MeToo Cina, il caso dell’anno non va in tribunale/ Accordo Liu Qiangdong-Jingyao

- Davide Giancristofaro Alberti

Il più grande caso di MeToo cinese, quello fra Liu Qiangdong e Liu Jingyao, si è risolto lontano dalle telecamere e dalle aule di tribunale: ecco come è andata

liu qiangdong yt 2022 640x300 Liu Qiangdong (screen da Youtube)

Si è risolto senza alcun processo il caso riguardante Liu Qiangdong, miliardario imprenditore cinese noto anche come il “Jeff Bezos della Cina”, e Liu Jingyao. Quest’ultima, uno studentessa cinese 25enne, accusava il manager di essere stata aggredita sessualmente, ma alla fine i due hanno trovato un accordo lontano dalle aule del tribunali. Come sottolineato dal portale della BBC, il loro caso doveva essere una delle più grandi prove del MeToo della Cina, e per avere ancora più eco, si era deciso di procedere negli Stati Uniti, precisamente in Minnesota.

“Ma in una sorprendente svolta degli eventi alla vigilia della loro battaglia in tribunale – scrive l’emittente britannica attraverso il suo portale – Richard Liu – meglio noto ai cinesi come Liu Qiangdong – e Liu Jingyao hanno concordato un accordo, scongiurando il processo”. Sabato sera, attraverso una dichiarazione rilasciata dagli avvocati di entrambe le parti, si è affermato che l’incidente “è sfociato in un malinteso che ha consumato una notevole attenzione pubblica e ha portato profonde sofferenze alle parti e alle loro famiglie”.

CASO METOO CINA LIU QIANGDONG E LIU JINGYAO: IL COMMENTO DEGLI AVVOCATI

E ancora: “Oggi le parti hanno deciso di mettere da parte le loro divergenze e di risolvere la loro controversia legale al fine di evitare ulteriori dolori e sofferenze causati dalla causa”. Non sono comunque stati resi pubblici i dettagli di quanto deciso fra Liu Qiangdong e Liu Jingyao, in ogni caso, aggiunge ancora la BBC, la notizia ha sorpreso molti in Cina, soprattutto sui social locali, dove gli hashtag inerenti la vicenda hanno accumulato nel giro di poche ore milioni di visualizzazioni e commenti, in particolare su Weibo, quello che storicamente viene considerato il Facebook cinese.

Del resto l’attenzione mediatica verso il caso era notevole, ancor di più dopo che si era deciso di trasferire il tutto oltre Oceano per un processo più trasparente, dove si pensava inoltre che Liu Jingyao avesse potuto avere maggiori possibilità di vincere. Vedremo se nelle prossime settimane emergerà qualche dettaglio in più in merito a questo accordo: senza dubbio si tratta di un colpo notevole per il movimento MeToo in Cina.





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