Lotta all’evasione/ Nel mirino anche i guadagni online: quando verranno tracciati?

- Sabrina Maestri

I guadagni online provenienti dalle vendite sulle piattaforme del web saranno conteggiati ai fini delle tasse. Sono previsti però limiti al di sotto dei quali il fisco se ne disinteresserà.

Guadagni online Guadagni online

In un mondo digitale in cui crescono le professioni sul web e le vendite tramite piattaforme online si rende sempre più necessario controllare le entrate provenienti anche da questi canali, in un’ottica di lotta all’evasione fiscale. Ecco che dunque anche i guadagni online devono essere opportunamente tracciati. É quanto l’Agenzia delle Entrate sarà tenuta a fare alla luce del recente recepimento della relativa direttiva europea.

Il riferimento è alla Direttiva UE 2021/514 (Dac 7) . Lo scorso 23 febbraio il Consiglio dei Ministri ha adottato il decreto legislativo di attuazione, che sarebbe dovuto essere approvato entro il 31 dicembre 2022. Con questo provvedimento le attività che saranno oggetto di comunicazione all’Agenzia delle Entrate sono quelle riguardanti la locazione di beni immobili, il noleggio di mezzi di trasporti, oltre anche alla fruizione di servizi personali e alla vendita di beni.

In pratica nel mirino sono tutte quelle pratiche ormai diffusissime su app o siti web quali, ad esempio, Booking e Vinted. Le società collegate a queste piattaforme dovranno comunicare i guadagni dei loro utenti al Paese membro dell’Unione europea in cui hanno sede. Un modo, questo, che permetterà un migliore monitoraggio delle tasse dovute, portando un gettito di circa 30 miliardi di euro secondo le stime di Bruxelles.

Tracciamento dei guadagni online: alcuni chiarimenti

La citata direttiva europea è entrata in vigore già lo scorso 1° gennaio 2023, quindi le prime comunicazioni dovranno pervenire al fisco entro il 31 gennaio 2024, con riferimento ai guadagni online del 2023. Vanno comunque fatte alcune precisazioni.

Dal tracciamento saranno infatti escluse le pratiche che porteranno entrate di bassa entità. Il limite è stato fissato ai 2.000 euro. La nuova regola quindi non riguarderà chi resterà al di sotto di questo tetto o comunque chi effettuerà un numero di vendite inferiore a 30.

Va poi anche chiarito che, a seguito del provvedimento, sia privati che aziende che si avvarranno delle piattaforme online di vendita dovranno fornire tutti i dati utili ai fini dei controlli fiscali. Quindi i privati dovranno comunicare le generalità e il codice fiscale o la partita iva. Mentre le aziende dovranno inserire la ragione sociale, indirizzo e partita iva. Senza questi dati sarà negata l’iscrizione alla piattaforma stessa.

Regole dunque più ferree che potrebbero comportare sanzioni per le società che gestiscono le piattaforme online senza attenersi agli obblighi indicati e che terranno nel mirino coloro abituati a importanti attività nell’e-commerce.





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