Matteo Messina Denaro/ Boss nell’ombra dal 1993: latitanza e teorie (Cose Nostre)

- Emanuela Longo

Matteo Messina Denaro, la storia del boss numero uno di Cosa Nostra e latitante dal 1993 al centro della puntata di Cose Nostre

matteo messina denaro 2018 twitter
Matteo Messina Denaro

La trasmissione “Cose Nostre” torna da oggi 1 giugno su Rai1, in seconda serata, per ripercorrere le storie di mafia e gli affari segreti dei boss più celebri. Non si poteva, quindi, non partire con il “Capo dei Capi” Matteo Messina Denaro, il cosiddetto “boss nell’ombra” considerato il numero uno di Cosa nostra e latitante da ormai 27 anni. Messina Denaro è considerato il capo del mandamento di Castelvetrano, ultimo dei “Corleonesi”, latitante dal 1993 e rappresentante indiscusso della mafia in provincia di Trapani. Tuttavia, il suo grande potere lo ha esercitato ben oltre i confini della sua provincia. Dal 1993 lo hanno cercato in lungo e in largo con vari blitz realizzati anche alla luce di numerose testimonianze, come quella di un pentito secondo il quale si troverebbe in Veneto. Numerosi gli appellativi usati nei pizzini in cui si firmava, ritrovati dagli investigatori nel covo di Binnu Provenzano, a Montagna dei Cavalli. La sua vita scorre in parallelo al storia della mafia del dopoguerra. Tutto però sembra esplodere tra il 1992 ed il 1993 quando Cosa Nostra dichiarò guerra all’Italia con attentati clamorosi in cui morirono i giudici simbolo della lotta alla mafia – da Falcone a Borsellino – e bombe esplose nelle principali città d’Italia. La reazione dello Stato non si fa attendere e mentre finiscono in carcere nomi di spicco di Cosa Nostra, come Totò Riina, un solo uomo riesce a sfuggire alla cattura: si tratta di Matteo Messina Denaro.

MATTEO MESSINA DENARO, BOSS LATITANTE DA 1993

Il ricercato numero uno per eccellenza, Matteo Messina Denaro ha il “merito” di aver portato Cosa Nostra ad un nuovo livello. Di lui si sono perse le tracce tra i campi di grano della campagne del trapanese, le stesse in cui papà Ciccio, patriarca mafioso, lo aveva iniziato ai valori della vecchia mafia rurale. Da lui imparò anche i segreti della latitanza, dal momento che l’uomo fu trovato senza vita, nel 1998, morto d’infarto. Da quel momento il comando passò al figlio Matteo. Il boss latitante è considerato responsabile di un numero imprecisato di esecuzioni nonché tra gli organizzatori del sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell’acido dopo 779 giorni di prigionia. Attorno alla figura di Matteo Messina Denaro si è venuto a creare un vero e proprio mito. La sua latitanza è iniziata nell’estate del 1993, quando fu visto l’ultima volta in vacanza a Forte dei Marmi insieme ai fratelli Filippo e Giuseppe Graviano. Da quel momento fu emesso nei suoi confronti un mandato di cattura per associazione mafiosa, omicidio, strage, devastazione, detenzione e porto di materiale esplosivo, furto e altri reati minori. Ma di Messina Denaro neppure l’ombra. Tante le teorie sul suo conto: c’è chi sostiene che possa ancora trovarsi in Sicilia e chi parla di interventi chirurgici a viso e polpastrelli nell’ottica di un cambio drastico di identità. Tra le altre teorie anche chi sostiene che possa essere protetto dalla ‘ndrangheta. Certamente gode ancora oggi di una fitta rete di protezione tra la Sicilia e il Nord Italia che ha finora permesso di evitare la cattura.

Nel corso della trasmissione di Rai1 che riparte proprio dalla sua storia vedremo le testimonianze di chi si è occupato in tutti questi anni della sua caccia, da Nino Di Matteo, Andrea Tarondo e Teresa Principato, passando per membri delle forze dell’ordine come Giuseppe Linares, Renato Cortese, Saverio Montalbano e Rino Germanà così come giornalisti e collaboratori.

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