ELEZIONI/ Doninelli: lettera a un politico curioso(?)…

- Luca Doninelli

Oltre la politica, le promesse e le chiacchiere. LUCA DONINELLI parla di vera esperienza, di condivisione, di legami indissolubili, affinché la porta dell’inatteso non venga mai chiusa.  

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"Bisogna favorire l'esperienza e l'accadere delle cose" (Imagoeconomica)

Leggo l’ottimo volantino dedicato dalla Compagnia delle Opere alle elezioni amministrative e alla fine dico tra me: ok, tutto giusto, e adesso occorrono gli uomini.

Parlo soprattutto di uomini che, quando dicono “Milano” o “Firenze” o “Palermo” ne  hanno una conoscenza concreta, reale. Uomini che girano per i quartieri non soltanto quando si avvicinano le elezioni (quando di colpo i mercatini rionali si riempiono di politici a caccia di consensi) ma sempre, per amore della città.

Solo una conoscenza concreta, guardinga di fronte alle generalizzazioni, apre l’uomo curioso al mistero della propria abissale ignoranza, e quindi alla necessità di approfondire sempre, di non abbassare mai l’attenzione, di non rinunciare al compito di capire una realtà complessa come una città, una parte di città, un quartiere.

Per Milano, il mio augurio è che si possano incontrare sempre più amministratori curiosi e appassionati a una città che è tutt’altro che facile da conoscere, perché Milano sta tutta nei particolari (non a caso il suo emblema sono i cortili), nelle cose che di solito nessuno guarda, in quelle che sfioriamo con la coda dell’occhio. Di quante meraviglie non ci accorgiamo nemmeno! Altrove, forse, la cosa può apparire meno importante, ma non a Milano.

Tempo fa scrissi che bisognerebbe che la comunità si occupasse di più e meglio degli anziani, trattandoli non come un fondo di magazzino in attesa di smaltimento ma per quello che sono, ossia uomini che svolgono un compito preziosissimo nella città, per esempio nell’ambito del processo di integrazione degli stranieri che continuamente giungono ad arricchire il patrimoniuo umano milanese.

Oggi vorrei segnalare all’attenzione dei lettori un altro fattore costruttivo, al quale è necessario prestare attenzione e sostegno. In un momento in cui la dimensione della vita comune tende alla disgregazione, esistono luoghi e situazioni che – per fortuna- si muovono in controtendenza. Le cliniche ostetrico-ginecologiche sono uno di questi luoghi.

Per anni le notizie relative al numero di aborti ha legato questi luoghi, nel mio immaginario, all’idea della morte. Per anni ho pensato alla nascita come a una specie di privilegio toccato solo a una parte dei bambini. Questo è vero e giusto, ma soltanto fino a che non intacca il senso naturale della bellezza della vita che, a dispetto della slealtà umana, continua a sbocciare.

Proprio la nascita è, oggi, uno dei più formidabili fattori di unità sociale e di vera integrazione tra etnie diverse. Qualche settimana fa mi è capitato di dovermi recare in una di queste cliniche per ritirare una lastra e l’esito di alcuni esami. In sala d’attesa c’erano con me tre bellissime mamme: una araba, una cinese e una italiana, tutte e tre con il proprio bambino. Avevano partorito lo stesso giorno, un mese addietro, e adesso si erano venute per la consueta visita di controllo (quella che scherzosamente viene detta “il tagliando”). Mentre aspettavano l’esito allattavano i loro piccoli famelici e intanto chiacchieravano allegramente tra loro.

All’arrivo degli esiti, dopo la fine della poppata, si sono preparate tutte e tre per l’uscita, non senza essersi scambiate indirizzi e-mail e numeri di telefono. I baci schioccavano, le risate risuonavano e c’era anche qualche lacrima. Il fatto di avere vissuto insieme quell’esperienza aveva unito queste persone così diverse per origine e cultura, abolendo la parete di estraneità che, prima di tale esperienza, le aveva separate.

Non è così per tutti noi? Se ci lasciamo vivere secondo i binari sui quali la vita di oggi ci indirizza avremo poco da stare allegri, anche se la nostra città sarà pulita e sicura. Se accettiamo che i soli valori siano quelli sbandierati dai proclami della politica non ci sarà molto da sperare. Va bene la legalità, va bene la trasparenza (fino in fondo, però), va bene il rispetto delle regole, ma tutto questo non produrrà un grammo di felicità, perché per produrre felicità ci vuole una sorpresa, e per produrre sorpresa bisogna che la gente sperimenti insieme qualcosa.

Diventare mamme insieme. Essere anziani insieme. Imparare insieme. fare insieme. Di fronte al solito tsunami di parole, proclami, garanzie, la mia parola d’ordine è: favorire l’esperienza, favorire l’accadere delle cose, non chiudere la porta all’inatteso.

Le mamme sono uno splendido esempio di costruzione e di unità. Le guardo chiacchierare ai giardini pubblici, le guardo ridere, guardo l’amore che le lega ai loro figli, e anche quando dietro tutte queste madonne con bambino s’indovina il dolore di una solitudine – perché di ragazze madri è piena Milano – a me sembra impossibile che il cristianesimo possa tramontare. Il solo fatto che una delle sue due icone fondamentali rappresenti l’amore di una mamma per il suo bambino dimostra senza possibilità di eccezione la sua insuperabile genialità.



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