TARLO ASIATICO/ L’esperto: così gli alberi infetti danneggiano la comunità

- int. Francesco Ferrini

FRANCESCO FERRINI ci spiega perché, quando un albero viene infettato, si determina un impatto ambientale negativo in termini, anzitutto, di emissioni e di mancato contenimento  di C02

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Foto Ansa

Un insetto spaventa la Lombardia. Si tratta del tarlo asiatico, giunto, pare, nascosto in dei bonsai provenienti della Cina nel 2000. Può distruggere la piante, anche quelle sanissime, e lo fa in maniera estremamente aggressiva. E’ difficile da debellare, e il contagio di una sola pianta rischia di estendersi a macchia d’olio. «Il che, provoca ingenti danni con ripercussioni concrete sulla vita della comunità», spiega, interpellato da ilSussidiario.net  Francesco Ferrini, docente di arboricoltura urbana e presidente della Società Italiana di Arboricoltura. Non è un caso, in effetti, se la Regione sta tappezzando la metro di Milano con manifesti che recitano: “tarlo asiatico, un pericolo per il nostro ambiente” e invitano i cittadini  a chiamare il numero verde 800 318 318 laddove dovessero scorgere, ora che le foglie sono cadute, i buchi del tarlo.

«E’ un minatore del legno – spiega Ferrini -. Scava, quindi, delle gallerie in tutto l’albero, creando dei fori dal diametro che può arrivare anche oltre il centimetro». Il che, uccide la pianta: «Tali gallerie, infatti, penetrando al suo interno, e attraversandola per intero, ne interrompono il flusso linfatico di entrambe le direzioni. Sia quello che procede dalle radici verso le foglie, ovvero la linfa grezza, sia la linfa lavorata che, dalle foglie torna alle radici». Questo è un danno sul breve termine. «Sul lungo termine, dal momento che si riduce la quantità di legno, viene a minarsi la stabilità meccanica e strutturale della pianta». Quindi, va abbattuto. «Bisogna tenere presente che la perdita di ogni albero comporta la perdita, mediamente, dai quattro ai dieci chili (ma, per un albero grosso è molto di più) di stoccaggio potenziale di anidride carbonica». Non solo: anche l’abbattimento è di per se stesso inquinante: «Provoca un aggravio ambientale nei termini, anzitutto, delle emissioni provocate dai macchinari necessari, come le motoseghe e gli strumenti meccanici che producono molta Co2». Una volta abbattuto, inoltre, deve essere distrutto. «Va bruciato in discariche speciali. Il che provoca il rilascio di tutta la Co2 che l’albero ha incamerato nel corso della sua vita. Per un albero di medie dimensioni si parla di centinaia di chili». 

E, infine, una volta infetto diventa del tutto inutilizzabile. «Non può essere usato come legname da industria, né da lavorazione, perché è tutto bucato; né, tantomeno, come legna da ardere. Essendo infetto, infatti, non può essere trasportato perché il contagio del tarlo potrebbe diffondersi». 

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