LOCKDOWN GERMANIA/ Merkel cerca la rivincita ma getta il paese nel caos

- Edoardo Laudisi

In Germania è scontro tra Merkel e stati federali. Dietro il lockdown si nascondono nodi politici sempre più difficili da sciogliere

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Il Parlamento tedesco (LaPresse)

DA BERLINO – Due settimane fa la cancelliera Angela Merkel dichiarava a un pubblico televisivo di milioni di persone il suo disappunto per il fatto che alcuni stati federali non rispettassero il “freno di emergenza” deciso nella riunione con i presidenti dei singoli stati. Il freno doveva far scattare le restrizioni nei Länder (gli stati federali) nel caso in cui il numero di infezioni da Covid avesse superato quota 100 per 100mila abitanti.

La critica di Angela Merkel mirava soprattutto al presidente federale della Cdu, nonché governatore dello stato della Renania settentrionale-Vestfalia, Armin Laschet. Nella bella provincia renana, infatti, lo shopping è proseguito come se nulla fosse anche quando le nuove infezioni hanno sfondato quota 100. “Ora dobbiamo prendere le misure appropriate con grande serietà. Alcuni stati lo stanno facendo, altri no”, aveva ribadito Merkel davanti alle telecamere amiche del canale televisivo Ard, concludendo poi con un micidiale “il coprifuoco può essere un mezzo molto efficace”, prima di annunciare colloqui intensi con i Länder sul come accrescere l’influenza del governo federale. Dopo due settimane questi colloqui hanno portato a un accordo tra i partiti politici di maggioranza, che sarà inserito in un progetto di legge durante questo fine settimana.

Nell’intesa viene fissato un indice settimanale di oltre 100 nuove infezioni ogni 100mila abitanti. Finché il numero di infezioni resta al di sotto di quota cento, valgono le decisioni dei governi federali e quindi i Länder rimangono responsabili dei regolamenti che disciplinano le procedure in materia di Covid. Non appena le infezioni superano quota 100, ha effetto la nuova legge che dà al governo centrale il potere di imporre direttamente lockdown e coprifuochi a livello nazionale scavalcando i Länder. L’accordo annunciato venerdì dalla portavoce del governo Ulrike Demmer significherebbe la fine delle riunioni sempre più lunghe e controverse tra organi federali e governo sul come affrontare la pandemia. Appena l’intesa sarà legge non sarà più necessario rinegoziare ogni tre o quattro settimane i provvedimenti da attuare ma tutto procederebbe con il pilota automatico. Nel frattempo, per portarsi avanti con il lavoro è stata annullata la riunione tra stati federali e governo centrale, prevista per lunedì prossimo. La prossima settimana non ci sarà nessun incontro dei governatori con la cancelliera per discutere di Covid.

Tutto bene quindi? Niente affatto, perché nonostante l’annuncio trionfale di venerdì pomeriggio da parte della portavoce del governo, Angela Merkel ha fatto nuovamente i conti senza l’oste. Già le ultime riunioni dei governatori degli stati federali avevano mostrato all’opinione pubblica come stati e governo centrale fossero sempre più divisi nella lotta contro il virus. Negli ultimi tempi si aveva l’impressione di uno scontro di tutti contro tutti, dove le procedure sanitarie parevano il pretesto per regolare conti politici di ben altra portata. E così l’intesa annunciata e data come fatta non è durata lo spazio di un pomeriggio per via della reazione di molti stati federali importanti.

Il primo ministro della Bassa Sassonia Stephan Weil (Spd) ad esempio, vede la situazione pandemica in modo molto diverso da Angela Merkel. “Attualmente non si nota un aumento esponenziale del numero di infezioni, come si temeva” ha dichiarato Weil a una trasmissione televisiva del canale nazionale Zdf. Weil ha respinto decisamente il breve lockdown a livello nazionale tirato in ballo da Merkel e Laschet dicendosi preoccupato “che qui si giochi con un termine (il lockdown breve) di cui nessuno sa bene cosa significhi”.

Infatti non è chiaro cosa s’intenda per lockdown breve. Un week-end con ponte, una mezza settimana o un tempo estendibile all’infinito come sta accadendo in Italia? Anche il governatore della Turingia Bodo Ramelow è critico con l’Infektionsschutzgesetz (legge sulla protezione da infezioni) in quanto “non ha senso credere che questo atto possa essere applicato contro il volere degli stati federali” e ha fatto notare come il paese stia ancora aspettando il famoso piano di intervento promesso dalla cancelliera a febbraio.

Contro l’accordo si sono espressi i governatori del Saarland e della Sassonia ma il malcontento riguarda un po’ tutti, con pochissime eccezioni, tanto che viene da chiedersi che senso abbia annunciare un’intesa sulla quale dissentono tutti. La partita non è affatto chiusa e l’iter della legge si preannuncia complicato e pieno di insidie.

La sensazione è che tutta questa fretta di Angela Merkel nel voler imporre una legge nazionale che di fatto esautora gli stati federali non sia giustificata da un incremento delle infezioni, ma nasconda una voglia di rivincita per la figuraccia di qualche settimana fa. Allora la cancelliera fu costretta a rimangiarsi il lockdown pasquale in seguito alle proteste dell’opinione pubblica, e i Länder furono proprio tra coloro che protestarono di più. Ora Angela prova a rifarsi investendo della questione il Parlamento che controlla come le sue tasche dal momento che non esiste opposizione degna di questo nome, nel tentativo di arrivare più o meno integra agli appuntamenti elettorali del 2021. Il 6 giungo si voterà in Sassonia-Anhalt, il 12 settembre in Bassa Sassonia e il 26 settembre ci saranno le politice. E allora è tempo che il re s’inginocchi e uccida.

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