MANOVRA/ Forte: il centrodestra diviso ha aiutato le mosse anti-crescita di Pd e M5S

- int. Francesco Forte

Il Cdm ha approvato il Dpb, che rappresenta lo scheletro della prossima Legge di bilancio. Per l’ex ministro delle Finanze Forte ci sarà poco per la crescita

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Mario Draghi, presidente del Consiglio, e Daniele Franco, ministro dell'Economia (LaPresse)

Il Consiglio dei ministri martedì ha approvato all’unanimità il Documento programmatico di bilancio, ma non sarà semplice arrivare a una quadra condivisa sulla Legge di bilancio. Anche per questo è stato deciso di prendersi una settimana di tempo per cercare di trovare una linea condivisa, specialmente sul futuro del Reddito di cittadinanza e della misura pensionistica che dovrà sostituire Quota 100, tenendo anche conto di quanto ricordato ieri dai rappresentanti dell’Ocse alla commissione Bilancio del Senato: “L’Italia spende per pensioni e servizi del debito molto di più rispetto agli altri paesi Ocse e questo penalizza i giovani e le prospettive di crescita future”. Per ora sul primo fronte è chiaro che non ci sarà una cancellazione, vista la conferma delle risorse stanziate, mentre sul secondo che non vi sarà un brusco ritorno al sistema previgente.

Nella maggioranza non manca anche la richiesta di più risorse per il taglio delle imposte o di aggiustamenti sui bonus legati alle ristrutturazioni edilizie. Tornando al Documento programmatico di bilancio, Francesco Forte, ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie, lo ritiene «deludente, perché punta sì sulla crescita, ma non contiene quello che sarebbe necessario per raggiungere questo obiettivo, evidentemente perché condizionato dalla componente sinistra della maggioranza».

Cosa sarebbe necessario per favorire la crescita?

Con il tasso strutturale di disoccupazione presente nel nostro Paese non riesco a capire come non ci si renda conto che la crescita non può andare avanti ad alto ritmo se non per alcuni tipi di imprese. La cosa principale da fare, quindi, è liberalizzare il mercato del lavoro, in modo da favorire il dinamismo e la flessibilità necessari allo sviluppo economico. Alle imprese servirebbero i contratti di produttività. L’ideale sarebbe addirittura avere la possibilità di stipulare contratti regionali per tenere conto dei diversi costi della vita presenti nelle aree del Paese. Occorre decentrare e liberalizzare per avere una crescita di lungo termine sostenuta.

Per le imprese ci sono però misure importanti come il taglio del cuneo fiscale, il rinvio di sugar e plastic tax, il rinnovo dei crediti di imposta per gli investimenti legati al piano Transizione 4.0…

La riduzione delle imposte è sicuramente necessaria, ma intendiamoci: stiamo parlando di mancette che accontentano Confindustria, creando però una serie di squilibri. Non mi pare che ci sia qualcosa in grado di consentire veramente una crescita elevata di lungo termine. Rischiamo invece di avere un recupero nel breve seguito da una situazione come quella pre-Covid con tassi di crescita molto modesti. Anche sul lato della spesa non c’è una riduzione della stessa a favore dell’impresa privata. Non si coglie quindi l’occasione per ridurre l’investimento a carico dello Stato perché diventi invece a carico del sistema di mercato.

E questo risultato, come diceva prima, lo si deve al condizionamento di Pd, Leu e M5s?

Sì, abbiamo una sinistra antiquata, che si perde in discorsi ideologici legati anche ai cosiddetti nuovi diritti invece di rinnovarsi. Il risultato delle amministrative sta avendo le sue conseguenze e anche la volontà di non cancellare il Reddito di cittadinanza, assecondata dal Pd per tenersi buono M5s, ne è una dimostrazione. Credo che Draghi stia commettendo l’errore, forse dovuto alla necessità di tenere insieme una coalizione molto variegata, di non forzare troppo la mano, ma dal mio punto di vista avrebbe dovuto farlo almeno sul mercato del lavoro.

Il centrodestra deve quindi rassegnarsi a subire i condizionamenti della componente sinistra della maggioranza?

Il problema principale di Lega e Forza Italia è che rischiano di dividersi sul tema delle pensioni e mi pare non abbiano una vera proposta unitaria, a parte un generico richiamo alla necessità di tagliare le tasse: così è difficile farsi valere. Inoltre, non vedo nelle loro fila degli economisti di rilievo capaci di spiegare a Franco come si dovrebbe cambiare l’impianto della manovra. Mi lasci per concludere segnalare un’altra mancanza nella strategia economica del Governo che si va delineando.

Prego.

Sarebbe importante riuscire ad aumentare la robustezza finanziaria dello Stato cercando di non accrescere la mole di debito pubblico presente sul mercato secondario dei titoli di stato. Non dobbiamo infatti scordare che prima o poi verrà meno l’intervento straordinario della Bce. Ed è necessario proteggere il nostro sistema bancario che ha in pancia tanti Btp. Per questo credo occorra cercare di decentrare il debito a livello regionale, in modo che non arrivi sul mercato finanziario internazionale.

(Lorenzo Torrisi)

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