Massimo Galli/ “Durata vaccini? Non so, serve tempo per capire se serve altra dose”

- Luca Bucceri

Massimo Galli, direttore delle Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, ribadisce che serve tempo per capire la durata della copertura effettiva dei vaccini dalla malattia grave

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Massimo Galli

Nella settimana in cui inizia la campagna vaccinale per la terza dose a fragili e immunocompromessi c’è chi ancora ha dei dubbi sull’utilità di una nuova somministrazione del siero a tutta la popolazione. La voce dei “dubbiosi” si arricchisce con quella del professore Massimo Galli, direttore delle Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, che ospite della trasmissione Carta Bianca su Rai 3 ha ribadito che nessuno sa ancora quanto dura effettivamente la copertura del vaccino e che per definirla serve tempo e osservazione dei dati scientifici.

Galli, nel corso della trasmissione condotta da Bianca Berlinguer, ha sottolineato: “Nessuno è in condizione di dire che il vaccino dura sei mesi, la risposta è individualmente abbastanza diversa e per capire quanto tempo durano serve, scusate la tautologia, tempo. Fino a sei mesi sappiamo che mediamente c’è copertura alla malattia grave, ma poi cala nel tempo. Dobbiamo chiarire quanto dura, in quante persone e quale strategie prendere nel caso di una nuova vaccinazione. Io terza dose? Ancora no, assolutamente. Faccio frequentemente test sugli anticorpi e ne ho ancora abbastanza. Sono calati moderatamente, io sono stato tra i primi a vaccinarmi“.

Massimo Galli contro no vax: “Scelta rifiuto è irrazionale”

Nel corso del suo lungo intervento a Carta Bianca, in onda su Rai 3, l’infettivologo Massimo Galli ha puntato il dito contro i no vax, la cui scelta di non vaccinarsi è spesso “irrazionale e priva di logica e giustificazione”, ma anche contro alcuni colleghi che mettono in dubbio il vaccino: “A chi dice che sarebbero serviti 10 anni di sperimentazione per il vaccino dico che non si potevano aspettare 100 milioni di morti per compiacere i loro dubbi. Se non ci fosse la prova provata di quello che questi vaccini stanno facendo in termini di limitazione di infezione e decessi, se fossimo in una situazione in cui il vaccino non funzionasse bene e avesse effetti collaterali maggiori, allora un minimo di dibattito sarebbe da porre. Ma non è così, questa è una malattia orfana di farmaci risolutivi, non c’è niente che in sette giorni ti guarisce dalla polmonite“.

Poi ha detto la sua anche sul Green pass, che sarà obbligatorio dal prossimo 15 ottobre: “Siamo uno dei paesi più vaccinati al mondo e la questione del Green pass è stata affrontata in chiave politica. Noi forse abbiamo un governo di ampia coalizione che può permettersi di prendere determinate decisioni nonostante i contrasti interni, in altri paesi invece non sono riusciti. Voglio vedere come se la caveranno negli USA, dove ampie zone del paese non sono vaccinate. Non voglio fare il commento politico della situazione, ma dal punto di vista tecnico posso dire che trovare è un modo per trovare il più alto numero di vaccinati e soprattutto di consentire anche alle persone che si sono vaccinate di sentirsi relativamente sicure dove vanno a lavorare. La prima decisione del Green pass a 9 mesi era burocratica, mi auguro che presto ci sarà una scelta scientifica della politica quando avremo più dati”.

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