” le unioni gay della Boldrini

- Renato Farina

La presidente della Camera Laura Boldrini ha chiesto di regolarizzare le unioni gay. Ieri la Cassazione ha “bocciato” il porcellum. Cose diverse, ma una c’entra con l’altra. RENATO FARINA

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Laura Boldrini (Infophoto)

Perfetto il Capo dello Stato nella sua denuncia: le violenze contro i gay sono intollerabili. Continuo a ritenere che lo siano tutte, anche quelle contro i padri di famiglia. Ma c’è in quelle dirette contro gli omosessuali una carica razzista e ideologica particolarmente esecrabile. Napolitano è stato ancora una volta capace di esprimere il sentimento alto del nostro popolo.

Che c’entra però la lotta contro l’omofobia con quanto proposto dal presidente della Camera Laura Boldrini? La signora del Sel ha infatti chiesto di regolarizzare le unioni gay. Non ha specificato con quale statuto giuridico. Di certo nel programma del partito di Vendola si attribuiscono a questa unione i caratteri fondativi della famiglia. Insomma: il matrimonio. Ciò che la Costituzione fa valere invece solo per il patto tra un uomo e una donna.

Siamo gente di mondo. La cosa non ci stupisce. In Francia è passata una legge simile tra le proteste popolari. Ma qui il caso è diverso. Qui ad esprimere questa idea non è stato un leader di partito, ma la terza carica dello Stato, che parlava in quanto tale, con la pretesa di essere superpartes, e perciò di affermare valori semplicemente universali. Del resto è stata la stessa Boldrini a situarsi sul trono delle cose assolute e non controverse, allorché martedì scorso ha giustificato la propria afasia sugli attacchi portati da militanti del Sel a una manifestazione elettorale del Pdl (a Brescia, sabato 11 maggio), sostenendo che avrebbe significato entrare in contese partitiche, come se la libertà non fosse un bene assoluto anche quando a calpestarlo sono i simpatizzanti del proprio partito.

La Boldrini potrebbe dire: se sono la terza carica dello Stato è perché mi ha messo lì la grande maggioranza degli italiani, di cui dunque legittimamente interpreto i sentimenti. Balle, arciballe. Ora lo dice anche la Corte ci Cassazione.

La signora è diventata presidente grazie a una rappresentanza di deputati enormemente gonfiata. La sua coalizione conta nel Paese circa il 29 per cento di voti. Il premio di maggioranza gli ha attribuito il 55 per cento dei deputati. E allora, se non altro per prudenza costituzionale, dovrebbe astenersi dal trasformare l’ideologia del proprio microscopico partito (Sinistra ecologia e libertà ha ottenuto il 3,2 per cento) nel pensiero condiviso di tutti gli italiani.

In una situazione come questa, di sproporzione clamorosa tra consenso reale e numero degli eletti, ad avere piena legittimità sostanziale e non solo formale sono il Presidente della Repubblica e il governo, entrambi espressione di una maggioranza reale dei voti espressi (tra il 65 e il 70 per cento). Per cui la presidente Boldrini stia nei suoi panni. Autorità superpartes e in fondo miracolata da una legge sbagliata, eviti di propinare al popolo come sintesi universale il micropensiero di un’élite. Come diceva Togliatti, citato da Andreotti: “Piccoli partiti, piccole idee”.

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