MOVE TO MEET/ 1. Marinali (Art): così aiuteremo il mercato dei trasporti e della mobilità

- int. Barbara Marinali

Al Meeting di Rimini quest’anno si parlerà molto anche di mobilità, grazie a Move to Meet. Sarà presente anche BARBARA MARINALI dell’Autorità di regolazione dei trasporti

Marinali_Barbara_giusta
Barbara Marinali

Come di consueto a fine agosto, più precisamente dal 19 al 25, presso la Fiera di Rimini si terrà la trentanovesima edizione del Meeting. Quest’anno il filo rosso dell’evento è “Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice”. Come riporta il comunicato stampa relativo all’evento, “una delle grandi novità del Meeting 2018, che intende rispondere all’esigenza di un contatto più diretto tra visitatori e relatori, sarà la presenza di Aree tematiche, per approfondire il dialogo su questioni urgenti del nostro tempo, unendo il parlato – anche in forme innovative – alle esposizioni e coinvolgendo istituzioni e imprese, e di Spazi. Più che semplici mostre, più che normali convegni, gli Spazi del Meeting 2018 saranno luoghi di incontro in cui declinare il tema del Meeting su aspetti della cultura contemporanea. Per ogni area e ogni spazio sarà attiva un’arena da 150 a 300 posti in cui poter appunto interagire più efficacemente”. Una di queste aree tematiche sarà riservata al tema della mobilità. Nei giorni di fiera l’area “Move to meet” proporrà diversi incontri a tema. Uno degli ospiti presenti sarà Barbara Marinali, consigliere dell’Autorità di regolazione trasporti, che abbiamo intervistato.

Qual è il ruolo dell’Autorità di regolazione dei trasporti?

L’Autorità di regolazione trasporti (Art) interpreta il modello di regolazione economica dei mercati ex ante che, in quanto indipendente dal Governo e dalle imprese regolate, è garante della trasparenza (così come della separazione) delle funzioni del concedente e del gestore da quelle del regolatore. Solo questa separazione conferisce, infatti, stabilità e prevedibilità alla regolazione e garantisce utenti, nuovi entranti e investitori. La nostra è una regolazione che incentiva lo sfruttamento delle economie di scala e le integrazioni intermodali, favorisce l’innovazione tecnologica e lo sviluppo dei mercati, è essenziale per un migliore utilizzo delle risorse pubbliche impiegate.

Non era sufficiente una funzione di controllo da parte del ministero dei Trasporti o dell’Antitrust?

L’Autorità anticipa i problemi e le modifiche strutturali dei mercati, sia dal lato della domanda che da quello della offerta. Al centro del sistema dei trasporti pone la persona e i suoi bisogni di mobilità multimodale, la partita di merce e la catena logistica che ne gestisce gli spostamenti scandendone i tempi. Agiamo nel convincimento che questa sia la strada per aumentare la produttività della nostra economia e creare valore e crescita.

Lei ha una profonda conoscenza della Pubblica amministrazione, dopo aver ricoperto numerosi incarichi apicali sia al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sia al Cipe. Il momento storico che stiamo vivendo non riserva un giudizio particolarmente positivo ai funzionari e dirigenti della Pa. Per quale ragione, a suo parere? 

Il giudizio critico sui burocrati è molto datato e non si può quindi ricondurre solo a questo momento storico, anzi. Quanto alle ragioni tenterò di non dare una risposta evasiva e soprattutto eviterò di ributtare la palla nel campo della politica (che ha comunque le sue colpe). I dirigenti hanno inevitabilmente delle grandi responsabilità: sono loro a dover gestire il personale, ad assegnare gli obiettivi, a controllarlo e a valutarlo. Lavorano però in carenza di organico e di risorse economiche; e motivare il proprio personale in queste condizioni non è semplice. Mi consenta un paragone ardito ma spero efficace.

Prego.

possiamo dire che combattono “una guerra di trincea”, spesso in condizioni quasi proibitive. Per questo la politica dovrebbe rilanciare e valorizzare la dirigenza pubblica. La mia personale esperienza comunque è che con il proprio esempio, con il proprio attaccamento alla causa pubblica, con il proprio entusiasmo si può ottenere un ottimo coinvolgimento dei collaboratori anche in carenza di altre leve. Mi piacerebbe assistere a un forte e rapido recupero di credibilità della buona amministrazione che è la parte assolutamente prevalente e che, mi creda, se sostenuta può contribuire ad eliminare quella “cattiva”.

Come?

Il Ministro Toninelli, per fare un esempio concreto, ha dato ampia fiducia ai funzionari pubblici selezionando per i ruoli apicali di Capo Dipartimento (per i quali avrebbe ben potuto far ricorso a persone esterne) due dirigenti donne (ci tengo a dirlo) della Pa con grande esperienza e competenza. Anche per i ruoli di vice Capo Gabinetto ha confermato due ottime dirigenti dei ruoli del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Lei potrebbe obiettare che i miei giudizi sono benevolmente viziati dal fatto che si tratta in sostanza di quattro colleghe, ma le assicuro che sono persona nota per un’indiscussa rude schiettezza.

Mi sembra di capire che c’è qualcosa che non la soddisfa…

La Pubblica amministrazione, sebbene impoverita dalla mancanza di ricambio generazionale adeguato e da anni di campagne demolitorie, è ancora luogo di eccellenze ed è in grado di far funzionare la macchina con le priorità e alla velocità e che questo governo vorrà imprimere e ciò proprio grazie alle persone capaci che ci lavorano. Colpire tutti significa deprimere maggiormente proprio le persone migliori, quelle che hanno resistito sin qui a ogni attacco, proprio grazie al forte senso di appartenenza alle Istituzioni. Proporrei quindi alla politica di utilizzare lo stesso metodo che vale per tutto il resto: selezionare i migliori e dargli fiducia. Se la macchina pubblica non gira alla grande, il Paese non può ripartire alla velocità auspicata.

Nei prossimi due decenni si stima che la maggior parte dei funzionari e dirigenti della Pa andranno in pensione e il nostro Paese si troverà a dover gestire un ricambio generazionale particolarmente delicato. Che azioni ritiene che siano indispensabili per essere “pronti”?

Come le accennavo, il problema del mancato ricambio generazionale è molto serio. Mancano soprattutto figure tecniche e occorrerà avviare nuovi concorsi. Sarà necessario anche ripensare le strutture in modo più snello e soprattutto interconnesso tra loro in linea con una revisione e una semplificazione dei procedimenti amministrativi oggi parcellizzati in una miriade di sub procedimenti. Anche qui va perseguita l’efficienza, con metodo e sistematicità. Occorre ridisegnare i processi. Certo per fare questo ci vuole qualche momento di discontinuità poiché l’amministrazione, per istinto di conservazione, tende a essere affezionata alle regole di funzionamento che conosce e che spesso ha contribuito a scrivere. Ma credo siano maturi i tempi per un cambiamento convinto e condiviso.

Il settore dei trasporti è caratterizzato da una profonda vivacità e una spiccata capacità di innovazione, sia di prodotto che di servizio. Assistiamo a un cambiamento culturale, di concezione dei trasporti e della mobilità. Che cosa ne pensa?

L’integrazione dei sistemi economici e dei mercati genera un crescente bisogno di mobilità delle merci e delle persone. L’innovazione tecnologica sta trasformando il settore in un’industria di servizi integrati. Il grado di efficienza dei sistemi di mobilità è diventato l’indicatore chiave dello sviluppo di un Paese e delle sue infrastrutture, nonché della sua capacità competitiva sui mercati globali, ivi compresi quelli dei capitali. Grazie alle nuove tecnologie è in atto, quindi, un cambiamento che mette alla prova la capacità di innovazione dei sistemi di trasporto. Nella visione dell’Autorità, occorre incentivare lo sfruttamento delle economie di scala, l’innovazione tecnologica e lo sviluppo di mercati competitivi che premino più la propensione al rischio che la difesa delle rendite. Occorre poi promuovere l’offerta dei servizi a condizioni commerciali e in concorrenza.

Perché?

Ciò stimola la crescita del mercato e il valore delle imprese che vi operano e degli asset impiegati. Bisogna anche promuovere l’efficienza dei servizi soggetti a obblighi di servizio pubblico e il miglior uso della capacità delle infrastrutture. Il regolatore indipendente non ostacola le scelte politiche; le rende, bensì, misurabili e confrontabili con possibili alternative attraverso atti che sono il frutto di procedimenti partecipativi, trasparenti e adottati all’esito di una apposita valutazione di impatto. Né il regolatore indipendente interferisce con l’alternativa tra la concorrenza nel mercato e per il mercato. D’altra parte, laddove si osservi l’assenza di meccanismi concorrenziali all’interno di un mercato per motivi strutturali, la concorrenza per confronto consente di indicare alle imprese obiettivi di efficienza da raggiungere.

Non le sembra che vi sia una mancanza di omogeneità dei regolamenti e delle norme in alcuni dei servizi innovativi di mobilità? Il car sharing, così come il bike sharing infatti vengono gestiti e offerti con caratteristiche spesso molto differenti nei numerosi comuni italiani. Ritiene sia necessaria un’armonizzazione?

Il tema andrebbe posto non solo con riferimento alle piattaforme per la condivisione in “sharing” di mezzi di trasporto, ma, più correttamente, a livello di sistema, perché il cambiamento in atto poggia su tecnologie globali e ha natura irreversibile; occorre, quindi, che anche la regolazione di settore ne colga pienamente la portata applicando metodi di natura altrettanto sistemica. Vanno poi distinte due tipi di piattaforme digitali: quelle che dipendono da operatori del trasporto e quelle indipendenti.

Perché questa distinzione?

La prima generazione ha finora offerto servizi embrionali, mettendo ad esempio on-line gli orari dei treni e rimandando al sito dell’operatore di trasporto per acquistare il biglietto; ma in campo cominciano a scendere i colossi del web, a partire da Google. Per consentire alle piattaforme di fornire servizi operativi dobbiamo garantire loro l’accesso ai dati dei singoli operatori di trasporto che, viceversa, tendono a difenderne un uso esclusivo. Dobbiamo inoltre passare da una misurazione dei costi nel sistema ferroviario dal treno-chilometro al posto-chilometro, come già avviene nell’industria del trasporto aereo. La soluzione di alcune imprese di trasporto ferroviario di vendere i biglietti in chiave di integrazione con quelli di altri operatori, non consente in sé di rendere indipendente chi vende il biglietto da chi fornisce il servizio. L’indipendenza, infatti, è un punto chiave perché il vero business non è commercializzare servizi già esistenti, ma produrre servizi e prodotti multimodali propri. Dinanzi alle trasformazioni strutturali dell’offerta, la piena indipendenza dei gestori delle infrastrutture assume decisiva valenza strategica. L’ingresso di nuove imprese nei mercati dei servizi di mobilità non è più necessariamente condizionato dall’accesso a infrastrutture fisiche di trasporto.

E da cosa dipende allora?

È sempre più condizionato dalla disponibilità, accessibilità e possibilità d’uso di dati strutturati sui comportamenti dei passeggeri e i movimenti delle merci. Per far fronte a temi complessi come questi, la regolazione economica dell’Autorità vuole essere intelligibile, non afflittiva e incentivante di comportamenti virtuosi. Inoltre, intende essere proporzionata e limitarsi agli interventi necessari a estrarre qualità e convenienza dai servizi di trasporto e a favorire i cambiamenti indotti dall’innovazione tecnologica.

(Francesco Davide Zaza)



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori