LOMBARDIA ZONA ROSSA, RINVIATA SENTENZA TAR/ Lunedì esito ricorso anti-Dpcm

- Niccolò Magnani

Regione Lombardia attende l’esito del ricorso al Tar del Lazio contro la zona rossa: no sentenza oggi, rinviato tutto a lunedì. Potrebbe cambiare il sistema cromatico del Dpcm

letizia moratti
Regione Lombardia, Letizia Moratti e Attilio Fontana (LaPresse)

Poco dopo le ore 13 si è conclusa l’audizione al Tar del Lazio sul ricorso presentato dalla Regione Lombardia, ma una sentenza non c’è: tutto rinviato a lunedì prossimo (25 gennaio 2021, ndr) per decisione del giudice che vuole valutare i nuovi dati dell’emergenza sanitaria in Lombardia dopo l’aggiornamento del fine settimana.

Sono in tutto 3 i provvedimenti impugnati al Tar da Regione Lombardia tramite il ricorso oggi presentato: l’ordinanza firmata da Speranza il 16 gennaio scorso che fissa in zona rossa la Lombardia; il Dpcm del 14 gennaio nella parte sui criteri di classificazione delle aree di rischio; il decreto 30 aprile 2020 che elenca elenca i «criteri relativi alle attività di monitoraggio del rischio sanitario». Nel frattempo il Tar del Lazio ha annunciato che acquisirà diversi dati epidemiologici attraverso un decreto istruttorio nei prossimi giorni. Secondo fonti Rai al Pirellone, vi sarebbe una concreta speranza per una soluzione positiva del ricorso presentato dalla giunta Fontana.

LOMBARDIA ZONA ROSSA: OGGI L’ESITO?

È il giorno tanto atteso oggi dalla Regione Lombardia per l’esito del ricorso presentato nei giorni scorsi al Tar del Lazio sulla messa in zona rossa del territorio lombardo dopo l’ultima cabina di regia anti-Covid e l’ordinanza successiva del Ministro della Salute Roberto Speranza. Alle ore 12 si riunisce l’udienza del giudice monocratico della sezione 3^ quater del Tar del Lazio e sul tavolo vi sarà proprio il ricorso di 23 pagine presentato da Regione Lombardia: qui il testo integrale. Si contesta sostanzialmente le nuove condizioni di “restrizione da zona rossa” inserite nel Dpcm 14 gennaio, dove la classificazione e il monitoraggio ampliano le possibilità per le Regioni di finire in lockdown.

La Regione chiede al Tar «una valutazione cautelare immediata» ma anche «l’abbreviazione dei termini processuali nella misura massima possibile» dato «il regime temporale del provvedimento impugnato»; dopo lo stop del Ministero della Salute alle richieste di revocare temporaneamente la zona rossa in Lombardia, la giunta Fontana guarda con speranza e attesa alla sentenza in arrivo oggi pomeriggio.

RICORSO LOMBARDIA VS DPCM: COSA PUÒ SUCCEDERE

Se il Tar confermerà il Dpcm e respingerà il ricorso, la Lombardia dovrà rimanere zona rossa fino almeno al 31 gennaio prossimo, nonostante dati e criteri siano nettamente migliorati rispetto alle scorse settimane: «le nuove misure disposte sono illegittime e costituiscono un vulnus gravissimo (ed ingiustificato) al tessuto economico, sociale e produttivo della Regione», si legge nel ricorso durissimo di Regione Lombardia, «la classificazione in zona rossa preclude infatti, come noto, lo svolgimento di una vastissima platea di attività economiche ritenute non essenziali, oltre a limitare ulteriormente la possibilità di movimento dei cittadini e la fruizione del servizio scolastico».

Si chiede il rinnovo della valutazione dei dati epidemiologici a fronte dei criteri effettivi: «incredibilmente il dato dell’incidenza settimanale (nuovi contagi ogni 100mila abitanti) non assume alcun rilievo, o comunque, assume un rilievo del tutto recessivo rispetto all’indice di trasmissibilità Rt». La classificazione della cabina di regia ha invece posto interesse esclusivo per il dato dell’Rt ma gli altri indicatori non avrebbero indicato la Lombardia da zona rossa: il verdetto della Regione è netto, «Il Dpcm del 14 gennaio, dando peso prevalente all’Rt, non riesce ad intercettare le situazioni di reale rischio per la tenuta del sistema sanitario» dopo però aver sospeso attività e produzioni in maniera «gravemente penalizzante l’intero tessuto sociale ed economico», lamenta il Governatore Attilio Fontana. Se invece il Tar alla fine dovesse valutare positivamente le richieste della Lombardia, allora si aprirebbe un “vulnus” dalle conseguenze nazionali importanti: il sistema cromatico intero potrebbe perdere di “valore legale” presentando così un notevole problema alle regole modificate nel Dpcm dal Governo Conte, dato che anche altre Regioni in futuro avrebbero un “precedente” cui appellarsi.



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