PEUGEOT-OPEL/ Quel che non torna nell’ultimo matrimonio dell’auto

- Franco Oppedisano

Psa, che controlla i marchi Peugeot, Citroen e Ds, ha annunciato di aver raggiunto un accordo per acquisire Opel e Vauxhall da General Motors. Il commento di FRANCO OPPEDISANO

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LaPresse

Il matrimonio che tutti volevano si farà, ma non è proprio il matrimonio del secolo. Psa, l’azienda francese che controlla i marchi Peugeot, Citroen e Ds, ha annunciato di aver raggiunto un accordo per acquisire la tedesca Opel e l’inglese Vauxhall da General Motors. I francesi, che hanno tra i propri soci oltre alla famiglia Peugeot anche lo Stato transalpino e i cinesi di Dongfeng Motor Corporation, pagheranno 1,3 milioni di euro per la parte industriale e 900 milioni per la finanziaria di Opel che verrà comprata in società con Bnp Paribas. Nasce un nuovo gruppo che ha 28 insediamenti produttivi (18 di Psa e dieci di Opel-Vauxhall), più di 200 mila dipendenti (172 mila di Psa e 35 mila di Opel-Vauxhall) e vende un totale di 4 milioni di auto (poco più di tre milioni Psa e circa un milione Opel Vauxhall). I francesi con i cinque marchi diventeranno il secondo produttore europeo dopo il gruppo Volkswagen e controlleranno circa il 16% del mercato continentale, un terzo in meno del leader tedesco. 

Psa scalza dalla seconda posizione i cugini di Renault e questo, a prima vista, sembra l’unico vero plus dell’operazione. Tavares, il numero uno di Psa, forte del fatto di aver riportato in utile nel 2016 una società che aveva rischiato di portare i libri in tribunale quattro anni prima, mette sul tavolo tutto il suo prestigio, parla di risparmi e di margini operativi del 2% entro 3 anni e del 6% entro il 2026. Ma a volte uno più uno non fa due, ma molto meno e questo a noi pare uno di questi casi, perché è difficile vedere grandi vantaggi in questa operazione. Psa comprando Opel-Vauxhall compra un gemello più piccolo: tutti e cinque i marchi fanno più o meno le stesse auto, operano negli stessi mercati, con gli stessi prezzi e le stesse tecnologie. Certo, ci saranno dei risparmi quando potranno mettere in comune gli acquisti e le piattaforme, ma non saranno superiori a quelli garantiti dai modelli che Opel e Psa progettavano e costruivano insieme già da qualche anno. 

Opel, poi, vende soltanto in Europa e il Vecchio continente è ancora il mercato principale dei modelli di Peugeot e Citroen. L’acquisizione crea un costruttore che è legato a filo doppio con l’andamento di un mercato difficile che ora sta andando bene, ma che potrebbe entrare in crisi come è già è accaduto in passato. Poi, se escludiamo il marchio Ds che, dopo il successo iniziale sta affrontando un vistoso calo delle vendite nella gamma attuale, non ci sono modelli premium e quindi tutti i modelli del nuovo “campione europeo” si troveranno a “combattere” in un segmento nel quale i margini di guadagno sono risicati. Nessun vantaggio commerciale, dunque, e a ben vedere per i prossimi anni neanche un vantaggio produttivo perché i vertici di Psa e di Gm hanno dovuto assicurare il mantenimento dei livelli occupazionali in Germania e in Inghilterra.

A ben guardare anche per General Motors la vendita di Opel-Vauxhall non sembra una mossa azzeccatissima. Il costruttore americano cade proprio sul filo di lana dopo una rincorsa lunga una dozzina d’anni. Vende, rinuncia, dopo che nel 2016 stava per chiudere in attivo i conti e non è riuscita a farlo solo per il calo della sterlina dopo il referendum sulla Brexit. Ha senso, dopo aver accumulato 9 miliardi di perdite in otto anni, vendere un’attività che stava per tornare in utile? Per uno dei grandi player mondiali del settore automotive ha senso uscire da un mercato come quello europeo che non è grande come quello cinese, ma è comunque il terzo nel mondo? Basta sbandierare il motto “meno globali, ma con più profitti”? A noi pare di no.

Forse ci manca un pezzo del racconto o la vendita di Opel è solo il primo passo di un’operazione già complessa che vedremo nei prossimi mesi o anni. Ma è difficile capire a che tipo di strategia risponda un’operazione di decluttering, in un mondo che gioca sulle economie di scala e la concentrazione degli investimenti in ricerca. Più di uno ha detto che Gm si libera di Opel per poter “sposare” Fca. Ma se questo è nei piani degli americani (e non è detto), non ce n’era affatto bisogno. Anzi, la presenza di Opel avrebbe potuto anche rappresentare un vantaggio sul piano produttivo.

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