Manuela Bailo, a processo Fabrizio Pasini/ “L’omicidio è premeditato”

- Silvana Palazzo

Manuela Bailo, a processo l’amante Fabrizio Pasini. Per il pm non ci sono dubbi: “L’omicidio è premeditato”. E l’ex sindacalista viene rinviato a giudizio

Manuela Bailo
Manuela Bailo (Foto Facebook, 2019)

L’inchiesta sull’omicidio di Manuela Bailo è chiusa e nelle scorse ore è arrivato il rinvio a giudizio per Fabrizio Pasini. Gli inquirenti non hanno dubbi, secondo Il Giorno: l’ex sindacalista Uil va processato per omicidio premeditato e occultamento di cadavere. La difesa aveva provato nei giorni scorsi a smontare l’ipotesi della premeditazione, infatti nei giorni scorsi aveva depositato in Procura una memoria e un canovaccio uguale a quello trovato sul corpo di Manuela Bailo nella fossa dei liquami, ma il pm Francesco Carlo Milanesi non ha cambiato idea. Il 48enne di Ospitaletto, in carcere dal 20 agosto, avrebbe eliminato la collega e amante perché diventata scomoda. Sposato e padre di due figli, avrebbe organizzato l’omicidio di Manuela Bailo, con cui aveva intrecciato una relazione contrastata prima di andare in ferie con la famiglia. La 35enne di Nave, innamorata di Fabrizio Pasini, lo voleva tutto per sé, ma le vacanze rappresentavano sempre un motivo di aspre liti tra i due.

MANUELA BAILO, FABRIZIO PASINI A PROCESSO

E quindi Fabrizio Pasini, per sistemare il problema una volta per tutte, avrebbe attirato Manuela Bailo in trappola con il pretesto di stare insieme il weekend prima della sua partenza. Era sabato 29 luglio. L’ex sindacalista scelse la casa della madre, assente perché già in vacanza: questo il luogo prescelto per il delitto, secondo l’accusa. Come riportato da Il Giorno, l’uomo si sarebbe informato degli orari dello zio, perché vive al piano di sopra, e portato dall’esterno una serie di stracci per ripulire il bagno della taverna da quella mattanza che aveva già pianificato, e poi sarebbe entrato in azione tra le 4 e le 6. Poi avrebbe stordito Manuela Bailo con una botta in testa e sgozzata. Il lunedì dopo, ormai molta, la donna fu avvolta in sacchi, caricata in auto e trasportata nel Cremonese. «Stavamo litigando, l’ho spinta dalle scale e lei ha picchiato la testa. Ma non le ho tagliato la gola», ha sempre dichiarato lui. E lo difende l’avvocato Paolo Pettenadu: «Nulla era stato organizzato. L’asciugamano rinvenuto sul corpo fa parte di un set da tre riconosciuti dalla madre del mio assistito. L’ha preso in casa per tamponare il sangue di cui non sopportava la vista».



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