Liste d’attesa in sanità: è allarme/ Inutilizzati i fondi per diminuire i ritardi

- Sabrina Maestri

La sanità italiana versa in una drammaticità tale per cui si hanno liste d'attesa chilometriche anche di fronte a patologie che richiederebbero tempestività d'intervento.

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É allarmante sapere come i cittadini meno abbienti siano costretti a dover rinunciare a visite presso le Asl per i tempi di attesa esageratamente lunghi. Effettuare controlli privatamente costa troppo ma al tempo stesso trascorrono mesi (se non anni) prima di poter ottenere una prenotazione presso il servizio sanitario pubblico. E non parliamo solo di visite di routine. La situazione non cambia anche con riguardo alle visite più urgenti e agli interventi chirurgici che richiederebbero una certa tempestività d’azione. Questa è la sanità italiana ad oggi.

Come riporta Il Messaggero è stata Cittadinanzattiva ad aver denunciato la problematica, pubblicando nel suo ultimo report, “Rapporto civico sulla salute 2023”, la gravità della paralisi sanitaria. Ad aver rallentato maggiormente le tempistiche era stata, come sappiamo, la pandemia, durante la quale veniva data priorità alla cura del Covid accantonando la cura di ogni altra patologia. Ma la situazione non mostra miglioramenti nemmeno con la fine dell’emergenza sanitaria.

Cittadinanzattiva pubblica i dati più eclatanti delle liste d’attesa nella sanità

Fa specie sentir parlare di liste d’attesa che si possono protrarre anche fino a due anni per una mammografia non urgente, e tempi che raggiungono invece anche i 150 giorni per una mammografia di categoria B, che richiederebbe un controllo nel breve periodo, entro 10 giorni. Questo è quanto ha diffuso Cittadinanzattiva.

Tra gli altri esempi portati alla luce dall’associazione, per una gastroscopia con biopsia è necessario aspettare anche un anno, per una Tac da eseguire entro 10 giorni l’attesa è di 4 mesi, e per una risonanza magnetica prevista nelle 72 ore, è stato proposto un appuntamento a 30 giorni. E il caso ancora più sconcertante è stato quello di una paziente con tumore all’utero che ha dovuto aspettare fino a 3 mesi per un intervento che avrebbe richiesto la massima tempestività, non dovendo superare i 30 giorni. Tante sono state le testimonianze in questo senso in tutta Italia, da nord a sud. La drammaticità inoltre è di casa anche nei pronto soccorso, con ambulanze troppo lente e affollamenti in sede.

Che fine hanno fatto i fondi?

Alla luce di tutto ciò sarebbe necessario un massiccio intervento per risolvere il problema delle liste d’attesa della sanità italiana. Il governo e il Ministero della Salute avrebbero stanziato dei fondi per consentire alle Regioni di tagliare le liste di attesa e recuperare i ritardi sulle prestazioni. Eppure la situazione è rimasta pressochè identica in tutte le regioni. La quasi totalità delle Regioni non ha recuperato le prestazioni in ritardo a causa della pandemia e alcune di esse non hanno nemmeno utilizzato il fondo di 500milioni stanziati nel 2022 per recuperare le liste d’attesa. Si parla di un utilizzo totale pari solo a circa il 33%, per un totale di 165 milioni.

Ad aggiudicarsi l’ultimo posto è il Molise, che avrebbe investito solo 1,7% di quanto avrebbe avuto a disposizione per migliorare il servizio sanitario regionale. Proprio a fronte di questa situazione Cittadinanzattiva nella giornata del 12 maggio ha manifestato sotto il Ministero della Salute per sensibilizzare sulla problematica.





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