MANOVRA & COLLE/ La strategia di Letta che disturba il “metodo Draghi”

- int. Francesco Forte

La proposta di Enrico Letta di un patto tra le forze politiche sulla manovra va letta anche come mossa tattica nella partita del Quirinale

enrico letta
Enrico Letta (Lapresse)

Sono iniziati i lavori del Senato sulla Legge di bilancio, in vista dei quali Enrico Letta ha chiesto ai leader politici un confronto in modo da evitare che sulla manovra ci sia “un Vietnam parlamentare”. Secondo Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze, «questa proposta del Segretario del Pd mi sembra una mossa tattica per cominciare a tastare il terreno e capire se può riuscire a mettere insieme una “maggioranza”, isolando Salvini e Meloni, per decidere cosa fare per il Quirinale, e dando anche una rassicurazione a M5s».

Quale rassicurazione?

Che comunque vada l’elezione del nuovo capo dello Stato si eviterebbe il ritorno alle urne. La rassicurazione sarebbe che se Draghi andasse al Quirinale, il rischio di elezioni anticipate verrebbe scongiurato: ci sarebbe già una “maggioranza” per formare un Governo Pd, Leu, M5s, centristi e Forza Italia. In questo modo Letta cerca anche di isolare Renzi, perché ha l’impressione, per me fondata, che voglia spostarsi verso destra.

Secondo lei, Letta ha quindi in mente di fare in modo che Draghi vada al Quirinale?

Non credo abbia in mente davvero il suo nome. In ogni caso la sua mossa disturba il Premier che non vuole ancora scoprire le carte sulle sue scelte future, che potrebbero anche portarlo fuori dall’Italia come avvenuto in passato. Inoltre, il fatto che ci sia un confronto come quello ipotizzato da Letta crea dei problemi a Draghi perché è lui che deve dare le carte e fare il mediatore tra le varie anime del suo Governo.

Secondo lei, quindi, la proposta di Letta sulla manovra in realtà rappresenta una mossa tattica in vista della partita del Quirinale?

Sì, anche perché sulla manovra non si riesce a capire in che modo si possano mettere d’accordo, senza che vi sia un mediatore terzo come Draghi, partiti con visioni così diverse.

Il fatto che Salvini abbia dato la sua disponibilità a incontrare Letta rovina quindi i piani del Segretario dem…

Beh, probabilmente alla Lega hanno fiutato il vento e non vogliono lasciare il pallino in mano a Letta.

Visto che la mossa di Letta disturba Draghi, il Premier potrebbe mandare un messaggio ai partiti decidendo da palazzo Chigi, con il metodo della cabina di regia, e non in Parlamento, come usare gli 8 miliardi per la riduzione delle tasse?

Draghi ha sicuramente le sue idee, ma su alcuni temi non prende una posizione netta anche perché non ha tecnici fidati competenti in quei campi. Questo vale, per esempio, nel caso del fisco: non potrebbe chiedere a Franco di essere il regista di un’operazione per decidere come tagliare le tasse perché non è una materia su cui il ministro dell’Economia ha le competenze necessarie. Il Premier vuole evitare l’errore di Monti, che ha affrontato temi delicati, come le imposte sugli immobili e le pensioni, senza le persone più adatte, cioè degli operativi, non dei meri tecnici, per farlo.

Poc’anzi ha ricordato che Draghi non vuole ancora scoprire le carte sulle sue scelte future. Pensa che deciderà anche in basso all’andamento dell’economia, visto che il Pil crescerà meno degli scorsi trimestri e l’inflazione sta aumentando e facendo sentire il suo peso sulle tasche degli italiani?

Ho l’impressione di sì. Con un mercato del lavoro rigido come il nostro, a un certo punto la crescita economica si bloccherà per mancanza di produttività. Finora c’è stato un recupero del Pil, non ancora concluso perché non è tornato ai livelli pre-Covid, e c’è un tasso di inflazione che continua a crescere. Questo vuol dire che entro due anni la festa sarà finita. In più se non vengono fatte le riforme qualcuno verrà a chiederne conto. E non parlo solo dell’Ue, che sta passando un momento piuttosto critico, ma anche delle agenzie di rating, dei mercati visto il nostro livello di debito pubblico. Se Draghi deciderà di andare al Quirinale potrà quanto meno indicare le persone più adatte a risolvere i problemi, a fare le riforme, da inserire nel Governo.

(Lorenzo Torrisi)

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