MALPENSA VS LINATE/ Un piano che dà agli italiani il 2% del Pil e 200mila posti di lavoro

- Lanfranco Senn

Secondo LANFNRANCO SENN, la reticenza degli italiani a modificare la proprie abitudini sta comportando, nonostante le apparenze, svantaggi sul fronte economico e della qualità della vita

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Malpensa (Infophoto)

Il dibattito sul ridimensionamento di Linate e il rafforzamento di Malpensa è oggi impostato su opinioni, interessi e “punti di vista” soggettivi, con argomentazioni talvolta fondate su principi teorici e pregiudizi, spesso ideologici. Ci sono invece dati sul fatto che oggi puntare su due aeroporti con le caratteristiche di Malpensa e Linate sia oggettivamente impossibile.

Innanzitutto il bacino di utenza è molto simile: lo testimoniano i milanesi che usano già Malpensa – nonostante la sua presunta scomodità e distanza – che sono quasi tre volte tanti di quelli che partono da Linate (sarebbe interessante fare un’indagine per sapere quanti oppositori della concentrazione del traffico aereo a Malpensa ci sono effettivamente mai stati). In secondo luogo, per volare verso destinazioni intercontinentali – oggi sempre più importanti – si può farlo in due modi: o volando in via indiretta, da Linate attraverso altri hubs europei, oppure direttamente da Malpensa, soprattutto se si concentrasse su di essa un mercato per le compagnie aeree che a questo punto avrebbero interesse e convenienza a operare più voli per più destinazioni e da più origini.

Questa soluzione (“grande” Malpensa e “piccolo” Linate) favorirebbe le connessioni dirette con il mondo di Milano-Lombardia-Italia del Nord-Ovest e aumenterebbe significativamente  l’impatto economico e occupazionale dell’area: la prospettiva, realistica, di giungere a 40 milioni di passeggeri a Malpensa (ancora la metà di Londra e due terzi di quelli di Parigi e Francoforte) porterebbe più di 200.000 occupati  tra diretti, indiretti e indotti e un incremento di due punti di Pil (e sappiamo quanto ne abbiamo bisogno).

L’alternativa dello status quo (ma possibile che siamo così resistenti a cambiare le nostre abitudini e le nostre opinioni?) – quella della concorrenza di Linate a Malpensa – porterebbe invece vantaggi alle compagnie aeree che “catturano” passeggeri milanesi e lombardi per portarseli nei loro aeroporti: nel caso dei voli intercontinentali, generando un allungamento netto dei tempi di volo per i milanesi e lombardi pari al tempo della coincidenza (mediamente intorno alle due ore) – che assorbono ampiamente i 30-40 minuti risparmiati – dai soli milanesi – per andare a Malpensa rispetto a Linate. Nel caso dei voli diretti verso scali europei – ad esempio da Milano a Parigi,Londra e Francoforte – c’è un oggettivo ma assai limitato allungamento dei tempi di volo pari al trasferimento a Malpensa (dei soli milanesi), oggi peraltro sempre più contenuti per l’eccellente servizio del Malpensa Express.

Se facciamo dunque una valutazione sintetica dei vantaggi derivanti dal rafforzamento di Malpensa e dal ridimensionamento di Linate, possiamo quindi mettere in conto:

I vantaggi ambientali: nessun aeroporto è così vicino alla città come Linate. Arrivarci è comodo ma l’inquinamento alto;

 i vantaggi per chi vola con destinazioni (e provenienze) dirette intercontinentali;

I vantaggi per l’economia e l’occupazione lombarda, anche al netto delle conseguenze del ridimensionamento di Linate;

I vantaggi per le compagnie aeree (tutte), che guadagnerebbero dal concentrare la propria attività , con conseguente riduzione dei costi, prevalentemente su un solo aeroporto;

Gli svantaggi per le compagnie aeree straniere che non riuscirebbero più a trarre vantaggio per le economie dei loro paesi dall’irrazionale programmazione attuale degli aeroporti lombardi;

Gli svantaggi (circa 30-40 minuti a volo) per chi vola direttamente verso gli aeroporti europei serviti oggi da Linate.

Il bilancio difficilmente è favorevole a lasciare immutata la situazione attuale. Ci saranno oggettivamente costi di aggiustamento, ma è difficile immaginare che il Paese – e la sua capitale regionale ed economica – possano risollevarsi dalle difficoltà presenti se non mettendo mano strutturalmente alle attuali distorsioni e inefficienze. Il” bene comune” non si ottiene senza la rinuncia a piccoli privilegi, alle proprie abitudini e alle proprie miopi comodità.

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