MILANO CHE CAMBIA/ Dialogo intorno a una metropoli che accoglie, crea e s’ingegna

Per Carmelo Ferraro la città di Milano è attesa da un futuro importante: con Expo 2015 la metropoli si è riscoperta ed è tornata a piacersi. Ora la sfida per una rinascita responsabile

28.07.2015 - Carmelo Ferraro
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Immagini di repertorio (Infophoto)

Milano è una città dalle grandi possibilità, con enormi risorse; definita dal New York Times la meta più importante del 2015. Negli ultimi anni è anche cresciuta la capacità di attrattiva di capitali globali dall’estero (francesi, cinesi, arabi, americani,ecc).
Ma é anche una città dove emerge di nuovo la voglia di stare insieme, di scoprire: si pensi ai recenti appuntamenti alla Darsena (dove eventi molto semplici hanno catalizzato migliaia di persone), si pensi anche a quanto succede ad Expo, dove tutte le sere sul Decumano si respira aria di festa popolare, con una prevalenza di presenza di  famiglie e giovani. La città di Expo è tornata a piacere, a milanesi e non. Milano è sempre stata un crocevia di storie, culture, interessi e affari: i Milanesi hanno potuto sintetizzare le diversità grazie a quell’istinto pratico e a quella operosità che li contraddistingue, costruendo giorno per giorno la convivenza civile partendo dalle due anime (che la  permeano da sempre) quella laica e quella religiosa. Il simbolo costante della città è il Duomo, voluto, finanziato e costruito dai milanesi, con operosità e fede; un’opera d’arte immensa, ma in continua evoluzione, ristrutturazione, e arricchimento, come la città. Milano é contaminazione di vari mondi: affari, ingegno e sociale, che qui hanno spesso trovato la sintesi: la capitale del pensiero creativo. Non a caso dai tempi dei romani Mediolanum è la “terra di mezzo”, un luogo di incontro, di passaggio. Milano rimane infatti una città che accoglie: immigrati, migranti, idee, religioni, imprese, arte, esposizioni internazionali, ecc.
La ricchezza di questa città sta proprio nel dare sempre possibilità e accoglienza, per chi si sa mettere in gioco ed è disponibile a fare il proprio pezzo di storia. Come diceva Gaber “i milanesi veri e innamorati di Milano sono tutti meticci”. Come in passato oggi più che mai Milano si sta trasformando, essenzialmente sotto l’impulso di due grandi fenomeni: la globalizzazione e la crisi economica. La natura internazionale delle attività dei milanesi, fa sì che la città abbia più di altre risentito dei cambiamenti indotti dalla globalizzazione e dai flussi migratori. La crisi economica però si è fatta sentire anche qui: tanti i negozi anche storici, le imprese, i professionisti che negli anni hanno dovuto chiudere. Ma la crisi è stata spesso occasione di cambiamento. La crisi, a Milano più che altrove, può essere ed è stata un’opportunità.
Per questo non ci si può accontentare: della mediocrità, di restare spettatori, di rimanere alla finestra solo per criticare.

Non si può trascurare in questo quadro, la manifestazione eccezionale che oggi coinvolge Milano in prima linea: EXPO. Possiamo dire che EXPO è stata l’occasione per ritrovare uno scatto di orgoglio, un nuovo impulso per riorganizzarsi e ripensare Milano nella dimensione del futuro, riscoprendo il senso di comunità e la voglia di aggregazione. Così come non si può non menzionare l’affermazione della sharing economy, la nuova economia della condivisione che nasce proprio sotto la spinta della riduzione delle risorse economiche, che a Milano ha dato vita a numerosi nuovi e apprezzati servizi. Il dialogo con amministratori, politici e parti sociali è un modo per indagare sia le mutazioni che attraversano Milano proiettandola in avanti, sia gli sforzi e le ricette già in atto per ritrovare slancio. E’ necessario capire di più in che direzione si sta andando, o meglio dove si vuole andare.
C’è un’idea di città? Possibilmente condivisa. Questa è una provocazione che riguarda tutti.
Parlo di questo alla vigilia della competizione elettorale, della grande partita per Milano. Consapevole però che questo non è argomento che si può esaurire nella campagna elettorale (anche perché sappiamo che fine fanno questi propositi).
L’argomento dell’idea di città dovrebbe essere condiviso e portato avanti sempre.
Troppo spesso la mancanza di una direzione di un progetto di città ha coinciso con assenza di responsabilità di tutti, amministratori e operatori economici e sociali. Questo perché una metropoli si sviluppa in relazione diretta con le esigenze della sua cittadinanza, nel dialogo costante tra popolazione e pubblica amministrazione, in questo si può riscoprire la direzione. La speranza è di incontrare persone che vogliono unire, condividere e assumersi responsabilità.?Abbiamo fiducia in una Milano migliore. Il desiderio di un futuro migliore è fortissimo, senza questo desiderio responsabile, non sentimentale, non c’è rinascita.
Non bisogna mancare di far sentire la voce per una città solidale, di possibilità, di libertà, di diritti e di doveri.
Dove ognuno possa dare il proprio contributo.

 

Introduzione di Carmelo Ferraro (Portavoce del Comitato Mimpegno) al dibattito del 15 luglio all’Urban Center, con Filippo Del Corno (Assessore Cultura Milano), Giulio Gallera (Sottosegretario Regione Lombardia), Guido Bardelli (Presidente CDO Milano) e Emiliano Novelli (Presidente Gruppo Giovani Assolombarda).

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