Mario Draghi ricorda Beniamino Andreatta a Bologna/ “Riformatore paziente”

- Alessandro Nidi

Mario Draghi ricorda Beniamino Andreatta a Bologna, in occasione dell’intitolazione dell’aula magna della Business School felsinea

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Mario Draghi (LaPresse)

Mario Draghi, presidente del Consiglio, è intervenuto in data odierna, martedì 14 settembre 2021, alla cerimonia di intitolazione a Nino Andreatta dell’aula magna della Business School di Bologna, come riconoscimento del suo contributo alla comunità accademica e in ricordo della sua figura di economista, attento alla relazione tra economia, politica e società.

A riportare le sue parole è Rai News: “Questa simpatia reciproca – almeno, da parte mia – questo fascino che ha esercitato su di me Andreatta è difficile da dimenticare, perché conteneva anche un appello, un richiamo al rigore morale. È stata una lezione di vita che non ho più dimenticato”. Il premier Draghi ha definito quindi Andreatta unriformatore paziente e lungimirante dell’economia italiana”, sottolineando il grande valore che egli dava alla vocazione dell’insegnamento, tanto che nell’università “è stato un innovatore”.

DRAGHI RICORDA ANDREATTA A BOLOGNA: “LA SUA GENEROSITÀ HA TOCCATO LA MIA CARRIERA”

Mario Draghi, a Bologna, ha poi rivelato che la generosità di Andreatta ha toccato anche la sua carriera, in quanto, senza conoscerlo personalmente, “prima mi segnalò per l’Università della Calabria e poi indicò a Federico Caffè l’esistenza di una posizione di politica economica alla facoltà di Sociologia dell’Università di Trento. Fu il mio primo incarico di ritorno dal Mit. Mi colpì l’attenzione che dedicava ai giovani, alle persone che si trovavano all’inizio della carriera. Una caratteristica che lo ha accompagnato per la vita e per cui gli sono ancora molto grato. Tutti coloro che hanno studiato con Andreatta ricordano le conversazioni con lui, a Milano o a Roma, spesso dopo cena”.

Quindi, Draghi ha concluso, dicendo che Andreatta è stato un protagonista appassionato del dibattito europeo, e ricordando come le ingenti risorse del programma Next Generation Ue debbano richiamarci “al senso di responsabilità. Non solo verso l’Ue, ma verso noi stessi e le nuove generazioni. Abbiamo il dovere di spendere in maniera efficiente e onesta e di avviare un percorso di riforme per rendere l’economia italiana più giusta e più competitiva, capace di riprendere un sentiero di crescita che abbiamo abbandonato un quarto di secolo fa”.

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