DISAGIO PSICHICO/ L’esperto: in Europa è emergenza, il problema educativo dei bambini

In Europa il numero di coloro che si uccidono è maggiore di quanti muoiono in incidenti stradali, è emergenza educativa. Lo spiega in questa intervista GABRIELE CATANIA

08.06.2015 - La Redazione
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Immagine di archivio

“E’ veramente un’emergenza e chiudiamo gli occhi, fatto salvo che poi, tra coloro che ci vanno di mezzo ci sono i nostri figli”. E’ un fiume in piena il dottor Gabriele Catania, psicoterapeuta del Dipartimento di salute mentale dell’Ospedale Sacco di Milano. Il fatto è che la consapevolezza di quanto l’accudimento dei bambini nei primi anni di vita sia decisivo nel determinare il destino clinico degli adulti di domani è ancora troppo poco diffusa tra i genitori e tra le altre persone che se ne occupano.

I numeri dimostrano che l’emergenza è reale: in Europa la mortalità per suicidio è più elevata di quella per incidenti stradali, la depressione è la prima causa di malattia e gli esperti dicono che entro il 2030 le patologie psichiatriche saranno le più frequenti a livello mondiale. Inoltre, come se non bastasse, disinformazione e pregiudizio rendono questi disturbi difficili da riconoscere ed accettare se è vero che solo una persona su tre che ne soffre si cura.

Come si sa, i pregiudizi si combattono con informazioni scientifiche corrette, che però non vengono sufficientemente comunicate. Già nel 2008 l’Unicef, nella Report Card n.8, aveva segnalato il ritardo nella diffusione delle scoperte rivoluzionarie fatte negli ultimi trent’anni, su come l’esperienza di apprendimento modifichi i nostri neuroni.

Prove oggettive, osservabili attraverso esami strumentali, confermano il ruolo decisivo delle relazioni tra il bambino e le sue figure d’accudimento fin dalle primissime fasi della vita. Relazioni che possono determinare una vulnerabilità psicologica. Per questo l’Unicef esortava affinché le conoscenze acquisite dalla comunità scientifica fossero “rese note a politici, stampa e pubblico”. Parole importanti in un’epoca in cui sono diversi gli ambiti e le figure, oltre ai genitori, che si occupano dei bambini.

Per questo il dottor Catania con la sua associazione Amici della mente Onlus ha deciso di dischiudere i libri che contengono queste fondamentali conoscenze e renderle disponibili a mamme, papà, baby sitter, nonni, educatori in un corso – gratuito – che si terrà a Milano a partire dal 26 settembre.

Il corso dal titolo “Perché e come si devono amare i bambini” prevede interventi psico-educativi di personale specializzato con cui sarà possibile scambiare opinioni, esperienze e porre domande. Lo scopo, oltre che approfondire la conoscenza di questi temi, è imparare quali sono gli atteggiamenti e le modalità più consone per trattare i bambini. Le mamme, continua il dottor Catania, “potranno diventare i primi esperti capaci di diagnosticare eventuali problemi nella relazione con i loro bambini”.

Niente di meno scontato, assicura lo psicoterapeuta che, per far capire la portata di un’iniziativa del genere ha organizzato per dopodomani, 10 giugno, un convegno aperto al pubblico dal titolo “Neuroscienze e prevenzione nell’ambito della salute mentale”, che si terrà presso l’aula magna dell’ospedale Luigi Sacco alle ore 18.00. All’incontro interverranno esperti nel campo delle neuroscienze, della neuropsichiatria infantile, della psichiatria ed anche della tutela dei diritti dei bambini, grazie al contributo di un magistrato del Tribunale dei minori di Milano. Sarà presente anche l’editore Raffaello Cortina che molto ha pubblicato su questi temi.

Il dottor Catania non ha dubbi: il benessere dei nostri figli e della società del domani non può che passare da iniziative di questo tipo.

 

“Perché e come amare i bambini” è il titolo del corso che ha organizzato: perché c’è bisogno di mettere a tema una cosa così evidente?

Quella dei genitori non è affatto una funzione solo istintiva, ma viene soprattutto trasmessa culturalmente. Una mia paziente, che ha un figlio affetto da una forma seria di disagio psicologico (al punto che si ferisce da solo), aveva una madre che le diceva di non abbracciarlo mai e che se proprio non poteva farne a meno, di farlo mentre dormiva, in modo che non se ne accorgesse, altrimenti sarebbe cresciuto viziato. Si sa da più di cinquant’anni che il contatto tattile, insieme a tutta la stimolazione sensoriale, sono esperienze fondamentali per l’equilibrio psicologico dei bambini. Quando si aiuteranno i genitori a conoscere i comportamenti più utili alla crescita equilibrata dei loro figli?

 

Quali sono gli atteggiamenti che creano un cambiamento positivo nei bambini?

Un approccio veramente amorevole, non giudicante, comprensivo ma non giustificativo; cioè un approccio in cui il bambino viene incoraggiato amorevolmente a crescere, a fare il suo percorso. Questo produce unattaccamento funzionale, dove la mamma o la figura di riferimento diventa una presenza rassicurante e incoraggiante anche quando non c’è fisicamente.

 

Cosa c’è di nuovo in quello che proponete?

Noi non facciamo altro che proporre la teoria più sostenuta dalla comunità scientifica, quella dell’attaccamento, elaborata da John Bowlby nel 1965. La novità sta nel fatto che finalmente le scoperte delle neuroscienze non lasciano più dubbi sulla sua efficacia, spazzando via pregiudizi e scetticismo sugli effetti che certi atteggiamenti hanno sul benessere dei bambini. Insomma, non ci sono più scuse: bisogna diffondere queste conoscenze.

 

Cosa insegnerete al corso?

Come guardare e imparare a cogliere i segni che mandano i bambini, le loro motivazioni, i loro bisogni; come reagire a questi segnali, come utilizzare il contatto fisico, come condividere emozioni e sentimenti. In un parola, come instaurare un rapporto empatico fondato sull’ “amore a prescindere”, come diceva Eric Fromm. Un bambino che sente di non dover per forza dimostrare di meritare l’amore di chi lo ha messo al mondo è un bambino che cresce meglio, più sicuro di sé, più sereno e più capace di affrontare le difficoltà della vita.

 

Cosa risponde a chi considera questi principi “permissivisti” e quindi non educativi?

Bisogna imparare a leggere il comportamento umano in modo più profondo (per questo faremo il convegno e poi il corso). Il bambino si oppone alla figura genitoriale (si dice che “fa i capricci”) perché ha bisogno di cominciare a capire se può avere un’autonomia e se, nel caso in cui faccia qualcosa di diverso da quello che gli viene chiesto, la mamma continuerà a volergli bene. Dobbiamo capire che il compito più importante dei genitori è svezzare i figli infondendo loro sicurezza e fiducia. Privilegiare modalità punitive basate sulla critica non ha alcuna utilità.

 

Amare in modo totalmente gratuito però è di una personalità equilibrata, matura. Chi lo è? E poi comunque non lo si impara facendo un corso.

Le mamme e le altre figure che interagiscono con i bambini, non sono tutte risolte o mature e possono mettere in atto dei comportamenti disfunzionali. Il punto è proprio questo: adesso abbiamo ottime ragioni e ottimi strumenti per convincerle che niente è irrimediabile e che a qualunque età si può essere trasformati da esperienze di apprendimento utili come ha dimostrato la neuroscienza.

 

Cosa dicono le neuroscienze di così importante e trascurato?

Le neuroscienze ci dicono una cosa rivoluzionaria: che l’esperienza di apprendimento produce cambiamenti strutturali nei nostri neuroni che si imprimono profondamente nella nostra memoria. Nel 2000 uno psichiatra, Eric Kandel, ha ricevuto il Premio Nobel proprio per aver fatto questa scoperta che però, paradossalmente, è ancora troppo poco conosciuta anche tra gli addetti ai lavori.

 

“Registrare” conoscenze ed esperienze positive può cambiare stati mentali non sani, eppure molti ritengono inefficace la psicoterapia.

In una ricerca fatta negli Stati Uniti, a 45 pazienti adulti depressi hanno fatto una risonanza magnetica funzionale alle zone prefrontali della corteccia; dopo un periodo di psicoterapia senza farmaci, che ha prodotto miglioramenti significativi, la risonanza mostrava che quella zona del cervello era cambiata. Questo significa che l’esperienza di apprendimento come può danneggiare può anche sanare. Ed è un messaggio molto importante per le mamme perché significa che gli errori fatti con i propri bambini si possono rimediare. E’ davvero sconsolante vedere che le cure materne sono affidate a persone spesso preparate in maniera approssimativa. Adesso abbiamo persino le tate in televisione. 

 

Cosa insegnano che non va bene?

Ad esempio che bisogna lasciare piangere i bambini perché in questo modo impareranno a non piangere più. Ma se un bambino piange è perché ha un problema. E se non riceve risposte si adatta per forza. I bambini si adattano perfino a essere abusati dai pedofili. Per un bambino i genitori sono come Dio e farebbe qualunque cosa per non deluderli, anche subire degli abusi che non sa ben decodificare, ma capisce che son cose che non vanno bene.

 

Sempre convinto della positività ultima della natura umana?

Io non credo che qualcuno possa nascere pedofilo o assassino. Non ci credo e non ci crederò mai. Una persona disturbata è vittima di altre vittime. E penso anche che oggi con le neuroscienze questa cosa sia addirittura dimostrabile. Ma bisogna tornare a dare valore alle relazioni umane. L’empatia è la chiave di volta perché nel mondo molte meno persone soffrano di disturbi psicologici.

 

Infondo non occorre essere degli scienziati per capire certe cose, ma uomini profondi o geniali, infatti lei ha utilizzato a scopo terapeutico l’opera di Fabrizio De André 

E’ vero e suggerisco a tutti di considerare la sua opera perché De André nel suo ambito ha davvero lasciato una forte testimonianza, mostrando di sentire fortemente l’importanza per la vita personale e sociale di temi come l’amore a prescindere e l’empatia.

(Silvia Becciu) 

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