Mastella: “Cossiga al Quirinale grazie a una bugia”/ “Bruciammo le schede e…”

- Carmine Massimo Balsamo

Clemente Mastella al Corriere della Sera ha ricostruito quanto avvenuto in casa Dc trentasei anni fa, prima dell’elezione di Cossiga al Colle

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Clemente Mastella, sindaco di Benevento (LaPresse)

L’elezione di Cossiga, una storia di bugie e schede bruciate. La ricostruzione di Clemente Mastella al Corriere della Sera fornisce spunti interessanti per una possibile sceneggiatura, tratta naturalmente da una storia vera. Siamo nel giugno del 1985, i big di Dc e Pci – De Mita e Natta – si mettono d’accordo sull’elezione di Francesco Cossiga, che viene eletto al primo turno. Ma non è andato tutto così liscio, anzi…

Clemente Mastella al Corriere della Sera ha spiegato di aver sventato una “congiura” che avrebbe potuto fermare sul nascere la corsa di Cossiga verso il Quirinale. Nel corso dell’assemblea della Dc, infatti, «De Mita fa il nome di Cossiga e in sala scende il gelo. “Chi vuole parlare?”, chiede il segretario. Tutti zitti. “Giulio, tu?”, insiste. Andreotti si fa avanti con una frase sibillina: “Leggo dai giornali che sarei iscritto a parlare d’ufficio”». Una bruttissima aria…

MASTELLA E L’ELEZIONE DI COSSIGA AL QUIRINALE

Clemente Mastella ha poi proseguito il suo racconto: «La candidatura andava votata a scrutinio segreto tra i parlamentari, formiamo il seggio, voto e me ne vado via tranquillo, tanto c’era solo Cossiga in campo. Qualche ora dopo, la telefonata di Piccoli. “Una tragedia”, ripete più volte. Cossiga aveva avuto un consenso bassissimo, sotto il 60 per cento. La Dc era divisa e la sua candidatura rischiava di andare a sbattere. Nella stanza siamo io, Piccoli e i capigruppo, Virginio Rognoni e Nicola Mancino. “Chi altri è a conoscenza di questo risultato?”, chiedo. “Solo noi quattro”, risponde Piccoli. “Bene, distruggiamo le schede, bruciamole”, dico io. Facciamo un comunicato stampa, diciamo che Cossiga ha preso oltre il 75 per cento e lasciamo intendere la Dc è unita». Clemente Mastella si è poi soffermato sulla corsa al Quirinale di oggi, considerata più complicata rispetto a quella di 36 anni fa. “Adesso sono quasi tutti tiratori franchi”, l’analisi del sindaco di Benevento, a suo avviso bisogna prendere voto per voto e “in questo sport Berlusconi è molto bravo”



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