Medici di famiglia, Schillaci: “Rivederne il contributo”/ “Devono dare apporto orario nelle case di comunità”

- Sabrina Maestri

I problemi della sanità italiana sono tanti. Schillaci ha cercato di affrontare i principali, con un focus anche ai medici di famiglia e alloro  maggiore contributo alle case di comunità.

Orazio Schillaci Orazio Schillaci, medici di famiglia

In audizione in Affari sociali alla Camera il Ministro della salute Orazio Schillaci è tornato a parlare della riforma del territorio che può alleggerire il peso di pazienti che accedono in Pronto soccorso che insieme alle liste d’attesa sono “la punta dell’iceberg del malessere del Ssn”. Un tema su cui poi ha voluto porre l’attenzione è stato anche quello dei medici di famiglia, dichiarando la necessità che possano dare un contributo orario nelle Case di Comunità.

Stiamo lavorando ad una revisione della medicina territoriale prendendo spunto anche dalle tante interlocuzioni avute quest’anno, che non andasse bene ne abbiamo avuto il riscontro durante la pandemia Covid. Non l’abbiamo sviluppata bene e sono stati tagliati posti letto in ospedale. Non sono per una visione ‘ospedalocentrica’ perché serve anche il contributo della medicina territoriale. Quindi dobbiamo rivedere bene il contributo dei medici di famiglia e quello che fanno, sono il baluardo dei cittadini rispetto alle richieste di salute. Ci stiamo parlando ma dobbiamo rivedere le regole di ingaggio, non ne faccio una questione di contratto, non mi appassiona il fatto che diventino dipendenti del Ssn, ma devono dare un contributo orario nel Ssn e va fatto nelle strutture deputate alla medicina territoriale. Non faccio battaglie sul contratto della medicina genera ma pretendo che lavorino un certo numero di ore e assicurino la presenza nelle case di comunità“. Insomma le migliorie al sistema sanitario devono anche passare attraverso una redistribuzione dei ruoli anche tra i medici di famiglia, che devono poter dare un maggiore contributo al servizio sanitario nazionale.

COME MIGLIORARE IL SSN: DAI PRONTO SOCCORSO AI MEDICI DI FAMIGLIA AGLI SPECIALIZZANDI

Quella dei medici di famiglia non è l’unico ‘ambito’ su cui intervenire secondo Schillaci, che ha analizzato cosa non va nel SSN a tutto tondo. Un settore su cui intervenire è ad esempio quello del pronto soccorso: “è chiaro che sul pronto soccorso bisogna mettere grande attenzione e non possiamo pensare di cambiare in meglio l’offerta della medicina d’emergenza se non guardiamo a 360 gradi l’organizzazione della sanità. Al pronto soccorso arrivano troppe persone che avrebbe bisogno di cure che possono essere tranquillamente erogate in altre strutture. Da un anno abbiamo avviato tavoli di lavoro per rivede il Dm 70 e il Dm 77, stiamo tirando le conclusioni e faremo delle proposte. Con il Decreto bollette c’è la possibilità di 100 euro lordi l’ora in più per i medici che lavorano in pronto soccorso; dobbiamo aprire questo reparto anche ad altri specialisti che vogliono dare il loro contributo“.

E poi la carenza dei medici, altro grosso problema della sanità italiana, unito a quello dei cosiddetti medici ‘gettonisti’, reperiti da cooperative con metodi ‘anomali’. “La carenza dei medici va affrontata nei prossimi 3-4 anni dando maggior dignità professionale agli specializzandi. Prima del Covid erano 5mila l’anno, adesso siamo arrivati dopo ad avere 15mila. All’interno noto da medico che molte borse non vengono occupate e noto che le specializzazioni meno scelte oltre alla medicina d’emergenza sono quelle nelle quali è difficile o impossibile avere una attività libero professionale autonoma, cito l’anatomia patologica e la radioterapia. Pensare un ospedale senza questi specialisti è impossibile. Chi sceglie di fare medicina non può avere come unico obiettivo il guadagno“. Queste le parole del Ministro della Salute, che ha anche aggiunto: “non possiamo fare a meno di un contributo maggiore degli specializzandi.”





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