AF/ Trasformare i fiori in opere d’arte, anche questo è “impresa”

- La Redazione

Trasformare i fiori in opere d’arte da interno, anche questo è impresa artigiana. Arriva dalla Francia e suggerisce una nuova frontiera di business, ce ne parla LAURENT DUBOIS

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Un campo di fiori (Foto: ANSA)

Un’azienda artigiana che produce quadri con composizioni floreali e rami di piante, stabilizzati con la glicerina naturale per evitare che subiscano trasformazioni chimiche. Si chiama Marlo Srl ed è stata fondata da Laurent Dubois, un francese che ha scelto il nostro Paese per aprirvi un’azienda proprio nel 2008, all’inizio della crisi. A partire dal 2010 l’azienda ha ampliato la sua offerta, diventando leader nella produzione di oasi naturali da interno: tutte decorazioni cioè ottenute con piante, fiori, foglie, alberi, per creare ambientazioni uniche in modo ecologico ed economico. In questi giorni la Marlo Srl sta esponendo all’Artigiano in Fiera in corso nel polo di Rho-Pero.

Dubois, ci racconti in che modo lavora le piante trasformandole in composizioni floreali…

La Marlo Srl si occupa di stabilizzare il verde. La stabilizzazione avviene a livello vegetale, attraverso un processo chimico naturale. Svuotiamo la linfa delle piante, e al suo posto inseriamo la glicerina naturale che permette alla pianta di restare così per un numero indefinito di anni. Una volta stabilizzati i rami, li utilizziamo per realizzare quadri, pareti e oggettistica. Tutti prodotti che portano il verde in casa senza alcun tipo di manutenzione.

Sul piano operativo come avviene la stabilizzazione?

Di fatto, ciò che avviene è che mummifichiamo le piante. Dal momento in cui i rami sono tagliati non possiamo attendere più di mezz’ora: dobbiamo subito metterli nelle camere iperbariche in modo da aumentare la pressione e la temperatura. La pianta si dilata, la linfa diventa molto più liquida e si svuota completamente. A quel punto mettiamo le piante a bagno con una sostanza a base di glicerina naturale, acqua, colorante e zuccheri. La pianta assorbe questa nuova sostanza, che le permette di conservare per una decina di anni la forma esatta che aveva nel momento in cui l’abbiamo tagliata. All’interno dei rami c’è infatti normalmente un’umidità del 70%, che una volta tagliati dal tronco li porterebbe a marcire molto rapidamente. Grazie a questo trattamento ciò non solo non avviene, ma fa sì che non sia necessario alcun tipo di manutenzione. Non dobbiamo dare acqua, non importa che ci sia o meno la luce, riscaldamento e aria condizionata non creano alcun problema.

La sua società “stabilizza” anche delle piante intere?

Sì, anche se in questo caso il trattamento è diverso. Essicchiamo il tronco nel punto in cui si trova, senza riempirlo di glicerina perché il suo interno è quasi privo di linfa, e da lì i rami e le foglie sono stabilizzati. Quindi ricomponiamo l’albero in funzione del risultato finale che desideriamo raggiungere.

Come le è venuta l’idea di creare un’azienda che lavorasse in questo campo?

L’idea non è nuova, la stabilizzazione esiste dagli anni ’60-’70 ed è un processo molto diffuso soprattutto per le rose, vendute di solito dai fioristi. Noi abbiamo portato in Italia qualcosa in più e che non è soltanto la rosa, ma tutto il fogliame che può essere l’edera, il pioppo, e in generale di una cinquantina di essenze diverse. Il principio è lo stesso della rosa stabilizzata, e da lì noi invece che vendere la singola rosa proponiamo direttamente una confezione già fatta.

Da quanto tempo lavora in Italia?

Sono in Italia da una decina di anni e ho sempre lavorato con queste due aziende francesi. Una, la FlowerBox, è la leader mondiale della stabilizzazione e del processo chimico, che realizza queste composizioni a livello internazionale. Io collaboravo già da tempo con questa società, finché ho deciso di aprire in Italia la Marlo Srl per distribuire alcuni prodotti che realizziamo in Comune sotto il marchio FlowerBox, e poi ciascuno di noi esporta i modelli che preferisce. Anche perché ciascun ramo è diverso dall’altro, quindi volendo riprodurre anche lo stesso quando utilizzando le stesse essenze il risultato è differente, dal momento che la natura non fa mai due volte la stessa identica cosa.

Da un punto di vista commerciale, che cosa vi differenzia da FlowerBox?

L’azienda francese distribuisce in Germania, Spagna e Gran Bretagna, noi invece ci occupiamo della commercializzazione in Medio Oriente. Ai prodotti comuni ne aggiungiamo altri che realizziamo su misura, e che vendiamo in qualsiasi Paese attraverso i nostri contatti.

Qual è il vostro core business?

Da una parte c’è l’aspetto architettonico, con lo studio di progettazione, per il quale lavoriamo soltanto su misura. Una volta che riceviamo il progetto, costruiamo le piantine, presentiamo una serie di proposte di quadri diversi e da lì parte la realizzazione. Dall’altra c’è una distribuzione attraverso gli agenti di prodotti finiti, imballati, con una scatoletta e che sono standardizzati. Ciascuno realizza un catalogo, i nostri agenti vanno a vedere i negozi di arredamento, e quindi parte il progetto con la parete, l’arredamento, il quadro finito e standardizzato.

Perché avete scelto di aprire proprio in Italia, un Paese dall’economia difficile e tra l’altro all’inizio della crisi?

Per l’esattezza abbiamo aperto un mese prima che iniziasse la crisi. Comunque, il motivo è che ho famiglia in Italia e credo in questo Paese. Inoltre l’Italia da un punto di vista commerciale e logistico è più vicina all’Europa dell’Est della Francia. Francia e Italia sono sempre un po’ in conflitto, anche dal punto di vista fiscale, nel senso che la Francia ha leggi molto severe sulla fatturazione. Una legge transalpina prescrive infatti che il pagamento deve avvenire inderogabilmente entro 60 giorni dall’emissione della fattura. In Paesi come Russia e Ucraina è un limite troppo rigoroso, e questo fa sì che i rapporti commerciali con questi Paesi siano molto più semplici per un’impresa italiana che non per una francese.

Anche le leggi italiane non aiutano le imprese…

E’ vero, ma se è per questo neanche quelle francesi. E se è vero che negli ultimi mesi la situazione finanziaria dell’Italia è finita nel mirino dell’Ue, la Francia non è messa meglio, a meno di volere credere al mito economico che ci propinano i giornali. Francia e Germania vanno bene oggi, forse domani, ma dopodomani si ritroveranno come l’Italia. Se quindi la mia impresa non va bene in Italia, non c’è nessun motivo per il quale dovrebbe andare meglio in Francia, come pure in Germania o in Gran Bretagna.

(Pietro Vernizzi)

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