Morte Kobe Bryant/ Vanessa in tribunale: “Chiesi di non divulgare le foto dei resti”

- Claudio Franceschini

Morte Kobe Bryant: la moglie Vanessa, in tribunale per la causa contro la Contea per la divulgazione delle foto, ha ripercorso quel tragico giorno ricordandone alcuni momenti terribili.

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Kobe Bryant con la moglie Vanessa e le figlie allo Staples Center di Los Angeles (Foto LaPresse)

MORTE KOBE BRYANT, VANESSA TORNA SULLA TRAGEDIA

Vanessa Bryant è tornata a parlare di quel tragico 26 gennaio 2020: il giorno in cui Kobe Bryant trovò la morte per lo schianto di un elicottero, insieme ad altre 8 persone tra cui la tredicenne figlia Gianna (per tutti Gigi). L’occasione è stata la causa intentata nei confronti della Contea di Malibu: l’accusa, quella della divulgazione delle foto dell’incidente poche ore e giorni dopo il disastro, avvenuto sulle colline intorno a Los Angeles. Vanessa Bryant ricorda, di quel giorno, che fu lei in persona a chiedere ad Alex Villanueva (lo sceriffo della Contea) la massima privacy.

Disse che, se non fosse riuscita a riportare subito a casa il marito e la figlia, almeno si sarebbe dovuto impedire di scattare fotografie. Lo sceriffo diede la sua parola, ma le cose andarono diversamente: si sostiene ora che siano stati gli operatori del servizio di emergenza a scattare le foto, e questo è il motivo per cui l’accusa è mossa nei confronti della Contea. Vanessa ha anche detto che spetta al giudice stabilire se il risarcimento debba essere economico o meno.

Del giorno della tragedia, della morte di Kobe Bryant, Vanessa ha ricordato che quella mattina terribile ebbe la certezza dell’accaduto dai social: un collaboratore domestico l’aveva informata che cinque persone erano sopravvissute – non sarebbe stato così – e allora Vanessa si era immaginata il suo Kobe intento ad aiutare gli altri, tra cui Gianna. Ma poi le centinaia di messaggi l’avevano costretta ad accettare la tremenda verità.

Impossibilitata a recarsi sul luogo del disastro in elicottero (ricordiamo che le condizioni di volo erano scarse, e questo infatti le fu detto) la moglie di Kobe Bryant fu raggiunta da Rob Pelinka, General Manager dei Los Angeles Lakers ma ancor prima agente dello stesso Kobe. Con lui, Vanessa si era recata presso il comando di polizia di Malibu ma, prima che intervenisse lo sceriffo Villanueva, nessuno l’aveva trattata con particolare trasporto emotivo o anche solo comprensione. Quasi due anni dopo la morte di Kobe Bryant e della figlia Gianna, la tragedia è ancora viva nella mente di Vanessa Bryant che era già intervenuta nel corso dell’induzione del marito nella Hall of Fame della NBA.



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