Morte Luigi Tenco/ Duetto con Dalita e un suicidio avvolto nel mistero

- Carmine Massimo Balsamo

Luigi Tenco, com’è morto a Sanremo 1967? Un suicidio dalla dinamica ancora non chiara. Con Dalila si presentò al Festival con “Ciao amore, ciao”.

Luigi Tenco ciao amore ciao
Luigi Tenco

Sono trascorsi 53 anni dalla morte di Luigi Tenco, un suicidio a lungo avvolto nel mistero. Il cantautore di Cassine, esponente di punta della “scuola genovese”, è considerato uno dei grandi innovatori della musica leggera italiana ma è impossibile cancellare il dolore per la sua scomparsa improvvisa – a soli 28 anni – un estremo gesto che ha sconvolto il Festival di Sanremo del 1967. Nel 2006 è stata confermata l’ipotesi iniziale di suicidio, ma non sono mancate ricostruzioni alternative che mutano gli scenari del dramma. Tenco presentò alla 17esima edizione della kermesse canora il brano “Ciao amore ciao”, cantato insieme a Dalida e poi rimasto nella storia d’Italia. La canzone però non venne apprezzata dalle giurie del Festival e non fu ammessa alla serata finale, non riuscendo ad ottenere il pass neanche tramite il ripescaggio. Il suo corpo venne rinvenuto nella sua stanza all’hotel Savoy, la 219, da Dalida.

MORTE LUIGI TENCO, IL DRAMMA DEL FESTIVAL DI SANREMO 1967

Un proiettile aveva trapassato la testa di Luigi Tenco dalla tempia destra a quella sinistra: la perizia legale confermò l’ipotesi si suicidio, commesso con una “Walther PPK” calibro 7.65 acquistata l’anno precedente in un’armeria. Su un tavolino della stanza d’albergo venne rinvenuto un biglietto scritto a meno che recitava: «Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi». La perizia grafologica attribuì proprio a Luigi Tenco il biglietto, ma come dicevamo non sono mancate le teorie alternative, anche a causa delle deficienze nelle indagini, basti pensare alla rimozione ed al riposizionamento postumo. Molti amici e colleghi però hanno sempre creduto all’ipotesi del gesto estremo, basti pensare a Gino Paoli: «Io una mia idea l’ho sempre avuta. Luigi quella sera non era regolare, e l’abbiamo pensato tutti noi amici che lo conoscevamo bene. Anche l’esibizione al festival è stata assurda. Di solito Luigi era intonato, quadrato, quello che vedemmo cantare non era lui, era come se avesse preso delle cose».



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