AREA C/ Baracco (AssoLowcost): a Milano si vendono meno auto? La congestion charge c’entra poco

- int. Andrea Baracco

Da gennaio a fine agosto, in provincia di Milano sono state immatricolate il 27% di auto in meno rispetto allo scorso anno. Chiediamo a ANDREA BARACCO quali sono le maggiori cause

Metano_gas_autoR439
Foto: InfoPhoto

Dopo la sospensione forzata del 25 luglio imposta dal Tar, la Fase 2 dell’Area C milanese è pronta a partire. Le telecamere all’interno della Cerchia dei Bastioni si riaccenderanno dal 17 settembre prossimo e resteranno attive in via sperimentale fino a marzo 2013, quando il provvedimento diventerà definitivo approdando in Consiglio. Nonostante le proteste e i ricorsi presentati da cittadini, esercenti e comitati contrari alla congestion charge, l’assessore alla Mobilità Pierfrancesco Maran si è detto convinto che il Comune di Milano “vincerà” la battaglia che già si preannuncia durissima. Intanto l’Unrae (Unione nazionale rappresentanti dei veicoli esteri) diffonde alcuni dati regionali che fanno riflettere: in provincia di Milano, dal mese di gennaio a fine agosto, sono state immatricolate il 27% di auto in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Certo, la crisi economica, il caro benzina e il ridotto potere d’acquisto delle famiglie fanno la loro parte, eppure il dato milanese risulta essere ben al di sopra di quello regionale (-24%) e di quello nazionale (-19%). Merito di Area C? Forse solo in parte, ma è evidente che a Milano stia prendendo piede un nuovo modo di pensare la mobilità, aiutato dalle nuove alternative fornite dai mezzi ecologici. Il calo maggiore riguarda infatti i veicoli diesel (-25,7%) e quelli a benzina (-38,7%), mentre a crescere sono soprattutto le auto ecologiche, come le elettriche (+117,4%), a metano (+16,4%) e a gpl (+125,8%). Anche secondo Andrea Baracco, vicepresidente di AssoLowcost, contattato da IlSussidiario.net,  «è evidente che oggi le modalità di muoversi all’interno del contesto urbano stanno cambiando notevolmente».

In che modo?

La mobilità sostenibile, in particolare quella elettrica, trova il proprio “habitat” ideale nel contesto urbano. Ad oggi è difficile pensare a uno sviluppo di una mobilità elettrica al 100% al di fuori del contesto cittadino, quindi è chiaro che anche i consumatori stanno valutando l’ipotesi di adottare nuove abitudini di fruizione e di consumo della mobilità.

Quanto ha influito Area C nei dati che stiamo commentando?

Prima di tutto è bene ricordare che da almeno 4 anni stiamo assistendo a un forte calo di vendite, in Italia e in tutta Europa, quindi non credo che il provvedimento del Comune possa aver influito così tanto. Certo, bloccare la mobilità in funzione del tipo di alimentazione del veicolo può spingere le persone che necessitano di spostarsi frequentemente a optare per soluzioni differenti dal diesel o dalla benzina, ma tengo a precisare che l’obiettivo originale del Comune era un altro.

Quale?

Quello di far pagare, da giugno del prossimo anno, la circolazione all’interno della Cerchia dei Bastioni a tutti i veicoli che non fossero elettrici, quindi anche ibridi, gpl e metano. Se i numeri che stiamo commentando riguardano anche e soprattutto l’aumento delle vendite di veicoli non esclusivamente elettrici, allora i meriti di Area C arrivano fino a un certo punto.

Secondo lei è vero che a Milano sta nascendo un nuovo modo di concepire la mobilità sostenibile?

Certo, e in tal senso concorre una serie di fattori: da una parte la volontà da parte delle case produttrici, anche a fronte del caro benzina, di puntare su questo tipo di mobilità attraverso offerte commerciali, spesso vantaggiose. Poi non dimenticherei l’ibrido, a cui si unisce la tecnologia “range extender” (vetture normalmente con motore elettrico a cui si aggiunge un motore a combustione interna per l’estensione dell’autonomia ndr). E’ quindi chiaro che oggi, rispetto al passato, la scelta è decisamente più vasta e di conseguenza i cittadini scelgono di scommettere su quella che è ormai considerata la nuova frontiera tecnologica.

Oltre al problema dell’inquinamento, resta quello della congestione: dovremo continuare a vivere in coda?

Anche in questo caso esistono diverse soluzioni che potrebbero essere maggiormente sviluppate, come la formula del car sharing, ancora non largamente utilizzata ma che permetterebbe realmente di veder ridotto il numero delle vetture in strada. E’ poi necessario che anche gli stessi costruttori continuino a concepire prodotti rivolti a una mobilità sempre più cittadina, anche se oggi già esistono veicoli capaci di offrire dimensioni ed emissioni decisamente contenute e che tendono ad agevolare la fluidità del traffico. Infine è ovvio che bisogna puntare sullo sviluppo della mobilità pubblica, senza il quale è impensabile immaginare strade più libere e una maggiore facilità di spostamento in città.

 

(Claudio Perlini) 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori