Maria Rita Parsi/ “Uomo in fiamme sul Gra? Preferiamo filmarlo che soccorrerlo”

- Davide Giancristofaro Alberti

La dottoressa Maria Rita Parsi, psicologa e psicoterapeuta, intervistata stamane in collegamento dal programma di Canale 5, Mattino Cinque News

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Maria Rita Parsi, psicologa e psicoterapeuta, è stata intervistata stamane dal programma di Canale 5, Mattino Cinque News. L’argomento della discussione è stata la notizia dell’uomo che ha filmato una persona sul Grande Raccordo Anulare di Roma mentre stava andando a fuoco, irridendolo e non prestandogli soccorso. Maria Rita Parsi ha spiegato, indignata: “Sono sconvolta dal fatto che nessuno prenda in considerazione la drammaticità del mondo virtuale: invece di fermarti, dare soccorso e aiutare, lo si riprende come se fosse un film per poi metterlo nel virtuale e ottenere follower”.

Quindi l’esperta ha continuato, sempre in diretta tv su Canale 5: “Sta scattando questo meccanismo soprattutto nei ragazzini: si cerca di catturare la drammaticità come se tu fossi un regista e poi mandarlo in rete per avere consenso piuttosto che correre per dare l’aiuto umano, una cosa di una gravità estrema”. Secondo la dottoressa il fatto che ogni giorno vediamo scene gravi in tv e sui media, sta provocando una sorta di assuefazione: “Non dobbiamo sottovalutare che tutti i giorni vediamo immagini di incendi e bombardamenti che virtualmente assorbiamo e quando ci troviamo una tragedia accanto a noi facciamo come i registi, è una consuetudine ormai la tragedia, diventa virtualmente nostra”.

MARIA RITA PARSI: “ALCUNI BIMBI GUARDANO GLI HORROR…”

E ancora: “E’ eccezionalmente vero, c’è l’assuefazione all’orrore, siamo ormai in questa condizione assuefatti e quasi non ci fa più effetto. Quando uno regolarmente assiste a qualcosa anche se virtualmente, è come se si abituasse. Un esempio – ha aggiunto – i bimbi vogliono vedere i film dell’orrore per vedere quanta paura hanno e poi farsi passare quella paura al punto che se vedono scene horror non hanno più effetto, vogliono farlo per non avere più paura”.

E ancora: “I giovani sono oggi generazione H, Hikikomori, non escono dalla propria stanza, vivono in un mondo virtuale, ce ne sono tanti purtroppo. Con il covid questa internet addiction è diventata una vera forma di dipendenza: io comunico solo col mondo virtuale. Il risultato è che questa virtualità la uso per avere consenso e rapporto. Se esco e vedo qualcosa segnalo qualcosa per ottenere il consenso, mediato però da una virtualità che non ti permette il contatto umano. Nell’ultimo Sanremo non è stato detto? Non hai follower, fai un milione di follower in questo modo?”. Maria Rita Parsi ha proposto la sua ricetta: “Dobbiamo educare l’uso della virtualità e stigmatizzare in maniera feroce l’assenza di empatia. Ciò che è sotto esame è la capacità di mettersi in contatto con i problemi degli altri, potremmo toccare a noi. Quando qualcuno è indifferente, sta facendo un danno a tutti noi, è una diminuzione della qualità dell’umanità”.







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