LUCIO BATTISTI/ Dalla: “Un tipo schivo che non scendeva a compromessi” (Techetechetè)

- Matteo Fantozzi

Lucio Battisti, Techetechetè: la scelta di riservatezza di Lucio Battisti ha riguardato anche e soprattutto la natura della malattia che lo ha portato alla morte nel 1998

Lucio Battisti
Lucio Battisti (Web, 2018)

Lucio Battisti è una delle presenze preminenti del panorama cantautorale italiano. Per questo motivo, non poteva non comparire nella rassegna di Techetechetè dedicata alle Superstar. A quegli artisti, cioè, che si sono distinti per il loro talento e il loro innato carisma esercitato quantomeno presso il pubblico italiano. Nello speciale di stasera, Battisti è presente con I giardini di marzo, brano del 1972 contenuto nell’album Umanamente uomo: il sogno. Il suo omonimo Lucio Dalla lo descrive come un tipo piuttosto schivo, poco disposto a trovare delle commistioni, a scendere cioè a compromessi. “Al di là delle poche persone che lo frequentavano, sembrava vivesse all’interno di un iglù. Introdusse un modello di musica leggera che oggi sarebbe improponibile”. Battisti è passato alla storia come il cantautore modesto e riservato, poco incline ad arrendersi dinanzi ai gossip e alle critiche. Eppure  – di critiche – ne ha sempre incassate molte. Il suo focus è sempre stato la scrittura, più che la musica e tutto quello che le gravita attorno. Anche per questo ne è uscito vivo. (agg. di Rossella Pastore)

La prematura scomparsa di Lucio Battisti, di cui si parlerà oggi a Techetechetè

La forte carica innovativa di Lucio Battisti, la grandissima espressività musicale e il sodalizio con il paroliere Mogol hanno consegnato ai posteri una serie di brani entrati nella cultura musicale e cantati ancora con lo stesso entusiasmo e le stesse emozioni di trent’anni orsono. Lucio Battisti è stato un personaggio estremamente schivo, riservato e geloso della propria vita privata, tanto da autoescludersi dalle apparizioni pubbliche dopo solo una decina d’anni dagli esordi, continuando però a incidere brani di enorme successo. Nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone in provincia di Rieti, esattamente il giorno dopo l’altro grande Lucio (Dalla) della canzone italiana, l’estrema riservatezza di Battisti ha reso molto scarne anche le notizie della sua infanzia e dei suoi esordi musicali; le cronache rivelano che come quasi tutti i cantautori dell’epoca inizia a strimpellare la chitarra in gruppi di ragazzi spiccando però per la sua capigliatura folta e riccia e per il suo curioso tono di voce, sottile ma coinvolgente. La svolta nella carriera di quello che sarebbe diventato un’icona della musica italiana è avvenuta nel 1965, quando Lucio incontra Giulio Rapetti – in arte Mogol – e insieme compongono brani che sono stati la colonna sonora di molte generazioni per oltre quindici anni.

Lucio Battisti: la vita pubblica fuori dai riflettori

La vita pubblica di Lucio Battisti, oggi tra i protagonisti di Techetechetè, è stata molto limitata anche perchè negli anni Settanta e Ottanta, il periodo di maggior notorietà del cantautore, il mondo del gossip e dei media erano diversissimi da oggi e le apparizioni in televisione non andavano oltre le poche trasmissioni delle reti nazionali. Tra la più famose e meritevoli di una citazione, ricordiamo il celebre duetto con Mina – un altro “mostro sacro” della musica che si è autoesclusa dalla scena pubblica – realizzato durante il varietà televisivo Teatro 10 sul primo canale Rai nel 1972; in dieci minuti di esibizione in coppia, i due grandi artisti hanno interpretato ciascuno i brani dell’altro, sia singolarmente che a due voci, regalando al pubblico un ricordo ancora vivido a distanza di quasi cinquant’anni e coincidente con l’ultima apparizione televisiva di Lucio in Italia. Tra la canzoni comprese in quei circa dieci minuti di indimenticabile esibizione è impossibile non citare titoli come “Insieme”, “Mi ritorni in mente”, “Il tempo di morire”, “Io e te da soli” oppure “Pensieri e parole”, testi immortali che hanno fatto la storia della musica leggera italiana.

Gli anni successivi all’ultimo album di grande successo, “Una giornata uggiosa” del 1980, hanno visto un Battisti alla ricerca di nuovi orizzonti musicali dopo la scissione consensuale del binomio con Mogol, affiancandosi ad altri parolieri ma senza mai ricalcare lo stesso successo di pubblico e di vendite raggiunto nei vent’anni precedenti. La scelta di riservatezza di Lucio Battisti ha riguardato anche e soprattutto la natura della malattia che lo ha portato alla morte nel 1998, avvenuta dopo un ricovero di pochi mesi coperto come sempre dal riserbo più assoluto. Alle sue esequie, avvenute ovviamente in forma strettamente privata, hanno partecipato solamente venti persone, tra cui non poteva mancare l’amico Mogol nonostante la separazione artistica avvenuta una quindicina di anni prima. Sia per la sua grande carica innovativa che per l’estrema privacy che ne ha caratterizzato buona parte della vita, la figura di Lucio Battisti è rimasta nell’immaginario collettivo e ancora oggi ogni programma televisivo che ne racconti una parte avrà sempre un ampio seguito di pubblico di tutte le età.

Il duetto con Lucio Battisti-Mina



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