MANOVRE SUL QUIRINALE/ Sgarbi: Berlusconi guida il gioco che porta a Draghi

- int. Vittorio Sgarbi

Oggi ci sarà il vertice del centrodestra e secondo fonti di FI Berlusconi potrebbe sciogliere la riserva. Per aprire la strada a Draghi. Ecco come

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il premier Mario Draghi con Luigi Di Maio (M5s), ministro degli Esteri (LaPresse)

Oggi ci sarà l’atteso vertice del centrodestra, chiesto e ottenuto da Salvini e Meloni, e secondo fonti di Forza Italia Berlusconi potrebbe sciogliere la riserva. In realtà “al momento non sappiamo che cosa Berlusconi intenda fare” ammette al telefono Vittorio Sgarbi, critico d’arte, deputato del gruppo misto e mattatore dell’operazione Scoiattolo, la “campagna acquisti” lanciata per portare al Quirinale l’ex presidente del Consiglio.

Finora Berlusconi ha tenuto i giochi bloccati e il perché emerge chiaramente dalle parole di Sgarbi. “Se Berlusconi è in sé, deve dire un nome e quindi il destino di Draghi è in mano sua”.

Se dice Draghi?

In questo caso, Draghi va a fare il presidente della Repubblica con i voti del centrodestra e non ha difficoltà a trovarne nel centrosinistra.

Ma l’ultimo orientamento di Berlusconi qual è?

Fino a ieri non era per Draghi, ma neppure per sé medesimo.

C’è la sensazione che Draghi sia il candidato dei grandi giornali…

Appunto.

Ma anche di Berlusconi. Con mezzo parlamento che non lo vuole. Conferma?

Sì. Berlusconi ha sempre ribadito di volere Draghi al governo e non al Quirinale… allo stato non mi sembra il più propenso a sostenerlo. Se dice a Salvini “andiamo su Draghi”, a quel punto la partita è finita. Se invece il centrodestra non sposa il suo nome, Draghi è fritto.

Lei ha già detto in diverse occasioni che Berlusconi ha comunque vinto, perché?

Perché tutto dipende dalla sua decisione. La sua vittoria è nel cavalcare la nomina di Draghi o nell’impedirla.

Chi governa la massa dei voti pentastellati?

Tutti i fuoriusciti sono contro Draghi, dentro il gruppo attuale almeno la metà sono contro, oltre allo stesso Conte. Facendo le somme, sono quasi 200 voti incontrollabili.

Però un’idea ce l’hanno. Qual è?

È più a o meno la posizione di “Alternativa c’è”: mai col Pd, no a Draghi, sì a un candidato di centrodestra che non sia Berlusconi. Quindi qualunque nome di centrodestra si porta dietro un bel po’ di quei voti.

Questo vuol dire che Draghi…

Esce presidente solo da un accordo secco tra destra e sinistra.

Cosa può dirci dei possibili candidati di centrodestra? Sono circolati i nomi di Pera, Casellati, Moratti, Casini…

Anche su quelli Berlusconi deve dire la sua. Credo che potrebbe dire sì o a Gianni Letta o alla Casellati. Tutti gli altri nomi mi sembrano poco probabili.

Tremonti?

Lo odia ferocemente, quindi non ha nessuna chance.

È stato messo in circolazione anche il nome della Belloni, attuale direttore generale del Dis.

Berlusconi non sa neppure chi sia.

Questa lunga attesa intorno alle decisioni di Berlusconi chi ha logorato di più?

Non lui, è il suo trionfo vero perché guida il gioco. Non può puntare su se stesso, per ragioni politiche che sappiamo. Chissà, forse se avessimo cominciato prima la campagna sarebbe stato diverso.

Come è nata l’operazione Scoiattolo?

Quando Berlusconi mi ha chiesto di votarlo, mi ha detto che poteva avere fino a cento voti in più oltre il centrodestra. Allora io gli ho chiesto chi fossero, questi voti, quali facce avessero. E ho proposto un metodo bizzarro.

Le telefonate dirette?

Sì. Invece di chiamare dieci capi-bastone, chiamiamoli tutti a uno a uno, gli ho detto. Per molti sarebbe stata la prima telefonata importante che ricevevano da quando sono parlamentari. Ma avremmo dovuto cominciare prima. Così invece siamo arrivati solo a una cinquantina di persone.

A sinistra chiedono un candidato condiviso.

L’unico candidato condiviso può essere Draghi, ma solo se viene proposto dal centrodestra. In questo caso a sinistra non possono dire di non volerlo. Ma se viene proposto da sinistra, Berlusconi e Salvini lo bloccano.

(Federico Ferraù)

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