MEETING RIMINI/ L’antidoto al nulla? Il desiderio di uomini che si incontrano

- Emilia Guarnieri

Il discorso di EMILIA GUARNIERI, presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia tra i popoli, ieri a Roma dove è stata presentata la XXXIV edizione dal titolo “Emergenza uomo”

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Immagine d'archivio

Eccellenze, autorità, amici, ringrazio il prof. Vittadini e i Signori Ministri, della cui presenza siamo particolarmente lieti ed onorati, che ci hanno introdotto ad uno degli avvenimenti, e al tempo stesso, degli snodi centrali del Meeting di quest’anno.
La mostra dedicata all’Europa sarà aperta nella giornata iniziale della manifestazione dal presidente del Consiglio Enrico Letta che successivamente terrà il discorso inaugurale della 34a edizione del Meeting.
Su tematiche europee interverranno nei giorni successivi il presidente Schultz, i ministri Lupi, Delrio e Moavero Milanesi.
Centrale storicamente e culturalmente è la vicenda dell’Europa, ma al tempo stesso paradigmatica del tema che il Meeting ha scelto quest’anno: “Emergenza uomo”.
È l’Europa infatti il luogo in cui abbiamo assistito all’affossamento dell’umano, nell’esperienza tragica dei totalitarismi del 900, ma sono gli uomini di questa stessa Europa che, anche oggi, pur in sistemi dove le libertà democratiche sono garantite, continuano a rischiare di vedere anestetizzata e ridotta la propria umanità.
È ciò che Pasolini chiamava la grande omologazione, che Vaclav Havel definiva una malattia morale. Diceva a Praga nel celebre discorso del Capodanno del ’90, appena eletto presidente: “Siamo malati moralmente, ci siamo abituati a dire una cosa e a pensarne un’altra, abbiamo imparato a non credere più in nulla, a non preoccuparci per gli altri… concetti come carità, amicizia, compassione, umiltà, perdono, hanno perso la loro profondità”.
Siamo in un tempo di crisi, ma come tante volte il presidente Napolitano ha ricordato, abbiamo risorse umane, spirituali e culturali per risollevarci. Ciò che invece troppo spesso, anche nel nostro Paese, abbiamo davanti agli occhi è una sorta di appiattimento dell’umano, uno smarrimento del desiderio, che vediamo esprimersi nello scetticismo dei giovani, nella rassegnata impotenza di tanti adulti, nel clima di paura, di sfiducia, di indifferenza e di estraneità che domina i rapporti, nella vuota banalità di piccoli interessi, così come nella egoistica gestione di più grandi interessi, ma anche nella violenza insensata di tanti comportamenti.
Eppure l’uomo è ben altro, è irriducibile desiderio, passione per il bene e per la verità, bisogno di costruire, impeto di apertura e di conoscenza, gusto del bello e del positivo. “È una battaglia – scriveva Testori in un editoriale del 1978 – in cui c’è una luce da proteggere affinché possa crescere e reggere all’urto in cui, ogni ora, ogni giorno, a essere messo in gioco è e sarà il senso e il destino stesso dell’uomo; della sua maestà”.
È in questa maestà che l’io consiste ed è da questa consistenza che anche oggi può trarre origine la speranza. Cito ancora Havel: “la speranza non proviene dal mondo che ci circonda …dietro di essa c’è l’esperienza umana del proprio esistere e dell’esistenza del mondo”. Oggi, nella condizione di crisi in cui viviamo, è decisivo sapere da dove possa originarsi la speranza. E la speranza appartiene alla natura del cuore, l’uomo spera perché esiste, come dice Havel.

Tanti, anche di noi qui presenti, sono grati all’amicizia con don Giussani per quanto ci ha resi consapevoli e ci ha educato a riconoscere ragionevolmente nell’esperienza la presenza di questo fattore irriducibile che lui chiamava esperienza elementare, quella somma di esigenze e di evidenze che l’uomo non si dà da solo, ma che, se è leale con se stesso, non può non riconoscere di avere in sé come “scintilla che mette in azione il motore umano”.
Non è un caso che anche il titolo del Meeting di quest’anno sia una citazione di don Giussani. “Emergenza uomo – la citazione è del 1988 − …il compito è di ridestare l’identità dell’uomo… e la sua identità è un rapporto assoluto, sciolto da qualsiasi determinazione… è il rapporto con il Mistero che lo fa”.
Questi oramai 34 anni, in cui il Meeting ha cercato di contribuire all’amicizia tra i popoli, sono stati la documentazione imprevista e continua che è proprio il desiderio del cuore ciò che può rendere amici uomini diversi per fede, cultura, appartenenza etnica o ideologica.
Senza il riconoscimento che “l’altro è un bene, non un ostacolo per la pienezza del nostro io” − come scriveva don Julián Carrón a Repubblica il 10 aprile di quest’anno −, che è un bene per il fatto stesso che c’è, perché è portatore degli stessi irriducibili desideri che albergano nel cuore di ogni uomo, sarebbe difficile un dialogo che andasse oltre una generica tolleranza, sarebbe come una porta che si apre per un istante, nell’attesa di potersi presto richiudere a custodire la sicurezza del proprio particolare, della propria identità, de propri  interessi.
È proprio per l’esperienza vissuta, anche attraverso il Meeting, che ci siamo sentiti letti e sollecitati da papa Francesco con quel suo invito lanciato in piazza S. Pietro la sera del 18 maggio “a non chiudersi”, consapevoli che quella che oggi viviamo “è una crisi dell’uomo”, che occorre “creare una cultura dell’incontro, una cultura dell’amicizia”.
Dicevo all’inizio che la vicenda dell’Europa è paradigmatica del tema Emergenza uomo, come ho cercato per alcuni aspetti di documentare. Ma è altrettanto vero che la storia passata e presente dell’Europa racconta di una cultura e di una tradizione capaci, come l’intervento di Vittadini ha documentato, di creare condizioni perché la diversità e il cambiamento possano vincere, perché l’umano possa riemergere. C’è infatti un’emergenza che è come un grido di allarme, ma c’è altresì un emergere che dice della irriducibilità dell’uomo e della sua libertà.
Se il desiderio è indistruttibile, se il  bisogno di verità è inestirpabile, esiste sempre la possibilità di rinascere, di dire “io” secondo tutta la totalità della propria maestà.

I grandi che mi sono permessa di citare, Havel, don Giussani, Pasolini, Testori, sono stati maestri nel gridare l’irriducubilità dell’io e nell’educarci a riconoscerla, e protagonisti saranno in vario modo anche nel Meeting di quest’anno.
Così come protagonista sarà uno dei più inquieti e indomiti ricercatori della verità che la storia abbia conosciuto, Agostino di Ippona, che, per l’interpretazione di Sandro Lombardi, salirà sul palco dello spettacolo inaugurale.
Dal primo Meeting del 1980, dedicato alla pace e ai diritti dell’uomo, abbiamo sempre cercato di documentare un apparente paradosso che la storia presente e passata ci documenta: la maestà dell’uomo non ha bisogno di condizioni materiali per essere vissuta e sperimentata, ma al tempo stesso chi vive la consapevolezza della grandezza dell’uomo non può non lanciare un grido instancabile perché la pace e la libertà, ed in particolare la libertà religiosa, siano il punto fondante di ogni società.
Di libertà religiosa parleranno insieme a Franco Frattini e a al Cardinale Tauran, non nuovi al Meeting su questo tema, Paul Bhatti, Tahani Al Gebali, già vicepresidente della Suprema Corte egiziana e Azyumardi Azra della Università islamica di Giacarta.
Su Sicurezza e missioni di pace interverranno, insieme al ministro Mauro, Maria Bashir, procuratore della provincia di Herat in Afghanistan, il generale Portolano e il caporal maggiore dei bersaglieri, Monica Contraffatto; come noto a tanti si tratta di testimonianze sul campo.
A raccontarci come anche nella persecuzione si vive abbiamo invitato il Vescovo di Aleppo in Siria, mons. Audo.
Abbiamo voluto connettere il tema della libertà anche con l’arte, che sempre ne è documentazione e provocazione, con la presenza di uno dei più grandi maestri del teatro, il regista russo Lev Dodin, con cui dialogheremo sul tema Teatro e libertà.    
Il linguaggio della testimonianza è privilegiato in un luogo come il Meeting che vuole essere un incontro reale tra uomini.
Guzman Carriquiri e padre Pepe, parroco di Buenos Aires, ci parleranno di quelle “periferie” cui  così frequentemente fa riferimento Papa Francesco.
Ascolteremo ancora John Waters, editorialista dell’Irish times che a partire dalla sua esperienza ci introdurrà al tema del Meeting, e Vladimir Vorobev, rettore dell’Università ortodossa San Tichon di Mosca, curatore di una Mostra-testimonianza sui Martiri russi del 900.
Non mancheranno i grandi temi delle emergenze italiane: le carceri, con i ministri Cancellieri e Alfano e con Luciano Violante, il lavoro con il ministro Giovannini, l’economia con la presenza del ministro Zanonato e importanti rappresentanti dell’imprenditoria italiana.

Cito ancora alcuni fatti di rilevante  attualità culturale che saranno al Meeting: in campo scientifico i risultati della ventennale ricerca del progetto Planck, in campo giuridico la presentazione del volume che raccoglie i grandi discorsi giuridico-politici di Benedetto XVI, con la presenza di Joseph Weiler, sui sistemi di istruzione l’autorevole contributo di Elisabeth King, direttore del dipartimento educazione della World Bank.  
Sul tema dell’educazione quest’anno il Meeting propone un frammento della lunga storia di un rapporto educativo, quello di don Giussani con i giovani, attraverso la presentazione dell’ultimo libro di don Giussani, affidata a Salvatore Abruzzese.
In un tempo così complesso e difficile, ciò che ci aspettiamo dal Meeting di quest’anno è di poter contribuire a questa emergenza, offrendo la testimonianza di chi, nei luoghi e nei campi più diversi, ad emergere ci sta provando. Grazie e arrivederci al Meeting.

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