Maria Sestina Arcuri/ Spunta documento inedito, consulente Procura “non è caduta”

- Emanuela Longo

Maria Sestina Arcuri, il giallo a Chi l’ha visto: documento inedito prima della morte, continua il processo a carico del fidanzato Andrea Landolfi

Maria Sestina Arcuri
Maria Sestina Arcuri (foto da Twitter, 2019)

Nuovo capitolo del giallo di Maria Sestina Arcuri, la giovane donna coinvolta nella tragedia avvenuta a Ronciglione nella casa della nonna del fidanzato Andrea Landolfi, trentenne romano ora imputato nel processo per l’omicidio della ragazza. L’uomo è accusato di averla uccisa lanciandola dalle scale dell’abitazione della nonna, unica testimone oculare ma che sin dal primo momento avrebbe parlato di un incidente. Il caso sarà al centro della puntata di oggi di Chi l’ha visto che ha annunciato la messa in onda di un documento inedito mai trasmesso prima, ovvero le immagini di una telecamera di sorveglianza che avrebbero immortalato gli ultimi istanti di vita di Maria Sestina Arcuri.

Proprio quelle immagini potrebbero ora contribuire a fare maggiore chiarezze sulla dinamica dell’accaduto. Nei giorni scorsi, lo scorso 18 dicembre, si è svolta la nuova udienza per l’omicidio della 26enne, nel corso della quale le donne di Andrea Landolfi – mamma, zie, nonna e sorella – gli hanno dedicato un messaggio impresso sulle loro maglie: “Male non fare paura non avere”.

MARIA SESTINA ARCURI, PROCESSO IN CORSO PER ANDREA LANDOLFI

Nel corso dell’ultima udienze del processo sull’omicidio di Maria Sestina Arcuri, come rammenta Il Messaggero nell’edizione online, nei giorni scorsi sono stati chiamati davanti alla Corte d’Assise lo zio e la sorella dell’imputato, il fidanzato trentenne della vittima Andrea Landolfi. Entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. La parola è poi passata ai carabinieri che in quel tragico febbraio di quasi due anni fa iniziarono le indagini per la morte della giovane parrucchiera. A salire sul banco dei testimoni anche il primo consulente della Procura, Martino Farneti esperto in ricostruzioni della scena del crimine: “Ho fatto delle ipotesi iniziali diverse, la mia conclusione è sempre quella. La vittima è deceduta per il forte impatto. Battendo prima sulla schiena e poi per rimbalzo la testa. Non è caduta, il trauma era sicuramente più violento”. Intanto si tornerà in aula l’8 gennaio quando toccherà proprio al fidanzato della vittima fornire la sua versione dei fatti.



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