MURO AL BRENNERO/ Come se non bastasse l’Isis

- Renato Farina

La crisi del Brennero di oggi, con l’Austria che schiera l’esercito sul confine, somiglia ad un confronto armato di 82 anni fa. Fa fermato al più presto. RENATO FARINA

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Foto da altoadige.geolocal.it

La crisi del Brennero di oggi, con l’Austria che schiera l’esercito sul confine, somiglia ad un confronto armato di 82 anni fa. Fu il preludio di un periodo barbaro, e non c’è bisogno di spiegare perché. L’Europa unita era nata proprio per evitare queste sciagure, la guerra civile europea, ed oggi invece con la sua fragilità, con l’egemonia in essa e su di essa esercitata dalla Germania, diventa essa stessa la possibile causa della tragedia. Bisogna assolutamente evitarlo. Il disfacimento dell’Europa che sta galoppando verso il ritorno agli Stati nazionali riporterebbe indietro le lancette della storia e caricherebbe i cannoni, non precisamente con i fiori.

Osserviamo i fatti. Prima quelli di oggi, poi il 1934.

Il conflitto in Siria e l’instabilità della Libia, in combinato disposto con la carestia che sta spingendo all’esodo milioni di persone dal sud del Sahara, riversa verso l’Europa ondate di profughi e di fuggitivi dalla fame. La via dei Balcani è oggi bloccata, e l’accordo tra Unione Europea e Turchia rispedisce o trattiene in Anatolia siriani, iracheni, afghani, pachistani che in massa vorrebbero dirigersi verso il Nord Europa. Resta un’altra rotta allora: quella che attraversando l’Italia conduca oltre le Alpi.

L’Austria che fa? Chiude i cancelli. Non si fida della capacità dell’Italia di controllare questo fenomeno epocale. Vienna di fatto in questo modo ordisce una secessione dall’Europa, che ha stabilito, con trattati sottoscritti dai governi e ratificati dai parlamenti, di considerare come frontiere solo quelle esterne rispetto ai 28 Paesi dell’Unione. Certo, l’Europa non è oggi una Federazione e neppure una Confederazione (che è una federazione dai vincoli interni meno forti), ma comportarsi come l’Austria equivale al “si salvi chi può”. Per capirci, immaginiamo l’Europa come fosse una grande nave da crociera. Improvvisamente a Sud un colpo di cannone provoca una falla. L’acqua entra a fiotti. La parte della nave che chiamiamo Italia è data per perduta. Si chiudono le saracinesche dei compartimenti stagni.

Questo è un gesto di chiara inimicizia. L’Italia è stata troppo tenera nelle proteste quando il governo micro-asburgico ha ipotizzato questa soluzione. Ora dev’essere l’Europa a prendere posizione per evitare una situazione assolutamente inaccettabile. Certo, noi non spariamo ai profughi o agli immigrati dall’Africa, non abbiamo nessuna intenzione di annegarli in mare. E le nostre capacità di ricezione-accoglienza sono in esaurimento. Questo implica uno sforzo comune per trovare soluzioni temporanee. Campi in piena sicurezza e di standard umanitari elevati in Libia o in Tunisia finanziati dall’Europa, e intanto un piano Marshall per l’Africa.

Perché non si fa? E perché l’Austria si sente così forte da sfidare l’Italia? Sente dietro di sé il sostegno della Germania. Ed in particolare della Merkel. La quale prima ha accolto i siriani, ma non vuole africani, e manda avanti come guardiana del Brennero la sorella Austria. 

Domenica 17 aprile c’è stata una riunione tra i capi della Cdu e della Csu. Der Spiegel ha rivelato, senza essere smentito, che nell’occasione la Merkel fosse perfettamente informata e concorde rispetto alla chiusura del Brennero da parte dell’Austria in caso di arrivo massiccio di profughi in Italia. 

Questo blocco del confine in Tirolo sarebbe un colpo gravissimo all’economia italiana e soprattutto una rottura traumatica del patto Ue. La Germania, così arcigna nel far valere gli zero virgola in nome delle regole che le fanno comodo, quando c’è in ballo non un decimale ma l’essenza stessa dell’Unione Europea manda avanti uno Stato satellite per tutelare egoisticamente se stessa.

La tentazione sarebbe: disfiamo questa Europa senza anima, frantumata, dove le nazioni ragionano secondo la filosofia del “mors tua, vita mea”. Annulliamola, ritorniamo agli Stati nazionali, ai confini rigidi, alle dogane e agli eserciti. E poi rifacciamola. Sarebbe un sogno impossibile. Ci si arriverebbe sì, ma dopo una guerra civile intraeuropea, magari senza bombe di piombo (forse), ma certo con armi cibernetiche alternative. Come se non bastasse l’Isis.

Bisogna insistere, ci vuole un’opinione pubblica forte, che provi ad ascoltare le voci moralmente alte che indicano un destino diverso — a me viene in mente solo il Papa —, e ispirino i governanti alla saggezza e alla pace, evitando egoismi nazionalistici suicidi.

Ed eccoci al 1934. Quando i nazisti austriaci nel 1934 assassinarono Engelbert Dollfuss, nell’intento di aprire la strada a un’invasione tedesca, Mussolini fece prontamente schierare quattro divisioni sul confine italo-austriaco. Un avviso chiaro: non avrebbe tollerato alcuna occupazione tedesca dell’Austria. Fu insignito del soprannome di “guardia del Brennero”. E Hitler si fermò. Però per poco. Nel 1938 procedette all’Anschluss, e Mussolini, isolato dopo l’avventura etiopica, lasciò fare.

Attenzione. Il Brennero è come il canarino del grisù. Segnala che c’è pericolo.

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