FIAT/ Ecco perché Marchionne non può vendere Pomigliano a Volkswagen

- int. Aldo Enrietti

In questo momento, spiega ALDO ENRIETTI, lo stabilimento è centrale per il piano industriale di Fiat, volto al rilancio delle auto di gamma alta. La visita dei tedeschi era di pura cortesia

OK_Operai_Fiat_PomiglianoR439 Lo stabilimento di Pomigliano (Infophoto)

Per gli operai dello stabilimento di Pomigliano è indubbiamente un motivo di orgoglio, ma anche di preoccupazione: oggi, lavoreranno monitorati dai tecnici della Volkswagen, in visita presso l’azienda concorrente per prendere visione dell’impiantistica Fiat. A quanto è stato riportato da alcune fonti sindacali, della comitiva fanno parte alcuni tra i responsabili di produzione della Up e dell’Audi Q7, un direttore di stabilimento, responsabili dell’analisi di lavoro, e diversi capi unità. Ebbene, si può di certo esser fieri di aver suscitato l’attenzione dei tedeschi. Ma non saranno gli stessi tedeschi cui Fiat è intenzionata a vendere lo stabilimento? Qualche settimana fa era circolata la voce secondo la quale l’Audi, controllata da Volkswagen, fosse in trattativa per acquistare l’Alfa Romeo (controllata da Fiat) e, per l’appunto, lo stabilimento di Pomigliano. Secondo Aldo Enrietti, docente di Economia Industriale presso la Facoltà di Scienze Politiche di Torino, si tratta solamente di voci. 

Da cosa dipende la visita della Volkswagen a Pomigliano?

L’interesse è decisamente più limitato di quanto si pensi. Pomigliano l’anno scorso, proprio in Germania, ha ricevuto il prestigioso premio “Automotive Lean Production 2012”, che ha sancito come si tratti di un impianto modello, appartenente alla nuova generazione, così come quello dell’ex Bertone di Grugliasco. E’ normale, quindi, che i concorrenti decidano di vistarlo. Si tratta di operazioni che avvengono abitualmente. D’altra parte, non c’è da stupirsi se questo emerge sui media come informazione riservata.

Perché Fiat dovrebbe consentire operazioni di questo tipo alla concorrenza?

Nel settore automobilistico è prassi. In Fiat, chi si occupa di organizzazione, passa parte del proprio tempo, ad esempio, in Giappone. Ovviamente, nulla viene riferito rispetto al tipo di progettazioni o ai segreti delle componenti tecnologiche; d’altro canto, che i tedeschi vengano in Italia, e riconoscano che lo stabilimento è apprezzato, studiato e imitato, per Fiat è un motivo di vanto da esibire.

Cos’ha di tanto speciale Pomigliano?

Anzitutto, è stato progettato ex novo sulla base della World Class Manufacturing, uno  standard di organizzazione internazionale che consta di vari livelli. Lo stabilimento campano ha raggiunto quello massimo. Inoltre, Pomigliano è stata al centro dell’attenzione perché da lì è partita l’offensiva Fiat volta a ridisegnare i contratti di lavoro. Insomma, accanto all’aspetto organizzativo si è affiancato un nuovo modello di gestione delle relazioni industriali.

Escluderebbe, quindi, l’ipotesi di vendita?

Al momento, assolutamente sì. Marchionne e la Fiat hanno compiuto una serie di passaggi finalizzati a puntare tutto sui modelli di gamma alta, come l’Alfa Romeo e la Maserati; vendere lo stabilimento in cui viene prodotta una delle due, porrebbe dei problemi evidenti. Per carità, può darsi che l’opzione si riveli un flop. Ma disfarsi di Pomigliano non avrebbe alcun senso in questa fase.

 

Più in generale, potrebbe aver senso, per Fiat, cedere temporaneamente alcuni stabilimenti in cui la produzione è ferma?

E’ un’ipotesi allo studio. Misure di questo genere non sono possibili e sono già stata assunte in certi casi. Tuttavia, dubito che possa avvenire qualcosa del genere in questo momento.

 

Perché?

Fiat ha definito un piano industriale di rilancio del marchio in Europa e difficilmente l’opzione può contemplare la cessione, seppur temporanea, di uno dei suoi stabilimenti. A meno che questo non rappresenti l’evoluzione dell’accordo con Mazda, con la quale sta realizzando la nuova Duetto.

  

(Paolo Nessi)





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